• Lo stralcio del ddl concorrenza: le lobby contro le professioni

     

    Al Convegno di Lucca del 1 ottobre 2015 organizzato dal locale Consiglio notarile a margine della “Giornata delle professioni, il notaio d’Ambrosio ha svolto la sua relazione qui di seguito trascritta:

    Coloro che credono di poter distruggere le libere professioni in Italia si sbagliano di grosso.
    Da quando l’uomo esiste ha sempre avuto bisogno, per il progresso della sua civiltà, per la realizzazione dei suoi obiettivi particolari sociali, e generali di competenze specifiche nei diversi settori.
    Da quando l’uomo esiste si è reso conto che non tutti sono in grado di avere competenze, capacità, cognizioni scientifiche, umanistiche, giuridiche, di livello superiore.
    Qualcuno ha inventato la ruota, qualcuno ha scoperto l’importanza del fuoco, qualcuno ha capito come difendersi dalle fiere attraverso le palafitte, è stato necessario chiedere a degli architetti come costruire le piramidi, agli ingegneri come fabbricare una strada, un ponte, un monumento. Tutti liberi professionisti!
    Il nostro Rinascimento è stato il rinascimento dei liberi professionisti, cioè di coloro che, per qualità naturale e per studio specifico erano in grado di offrire all’umanità qualcosa che non tutti potevano offrire.
    Ed col tempo l’umanità si è resa conto che il singolo uomo non può eccellere contemporaneamente in tutti i campi dello scibile. Leonardo da Vinci era certamente un grande costruttore di fortificazioni, un ingegnere aeronautico, un grande pittore, ma non aveva cognizioni in altri settori e doveva, anche lui, rivolgersi ad altri.
    Questo è il nucleo essenziale della libera professione: l’esistenza di soggetti con particolare qualificazione dello scibile umano che offrono la loro intelligenza, i loro anni di studio, al resto dell’umanità, per dare la possibilità a chi non è capace, di costruirsi una casa, di guarire dalle malattie, di difendersi di fronte a un Tribunale.
    Queste necessità sono ineliminabili nella società umana, e sempre si avrà bisogno di qualcuno che possa essere in grado di aiutarci, laddove noi non siamo in grado di fare da soli. Così sarà, sempre, anche per il futuro, specie per un futuro di una società che, avanzata tecnologicamente, richiede una massa di cognizioni, di capacità e di competenze che certo nelle epoche passate si era ben lontani dall’immaginare.

    Le professioni protette

    Le comunità si sono rese conto, a un certo punto, che occorreva distinguere tra gli uomini di scienza e i ciarlatani, tra il medico e lo stregone, tra colui che le capacità le vantava solo e colui che invece poteva aiutare la società a costruire il suo futuro.
    Ecco perché nella nostra civiltà si è fatto luogo a un sistema di protezione della capacità professionale.
    Non protezione di una “casta”, non protezione di privilegi, ma protezione del cittadino, perché è interesse di tutti, e non solo di chi si rivolge al professionista, che il professionista sia in grado di dare un apporto culturale che non scenda al di sotto di standard minimi.
    È interesse di tutta la comunità che il palazzo sia costruito da un vero ingegnere o da un vero geometra, perché altrimenti, se crolla, non è solo un danno per il committente che ha speso vanamente i suoi soldi, ma è un danno per gli innocenti, che vengono travolti, è una ferita per l’intera società. È interesse di tutti che il medico guarisca, e non faccia morire il paziente, è interesse di tutti che l’avvocato difenda e non porti alla rovina il suo cliente, è interesse di tutti che i contratti siano stabili e sicuri e non diano origini a lotte e a sopraffazioni del più forte nei confronti del più debole.
    Ecco quindi che gli ordinamenti statali, mano a mano che si sono evoluti hanno regolamentato e organizzato coloro che si reputavano in grado di dare questo contributo di speciale cultura al resto dei cittadini, dividendo gli apporti in base a settori ben determinati, perché chi studia medicina non può contemporaneamente essere in grado di costruire un palazzo, e chi misura i campi non è in grado di assicurare ai cittadini la certezza di un accordo giuridico stabile e duraturo.
    Tutto ciò per dirvi che le libere professioni, essendo nate da un’esigenza primaria dell’uomo, rimarranno sempre, nonostante i tentativi di loro ridimensionamento se non anche di distruzione a cui ora stiamo assistendo.

