• Abolita l’imposta di registro in Inghilterra! E noi che facciamo?

    registro imposta abolita notaio massimo d'ambrosio

     

     

    Anche in Inghilterra gli effetti della pandemia si sono fatti sentire sull’economia, e, tra l’altro, sulle compravendite di case, sia relativamente al numero di compravendite che vengono effettuate, sia sui prezzi degli immobili.

    L’Inghilterra ha capito benissimo – come sanno tutte le persone sensate e scevre da pregiudizi – che il mercato delle case non è solo un passaggio di danaro da un anziano pensionato a un proprietario, ma è una vera e propria industria, con un indotto gigantesco, e ha ritenuto prioritario ridare ossigeno al mercato immobiliare con una mossa senza precedenti.

    L’Inghilterra infatti ha abolito la “Stamp duty land tax” che corrisponde alla nostra imposta di registro, sia pure che con un provvedimento provvisorio, per ora fino al 31 marzo 2021.

    L’imposta di registro in Inghilterra è un’imposta progressiva, che si applica in un sistema di tassazione di aliquote crescenti. Ad esempio, chi spende tra le 125.000 e 250.000 sterline deve pagare un’imposta del 2 %. Tra le 250.000 e 500.000 il 5%,  e cosi via. Ad essa si aggiunge la tassa del 3% qualora si tratti di seconda casa.

    Fino al 31 marzo 2021, come dicevamo, e limitatamente alle abitazioni di valore fino a 500.000 sterline, queste tasse sono state abrogate totalmente.

    Il provvedimento ha avuto immediatamente un effetto positivo perché il mercato delle case inglesi ha iniziato subito a rivivacizzarsi. Si pensi, per proseguire l’esempio sopra accennato, che per l’acquisto di un’abitazione di 500.000 sterline c’è un risparmio di oltre 17.000 sterline. La Gran Bretagna ha previsto una perdita di 3,8 miliardi di sterline, ritenuta dal governo assolutamente necessaria per dare fiato a un settore di primario interesse nazionale.

    Le ideologie italiane sulla imposta di registro

    Da noi è esattamente l’opposto. Nessuno ha capito l’importanza in Italia dell’industria della casa. Nessuno ha compreso come la facilitazione dell’acquisto delle case comporti un movimento di danaro che si espande in tutti i settori economici. Comprare una casa vuol dire cemento, infissi, mattonelle, sanitari, ecc ecc. E quando la casa viene comperata l’acquirente deve spendere per l’arredamento, per i servizi, per le tasse locali, e così via.

    Senza contare che la diminuzione del valore delle case comporta un impoverimento di tutto il paese, e in particolare, in maniere stridente, l’impoverimento di coloro che erano riusciti a comprare una casa attraverso una vita di sacrifici e di risparmio, e che adesso si trovano in mano un valore infinitamente inferiore a quello che si aspettavano e che hanno speso.

    Il ricco padrone

    Tutto ciò in Italia non viene compreso. E forse potrei dire di peggio, perché il proprietario di case, secondo l’ideologia italiana è pur sempre ancora “un ricco”, “un proprietario”, “un padrone”, e che, come tale, è giusto punire e scoraggiare. Basti pensare al blocco degli sfratti, che impedisce ai proprietari di disporre per decreto dei propri beni immobiliari, i quali devono però devono continuare a pagare IMU e altre tasse fino all’ultimo centesimo. Insomma, ancora l’ideologia che insegnavano alle Frattocchie, e che ormai fa parte del DNA del Governo e dei partiti al potere.

    E’possibile inoltre, che la situazione sia ancora più grave, e che cioè il governo Italiano non solo non abbia compreso quello che il governo Inglese, e  che comunque tutte le persone sensate al mondo capiscono, e cioè l’importanza economica dell’indotto delle abitazioni, ma che addirittura non abbia capito il nucleo essenziale, e che cioè nei momenti di crisi bisogna stimolare l’attività imprenditoriale, in quanto unico sistema per la crescita del paese per uscire dai momenti drammatici.

    Noi ci troviamo di fronte, infatti a una serie infinita di “bonus”, cioè provvedimenti con cui si distribuiscono a pioggia somme rilevanti, senza che però queste abbiano un riscontro di carattere economico generale . Dai bonus monopattino, bonus automobili, bonus vacanze, ai bonus case, e con lo stesso reddito di cittadinanza, l’Italia sta spendendo cifre gigantesche senza rendersi conto delle modestissime ricadute di questi provvedimenti sulla crescita dell’economia.

    I soldi dove stanno?

    Io certamente sono favorevole a una distribuzione massiccia di danaro a tutti i cittadini Italiani. Certo il reddito di cittadinanza è un’ottima cosa, ed anzi lo espanderei a tutti, dando a ciascun cittadino Italiano il diritto di ricevere uno stipendio mensile dal governo senza far nulla. Ma i soldi dove si trovano? Per poter pagare queste cifre improduttive il governo ha bisogno di danaro, e in parte lo ricava da debiti, addensando nubi oscure sul nostro futuro, e in parte aumentando le tasse, e cioè facendo esattamente l’opposto di quello che deve essere fatto. Da qui, per tornare all’argomento principale, l’atteggiamento punitivo del governo nei confronti dell’edilizia e dei proprietari di casa: le case stanno lì, non possono essere prese, impacchettate, e portate all’estero come una qualsiasi impresa. Non è possibile per il proprietario trasferire la casa in Olanda e pagarci le tasse lì. I proprietari delle case sono vittime che difficilmente possono scappare ed è quindi doppiamente “giusto”  rifarsi a loro come principale fonte di reddito onde ottenere al momento quella liquidità per pagare i bonus improduttivi. Mirabile strategia! Si uccide l’ultima grande industria italiana (l’edilizia) perchè non ha potuto scappare all’estero come tutti gli altri, si perdono somme di denaro gigantesche, si distruggono una quantità enorme di posti di lavoro, al fine di distribuire a pioggia denaro, che certo creerà dei voti, ma costituisce una operazione economicamente sterile

    Premesso che quanto appena detto non è tutto vero perché i proprietari di case cominciano già a trasferire “le proprie case all’estero”, e come? Oggi se qualcuno vuole fare un investimento immobiliare non lo fa più in Italia, e compra in Inghilterra, in Germania, in Olanda, magari a Dubai, sottraendo lecitamente ingente ricchezza al nostro paese. Ma il punto principale è il perverso circolo vizioso, perché –  e l’Inghilterra ci ha ora dimostrato quale avrebbe essere dovuta la corretta via –  in Italia si tassa dove si può tassare, deprimendo la ricchezza e l’economia, e si distribuiscono soldi certo per motivi morali altissimi, ma laddove il danaro non crea benefici economici generali.

    Un doppio errore, quindi, da cui sarà proprio difficile rialzarsi.

    Notaio Massimo d’Ambrosio

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    Abolita l’imposta di registro in Inghilterra! E noi che facciamo? ultima modifica: 2020-09-05T12:39:11+02:00 da notaio



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