• Cos’è l’Amministratore di sostegno, e che poteri ha?

    amministratore sostegnoin linea di principio tutte le persone che hanno compiuto la maggiore età hanno la piena capacità di agire ossia la capacità di compiere validamente tutti gli atti ai quali l’ordinamento attribuisce rilevanza giuridica. Solo chi ha raggiunto una sufficiente maturità (fissata appunto al compimento dei 18 anni) può, non solo essere titolari di diritti, ma anche validamente disporne.

    Questo principio generale subisce delle eccezioni in taluni casi particolari quando una persona, per motivi più o meno vari e gravi, è incapace a provvedere ai propri interessi e pertanto va tutelata. Vengono quindi in rilievo gli istituti dell’interdizione, dell’inabilitazione e dell’amministratore di sostegno.

    Le forme tradizionali di tutela

    L’interdizione può essere pronunciata nei confronti di una persona maggiorenne che si trova in condizioni di abituale infermità di mente che la rende totalmente incapace di intendere e di volere. All’interdetto viene così nominato un tutore che lo rappresenta esattamente come se quest’ultimo fosse minorenne: Il tutore deve amministrare i beni dell’interdetto e compiere tutti gli atti necessari nell’interesse dell’interdetto, compresi gli atti giuridici inerenti la cura della persona.

    L’inabilitazione può essere pronunciata nei confronti di una persona maggiorenne o di un minore emancipato (ossia quel minore che non è più soggetto alla potestà dei genitori perchè autorizzato dal giudice a contrarre matrimonio e purchè abbia compiuto almeno 16 anni) che sia solo parzialmente incapace di intendere e di volere in quanto lo stato di infermità mentale in cui si trova non è talmente grave da far luogo all’interdizione. L’inabilitato, diversamente dall’interdetto, può compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione da solo, mentre deve essere affiancato dal curatore per gli atti di straordinaria amministrazione e necessita sempre per questi ultimi, della autorizzazione del giudice tutelare.

    La novità dell’ Amministratore di sostegno

    A questi due forme di tutela giuridica delle persone giuridicamente capaci (perchè maggiorenni) ma incapaci, totalmente o parzialmente, di intendere e di volere, con la Legge 6/2004 si è aggiunto quella dell’amministratore di sostegno. La volontà è quella di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente che siano di più semplice e veloce applicazione rispetto alle comuni pratiche dell’interdizione o dell’inabilitazione. Vale la pena di sottolineare che i tre istituti sono fra loro incompatibili: chi è interdetto non può essere inabilitato o avere l’amministrazione di sostegno.

    Si tratta di un istituto meno invasivo rispetto ai precedenti in quanto il beneficiario dell’amministrazione di sostegno conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno. Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana. Il decreto di nomina, che può essere temporanea o a tempo indeterminato, contiene alcune precise indicazioni: le generalità della persona beneficiaria e dell’amministratore di sostegno; la durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato; l’oggetto dell’incarico e degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario; gli atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno; i limiti, anche periodici, delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere con uso delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità; la periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.

    Il compito dell’amministratore di sostegno è quindi quello di coadiuvare le persone che, a causa di un’infermità o per una menomazione fisica o psichica si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporale, di provvedere ai propri interessi, e questo dando loro sostegno al fine di affrontare problemi concreti come: acquistare, vendere, affittare un appartamento o investire somme di denaro, valutare l’inserimento in una struttura di degenza, assumere una badante etc.

    Finalità ed effetti dell’Amministratore di sostegno

    L’Amministratore di sostegno è perciò un soggetto che serve ad aiutare chi convive con una disabilità psichica, fisica, o con entrambe, ed è finalizzato a permettergli la piena realizzazione dei diritti della persona garantiti dalla Costituzione.

    Gli effetti dell’amministrazione di sostegno, e conseguentemente i poteri dell’amministratore, si ricavano dal contenuto del decreto di nomina e dalle successive eventuali modifiche del contenuto medesimo o autorizzazioni del Giudice Tutelare. Con l’amministrazione di sostegno si può determinare un’incapacità del soggetto totale   o parziale, ma pur sempre settoriale, relativa, ossia il Giudice, nel decreto di nomina stabilisce quali atti il beneficiario può compiere da solo, quali può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno e quali atti possono esser compiuti solo dall’amministratore di sostegno in sostituzione e rappresentanza del beneficiario.