    Il sistema organizzativo

    Lo Stato ha ritenuto di dividere il meccanismo di protezione del cittadino in due distinti momenti. Quello prodromico, obbligando il cittadino che ritiene di poter dare un apporto superiore in termini intellettuali ad affrontare necessariamente un corso di studi, e a superare esami e controlli della pubblica autorità, miranti tutti a verificare se il soggetto è veramente in grado di assicurare ai consociati almeno un minimo di capacità professionale sotto il quale il suo apporto diventerebbe pericoloso per la società intera. I corsi di studio, i titoli abilitativi, gli esami e i concorsi sono tutti volti a questa finalità prodromica, e cioè a impedire che si infilino tra i professionisti i ciarlatani, magari abilissimi a farsi credere esperti, ma poi destinati solo a combinare danni per i loro committenti e per l’organizzazione sociale tutta.
    Il secondo sistema di protezione è stato elaborato dallo Stato nello svolgimento successivo della professione. Le responsabilità disciplinari, penali, civili, valutate dagli organismi competenti, primo tra tutti i Consigli degli ordini e dei collegi, servono a verificare che non si sia infiltrato qualcuno che sia riuscito a passare il vaglio prodromico, e che tutti rimangano nella situazione di poter continuare a dare al cittadino quell’apporto minimo che la società richiede.
    Ecco il significato di tutti i controlli, ecco il significato della elaborazione di un sistema professionale, come è il nostro, come è in tutte le società civili del mondo.

    Internet

    Ora le libere professioni si trovano a dover sostenere un attacco massiccio dall’esterno proveniente da diverse direzioni.
    Ci sono coloro che scalpitano per le regole che il professionista qualificato impone loro.
    Quanto sarebbe comodo costruire un palazzo risparmiando sui costi di costruzione in modo da rivenderlo con un maggior profitto! Poi se crolla, peggio per quelli che si trovano dentro, e per i malcapitati passanti.
    Come sarebbe comodo farsi operare dal vicino di casa che farebbe risparmiare sulla sala operatoria, sul costo degli strumenti, sulla anestesia!
    Come sarebbe comodo difendersi in giudizio da soli senza assoggettarsi al rispetto delle regole e facendo valere la ragione del più forte!
    Come sarebbe comodo scriversi i contratti di compravendita da soli, gabbando, con un colpo solo, lo Stato, la controparte, e i terzi!
    In tutto questo gioca, a mio avviso, un ruolo importante la diffusione delle notizie via Internet. Secondo l’opinione di molti stare al computer per una mezz’oretta è molto più proficuo che rivolgersi a un ingegnere, che, evidentemente, ha studiato per decenni solo per perdere tempo e rubarci quattrini. La diffusione delle notizie, grande successo del mondo dell’informazione odierno, viene spesso utilizzata superficialmente, fornendo l’impressione che svolgere una libera professione sia una bazzecola che tutti possono fare. E più l’internauta è privo di conoscenze specifiche, più si illude di poter apprendere con una navigata pomeridiana come si deve comportare in giudizio di fronte ai Tribunali, come costruire la sua casa, come stipulare un atto notarile, e così via.
    E nel momento in cui l’internauta si crede, dopo un pomeriggio di navigazione, soggetto espertissimo nello scibile umano, ne esce con la convinzione che le libere professioni siano inutili, che lo studio di anni e anni della materia sia solo una finta, una giustificazione per entrare in una “casta” privilegiata, costruita apposta col solo scopo di estorcendogli danaro.
    Quando tutto è semplice, e tutti possono fare contemporaneamente tutto, è ovvio che la conseguenza è proprio questa, e cioè l’inutilità nella società dell’esistenza di qualcuno che si sia applicato a studiare materie per anni e anni, per le quali, in realtà, secondo l’internauta, bastano poche ore di navigazione.
    Il contrasto alle libere professioni, anche se nasce dai poteri forti, da coloro che non vogliono regole e non vogliono essere assoggettati a controlli, trova il suo fertile terreno nella dabbenaggine delle persone più semplici, a cui si fa credere di poter fare a meno di pagare un “obolo” ai detentori del potere della “casta”.

    Il compito ineliminabile dello Stato

    Lo Stato non può non continuare a “proteggere” le libere professioni perché la “protezione” delle libere professioni è la “protezione” del cittadino, dell’ordinato svolgimento della vita sociale in mancanza del quale i palazzi crollano, i malati muoiono, la giustizia (già barcollante) soccombe definitivamente e i proprietari degli immobili saranno solo quelli che con la forza riusciranno a tenere il possesso dei beni sul campo, camminando avanti e indietro con la lupara alle spalle. Un ritorno al Medioevo, in cui la proprietà dei beni era del signore che, acquartierato nel suo castello, riusciva a mantenere la sua potestà su un determinato territorio.
    Spiace constatare che questi concetti elementari che vado ora svolgendo cominciano ad essere negletti anche dai reggitori della cosa pubblica. Assistiamo al fenomeno della salita ai gradini più alti dell’amministrazione e della politica di personaggi di assoluta impreparazione, di bassissimo livello culturale, che quindi riecheggiano nei loro alti scranni proprio quell’ignoranza che abbiamo visto in precedenza serpeggiare tra le persone meno acculturate.
    Sicché il rischio per il paese è enorme, l’ignoranza di coloro che non sanno perché mai debba sussistere una regolamentazione dei professionisti può fare danni gravissimi, e incidere fortemente sullo sviluppo economico e sociale del paese.
    Se non sanno neppure i nostri governanti perché mai dovrebbero tutelare le libere professioni, il crollo del nostro paese è vicino.
    Naturalmente io insisto con il mio ottimismo, perché, nel momento del crollo, ci sarà qualcuno che si renderà conto dell’importanza per il tessuto sociale di un paese moderno della presenza di liberi professionisti preparati ed esperti ciascuno nel proprio settore. Ma la preoccupazione rimane, perché c’è il rischio che si accorgano dell’importanza che il progetto per la costruzione di un edificio sia fatto bene, secondo regole tecniche e scientifiche rigorose, solo quando i palazzi cominciano a crollare uno dopo l’altro.

    Il notariato

    Tutto questo è quello che è successo recentemente con l’attacco alla professione notarile.
    Attacco che tutte le persone più accorte hanno chiaramente inteso come attacco a tutte le libere professioni, perché la metodologia dell’attacco alla professione notarile ricalca questi drammatici presupposti che vi ho or ora tratteggiato.
    Certo, ci sono varie teorie sui motivi sottostanti al tentativo di distruzione della professione notarile che il Presidente del Consiglio aveva pianificato attraverso il ddl concorrenza.
    C’è la teoria del consenso secondo la quale i politici, accortisi che i notai, nella loro qualità di esattori delle imposte, non sono certo simpatici alla cittadinanza, hanno voluto vellicare i sentimenti antinotarili per acquistare un consenso che altrimenti stanno perdendo.
    C’è la teoria c.d. bolscevica, in base alla quale i notai, così come anche gli imprenditori, sono nemici del popolo in quanto il rastrellamento di ingenti somme di danaro nei confronti della cittadinanza da l’idea, sbagliata, dell’arricchimento di una sanguisuga nei confronti del povero inerme.
    C’è la teoria geopolitica, in base alla quale le norme del ddl concorrenza sono state ordinate dall’estero, a seguito di una strategia di largo raggio che tende a far sì che un giorno, nel nostro paese, per risolvere una causa al Tribunale di Padova occorra fare riferimento alle sentenze della Corte Suprema del Wisconsin, piuttosto che non alla nostra Corte di Cassazione.
    Ma certamente, indipendentemente dall’una o l’altra motivazione, che ben possono coesistere contemporaneamente, nel sottofondo c’è una completa, totale, abissale, ignoranza di molti tra i nostri governanti su che cosa fa esattamente il notaio. Ed è questa ignoranza che ha permesso al nostro Presidente del Consiglio a dichiarare in una conferenza stampa col suo solito sorriso che “non c’è niente di male ad andare un po’ meno dal notaio”.
    Ignoranza che, ripetiamo, se è comprensibile in un certo qual senso in quegli strati della popolazione meno acculturati è assolutamente ingiustificata, ingiustificabile, anzi fortemente colpevole, in coloro che al momento della loro candidatura hanno dichiarato di avere la capacità di governare il paese e la cosa pubblica.