    Il principio che ispira l’istituto, ovvero quello di limitare il meno possibile la capacità di agire del beneficiario, è attuato prevedendo espressamente nel decreto di nomina:

    • l’indicazione dei singoli atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno: per tali atti il compito dell’amministratore di sostegno è quello di “affiancare” il soggetto debole (senza sostituirlo del tutto);
    • l’indicazione degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario: per tali atti l’amministratore di sostegno è chiamato invece a “sostituire” in toto il beneficiario.

    Il principio che sta alla base è quindi la previsione generale di piena capacità di agire del soggetto beneficiario per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza o l’assistenza dell’amministratore di sostegno e che rimangono di competenza esclusiva del beneficiario (fra questi, vi sono sempre quelli necessari a soddisfare le esigenze della vita quotidiana).

    notaio Massimo d’Ambrosio

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    Cos’è l’Amministratore di sostegno, e che poteri ha? ultima modifica: 2015-11-29T22:00:58+00:00 da notaio



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    2 Commenti su “Cos’è l’Amministratore di sostegno, e che poteri ha?

    • libertar ha detto:

      Salve dott. notario d’Ambrosio,

      le pongo alcune domande riguardo donazione quando c’è un disabile tra i donatari

      Mio padre e mia madre devono fare donazione a noi 4 figli.

      Uno dei miei fratelli quasi 40enne è invalido civile e come da giudizio commissione inps, è in “situazione di handicap grave” ovvero “INVALIDO con TOTALE e PERMANENTE inabilità lavorativa 100% e con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita (leggi 18/80, 508/88)
      e non è stato mai nominato un suo rappresentante legale

      RIGUARDO SPECIFICAMENTE ALLA DONAZIONE DELLE PROPRIETA’

      DOMANDA 1
      per mio fratello disabile per accettare la donazione ha per forza bisogno di un suo rappresentante legale?

      DOMANDA 2
      se c’è bisogno per forza di nomina di un tutore o curatore o amministratore di sostegno.. quale è la strada migliore /più semplice ?

      DOMANDA 3
      come rappresentante legale (tutore, curatore o rappresentante sostegno che sia) nella donazione mio padre e mia madre essendo donanti non potrebbero essere nominati per conflitto di interessi è vero?

      DOMANDA 4
      Ho letto anche che noi 3 fratelli non potremmo essere nominati congiuntamente tutori, curatori o rappresentati di sostegno, è vero?

      DOMANDA 5
      Qualcuno ci ha suggerito di tenere fuori dalla donazione mio fratello disabile e di lasciare in eredità nel testamento la sua parte ….è lecita e fattibile? ha qualche pro/contro?

      Vi rignrazio in anticipo per le risposte che vogliate darmi
      Saluti
      Alberto

      • notaio ha detto:

        RISPOSTA 1: se suo fratello non è capace di intendere e di volere non può manifestare la sua volontà autonomamente quindi è necessaria la nomina di un rappresentante (tutore, curatore o amministratore di sostegno).
        RISPOSTA 2: Bisogna presentare istanza per la dichiarazione di incapacità, per la nomina e per l’autorizzazione alla stipula dell’atto al giudice tutelare. Potete provvedere voi parenti ma è preferibile farsi assistere da un notaio o da un avvocato.
        RISPOSTA 3: Se c’è conflitto di interessi può essere nominato un curatore speciale solo per il compimento di uno specifico atto.
        RISPOSTA 4: La nomina del rappresentante è fatta preferibilmente tra i parenti (coniuge non separato, una persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, e comunque un parente entro il quarto grado). Se necessario può nominarsi tutore una persona estranea (ad es. in assenza di parenti o in caso di conflitto tra gli stessi).
        RISPOSTA 5: Con il testamento non risolvete il problema in quanto la stessa procedura di cui sopra dovrà essere fatta al momento dell’apertura della successione.

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