    Il ruolo del notaio

    Ma se l’ignoranza dei nostri reggitori nei confronti del professionista è il fattore comune che danneggia tutte le libere professioni, nei confronti specifici della professione notarile questa ignoranza ci ha fatto correre il rischio di un disastro gravissimo per la nostra economia.
    Il notaio è un professionista preparato nella sua specifica materia, come tutti gli altri, e non svolge affatto una professione che è tranquillamente fungibile da una mezz’ora di navigazione su Internet o dalla veloce consultazione di un formulario, come non è fungibile la professione medica consultando rapidamente l’elenco delle medicine o il “manuale del piccolo medico”.
    Ma il notaio ha ruolo rilevante anche in altri settori. Perché egli è il rappresentante dello Stato, che all’interno della compravendita non cura solamente l’interesse delle parti, ma cura anche gli interessi dello Stato, che lo ha collocato al centro della transazione commerciale. Sono migliaia e migliaia le norme che il notaio deve conoscere e deve eseguire, con gravi rischi della sua responsabilità disciplinare, civile, e penale per assicurare, attraverso la stipula dell’atto notarile, gli interessi sociali, politici ed economici della nostra società moderna.
    E non dimentichiamo poi il ruolo del notaio quale esattore delle tasse, proprio quel ruolo che lo rende antipatico ai più. Il notaio raccoglie per l’Erario dieci miliardi di euro l’anno dai cittadini, senza considerare i 60 milioni che pure raccoglie direttamente per l’Amministrazione della Giustizia. I reggitori dello Stato hanno dimostrato di ignorare completamente questa triplice sfaccettatura del notaio quale libero professionista, quale rappresentante dello Stato, e quale rappresentante dell’Erario.

    La falsa contrapposizione con gli avvocati

    Nell’assoluta superficialità il Governo ha fatto credere che il problema consisteva in una contrapposizione tra notai ed avvocati che sarebbero stati chiamati col ddl concorrenza a svolgere le stesse funzioni dei notai. Niente di più falso. Uno slogan che non ha niente a che vedere con quello che è stato scritto nel testo del ddl concorrenza.
    Certamente i notai avrebbero protestato ugualmente se si fosse allargata la competenza notarile da 5.000 notai a 250.000 avvocati, ma non avrebbero protestato con quelle argomentazioni e con quel vigore che hanno adoperato quando si sono resi conto che non c’era affatto uno spostamento di competenze agli avvocati, ma c’era semplicemente uno svuotamento della presenza dello Stato e del controllo di legalità negli atti notarili.
    Nel ddl concorrenza il Governo aveva previsto infatti la sola certificazione delle firme ad opera degli avvocati in fondo ad una scrittura privata che le parti erano libere di formularsi per conto loro, al di là di ogni regola, al di là di ogni criterio, e contro ogni disposizione legislativa!
    Il ddl concorrenza venne scritto dal Presidente del Consiglio proprio in base a quel principio che tutto è semplice, e che quindi le parti per conto loro, consultando magari l’usciere del palazzo che dichiarava di essere un esperto, potevano mettere su un documento in barba a qualsiasi regola, al quale l’avvocato non avrebbe avuto alcuna voce in capitolo, dovendosi limitare alla sola certificazione delle firme.
    Ci si renda conto dell’orrore di quello che era previsto nel ddl concorrenza, e che ancora purtroppo aleggia nella mente di alcuni superficiali nostri politici!
    Noi tutti notai siamo oppressi da centinaia di migliaia di norme che gravano su di noi con rischi ingenti di responsabilità penale disciplinare e civile.
    Gravano sui notai doveri rilevanti per la tutela delle parti e per il raggiungimento degli obiettivi economici e sociali del Governo! Tutto cancellato dal ddl concorrenza! Io stesso rammento quanto tempo ho impiegato per studiare la tutela del donante nelle donazioni. Mi sono chiuso in una soffitta per due mesi per studiare un ponderoso trattato di mille pagine, contenente le regole per evitare che il donante sia gabbato e si spogli gratuitamente dei suoi beni senza accorgersene.
    Ora col ddl concorrenza la badante avrebbe potuto far scrivere in casa su un foglietto di carta di un quaderno usato la dichiarazione dell’anziano che gli lasciava tutti i suoi beni, senza cautele, senza controlli, senza regole, donazione perfettamente valida, non appena in calce vi fosse stata apposta la mera autentica della firma del donante!
    È uscita di recente, e ve lo racconto a solo titolo di esempio una recente disposizione che dichiara nulli gli atti se il notaio non ha compiuto un determinato controllo di rispondenza tra le risultanze ipotecarie e quelle catastali. Ho seguito un convegno in cui un professore ordinario di diritto privato ha parlato per un’ora e mezza, discettando se il numero civico errato dei certificati catastali potesse portare alla nullità dell’atto!
    Tutto questo veniva totalmente abrogato, e non perché gli avvocati siano meno bravi o meno onesti dei notai, che è anzi il contrario. Io sono il primo a dichiarare che tutti i 250.000 avvocati sono più bravi e più onesti di tutti i 5.000 notai, ma su di essi, secondo il ddl concorrenza, non sarebbero gravati quei compiti e quei doveri che invece ora gravano sui notai, perché la scrittura privata sarebbe stata una questione di pertinenza esclusiva delle parti, sotto la loro esclusiva responsabilità, così come anche le visure e il controllo della libertà del bene!
    L’immaginazione rifugge dal disastro sulla certezza del diritto che sarebbe stato provocato dalla entrata in vigore della sciagurata norma del ddl concorrenza.

    Le novità

    Quanto vi sto dicendo è di tale elementarietà che qualsiasi persona sensata, se ci riflette un po’, se ne rende conto. E così fortunatamente è successo nelle nostre Commissioni Parlamentari, che hanno chiesto lo stralcio delle norme che riguardavano la sottrazione dei trasferimenti immobiliari al controllo di legalità dello Stato. Una vittoria, parziale e temporanea, non della lobby notarile, ma dei cittadini a cui sarebbe stata sottratta la certezza del diritto necessaria per lo svolgimento ordinato del sistema economico.
    Perché la certezza del diritto è l’elemento fondamentale ed essenziale dello sviluppo economico di un paese.
    Non a caso tutti i paesi che si sono affacciati alla civiltà hanno, per prima cosa, ricopiato l’ordinamento notarile italiano.
    La Cina, ad esempio, ha adottato pari pari la nostra legge notarile ed anzi i notai cinesi sono di gran lunga inferiori come numero ai notai italiani, essendo solo 10.000 sulla popolazione cinese, e sono obbligati a rispettare le stesse nostre regole, che sono uguali a quelle dei notai italiani.
    Tutti i paesi dell’Est che sono usciti dal regime totalitario come prima cosa hanno adottato il nostro ordinamento notarile, non certo quello statunitense o anglosassone! Perché si sono resi conto che per attirare gli investimenti occorreva dare a coloro che volevano portare danaro nel paese la certezza giuridica di diventare effettivamente proprietari di un determinato bene.

    Le reazioni allo stralcio

    Lo stralcio richiesto dal Parlamento è stato una cartina di tornasole per rendersi conto quali erano i veri interessi contrari alle libere professioni.
    Nei confronti dello stralcio hanno protestato alcune frange marginali di avvocati, sempre partendo dal principio che scrivere un atto notarile è una cosa semplice, e illusi da quella che hanno chiamato una “opportunità economica”, cadendo così nella trappola delle dicerie economiche di cui v’ho fatto cenno prima. Ma di ciò non vorrei neppure parlare trattandosi di pochi elementi, in quanto i rappresentanti ufficiali dell’avvocatura italiana hanno combattuto con noi, rendendosi conto del vulnus giuridico rilevante nei confronti dell’ordinamento privatistico, e rendendosi conto che questa “opportunità economica” per gli avvocati non era affatto fondata.
    Le proteste maggiori sono invece arrivate da quelli che ormai vengono chiamati “poteri forti”.
    Emblematica a questo riguardo è l’edizione del 4 agosto 2015 del Corriere della Sera.
    Con grande risalto, in un articolo a tre colonne sulla prima pagina, accompagnato da un secondo articolo sempre in prima pagina, che continua all’interno, il Corriere della Sera, dopo aver trattato, oserei dire “religiosamente” il concetto di concorrenza, si straccia le vesti contro i parlamentari che hanno modificato il ddl concorrenza che Renzi redasse nottetempo, e dopo aver accusato i parlamentari di non saper dire di no alle lobby, invoca a gran voce “Matteo Renzi dovrebbe chiudere la discussione con un emendamento che reintroduca le norme stralciate e blocchi ulteriori interventi in Parlamento, che altro non fanno se non assecondare i diktat delle lobby” (tra cui quella dei notai) così rappresentando un chiaro invito dal sapore dittatoriale.
    Il Corriere della Sera ha invocato l’uomo forte, che non si curi del Parlamento, che non si curi del dibattito dei sistemi democratici, e parlamentari, che spazzi via le decisioni del Parlamento, perché quelle decisioni, per partito preso, non sono favorevoli ai cittadini, ma sono solo espressioni di squallidi monopolisti che si aggirano nell’ombra.
    Il disprezzo nei confronti del dibattito parlamentare è evidente, la disistima del nostro ordinamento costituzionale balza agli occhi, il disprezzo per le opinioni diverse dalle proprie è palpabile.
    Si rifletta sulla cultura sottostante alle invocazioni all’uomo forte secondo i quali deve esserci un “capo” che chiuda la discussione in Parlamento, e che blocchi gli interventi del nostro sistema democratico, impedendo ai deputati e ai senatori di parlare, perché essi, se non sono d’accordo col loro pensiero, sono cattivi, sono traditori, sono coloro “che altro che fanno se non assecondare i diktat delle lobby”.

    Il futuro

    I fatti sono fatti, e, come vi dicevo in premessa, le libere professioni sono una esigenza profonda e ineliminabile del nostro paese, un elemento essenziale per il progresso politico ed economico di una comunità organizzata. Consentire che tutti facciano tutto senza qualificazione, senza preparazione, senza controlli, senza responsabilità e senza sanzioni, porterebbe il paese in un baratro ancora più profondo di quello in cui ci stiamo avvitando.
    Ma mi domando, quanta strada in basso dovremo ancora compiere fino a quando non ci sarà una reazione del paese, e un riscatto nazionale paragonabile al miracolo economico che ci fece risorgere dalle rovine della seconda guerra mondiale?

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

     lucca

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    Lo stralcio del ddl concorrenza: le lobby contro le professioni ultima modifica: 2015-10-05T21:55:51+02:00 da notaio



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