• Come funziona l’assegnazione agevolata dei beni ai soci

    assegnazione dei beni ai sociE’ il momento di chiudere le società. La tassazione eccessiva, i numerosi incombenti burocratici, i vincoli sempre più stretti contro l’operato imprenditoriale in forma collettiva, i rischi non solo fisiologici dell’impresa ma anche distorsivi dovuti ad un disfavore dello Stato contro le società, spesso sospettate di essere solo un mezzo elusivo, suggeriscono a molti di chiudere la loro impresa societaria.

    Non servono a migliorare la situazione i pannicelli caldi di una legislazione scollata dalla realtà. Orbene, che succede ai beni di una società che si desidera chiudere (se ci sono)? Ovviamente vanno ai soci. Ma è ingiusto che lo spostamento dalla società ai soci sia riguardato come un trasferimento a terzi: i soci prendono quello che sostanzialmente già consideravano di loro proprietà, anzi era di fatto già loro.

    La legge di stabilità 2016 sulla assegnazione

    Almeno in questo il legislatore ha parzialmente rimediato con le previsioni della legge di Stabilità 2016, che,  all’art. 1, comma 151, ha stabilito un regime fiscale agevolato per l’assegnazione ai soci di beni immobili o mobili registrati da parte di società commerciali.

    Questa disposizione si riferisce a tutte le società commerciali, siano esse di persone o di capitali, che non abbiano modificato la propria compagine sociale in data successiva al 30 settembre 2015, sicchè godono dell’agevolazione tutti coloro che da allora risultano iscritti nel libro soci, ove previsto, o comunque che siano soci da data anteriore.

    Requisiti soggettivi ed oggettivi

    Dal punto di vista soggettivo non sono previste particolare limitazioni per poter godere di tale agevolazione: può trattarsi di un solo socio o di più soci, persone fisiche o persone giuridiche, imprenditori o non imprenditori.

    Dal punto di vista oggettivo, i beni immobili o mobili registrati le cui cessioni godono di tale agevolazione fiscale sono solo i beni diversi da quelli individuati nell’art. 43, II comma, T.U.I.R., cioè i beni diversi da quelli impiegati nell’esercizio dell’impresa: sono esclusi, quindi, dall’agevolazione oltre ai beni strumentali per destinazione, anche i beni immobili patrimonio e strumentali per natura utilizzati esclusivamente per l’esercizio d’impresa da parte dell’imprenditore o della società proprietaria.

    Tuttavia anche  i beni strumentali per natura e i beni immobili patrimonio non direttamente impiegati nell’attività d’impresa, così come quelli concessi in comodato, locazione e, comunque, in generale quelli non utilizzabili direttamente, possono essere assegnati ai soci con l’agevolazione fiscale.

    I termini e le aliquote delle agevolazioni

    Il termine ultimo per il godimento di tale regime è stato inizialmente fissato al 30 settembre 2016;  dopo numerose richieste, l’agevolazione è stata prorogata fino al 30 settembre 2017 per effetto della Legge di Bilancio 2017.

    Le agevolazioni nell’imposta di registro riguardano sia le aliquote che la base imponibile.
    Quanto alle prime, queste sono: 1% (se ricorrono i presupposti per il godimento dell’agevolazione c.d. prima casa); 4,5% (beni diversi dai terreni agricoli); 7,5% (terreni agricoli); 2% (assegnazioni di cui all’art. 4, lett. d), n°2, Tariffa, Parte Prima, T.U.I.R.); misura fissa (trasformazione in società semplice).

    Quanto alla seconda, il Consiglio Nazionale del Notariato ha espresso il parere che, tramite espressa richiesta della società, è possibile impiegare come base imponibile il valore catastale del bene assegnato, anche se bene non di natura abitativa, anziché quello venale in comune commercio.

    Relativamente, invece, all’imposta ipotecaria e catastale, si applicano in misura fissa, per cui se l’operazione agevolata è esente da IVA, le imposte ipotecaria e catastale saranno pari a euro 50,00 ciascuna; se, invece, l’operazione agevolata è soggetta anche all’IVA, le imposte ipotecaria e catastale saranno pari a euro 200,00 ciascuna.

    notaio Massimo d’Ambrosio

    Cosa ne pensi delle agevolazioni per l’assegnazione dei beni ai soci? L’articolo ti è stato utile? L’hai trovato interessante? Condividilo sui tuoi social e commentalo con le tue idee o proponi le tue richieste di chiarimento qui di seguito

    Come funziona l’assegnazione agevolata dei beni ai soci ultima modifica: 2017-06-11T23:24:00+00:00 da notaio



    Vuoi interpellare il notaio Massimo d'Ambrosio per un quesito personale?

    Accedi alla sezione quesiti



    Categoria: Info e novità per società

    Articolo precedente:

    Articolo Successivo:


    © Tutti i diritti sono riservati. È vietato qualsiasi utilizzo, totale o parziale dei contenuti inseriti nel presente blog, senza autorizzazione scritta del notaio Massimo d'Ambrosio.

    4 Commenti su “Come funziona l’assegnazione agevolata dei beni ai soci

    • michele ha detto:

      Buongiorno,
      Tale agevolazione è prevista anche per le imprese individuali (estromissione di fabbricati) ma come comportarsi se l’estromissione è effettuata in impresa familiare?
      Il collaboratore ha diritto a una quota degli utili, agli incrementi patrimoniali e ai beni acquistati con gli utili. Dunque come comportarsi riguardo al collaboratore, che avrebbe diritto al voto in.casi di straordinaria amministrazione oltre che ai diritti di cui sopra, nel caso di estromissione di un fabbricato che è stato acquistato successivamente all’ingresso in impresa del collaboratore stesso?
      Inoltre, tale fabbricato è sempre stato considerato nel calcolo della quota di patrimonio netto di Spettanza del collaboratore quando si procedeva alla redazione di tale prospetto ai fino isee per il pagamento della rata universitaria del figlio e dunque tale rata è stata pagata in misura maggiore poiché risultava di Spettanza del collaboratore anche una quota del valore netto contabile del fabbricato in questione di valore considerevole (circa il 65-70% del patrimonio aziendale).
      Cordialmente,
      Michele

      • notaio ha detto:

        Sono molto dubbioso che possa procedersi a favore della impresa familiare…. essa è solo una situazione di fatto che giustifica la corresponsione di una parte dei ricavi. Comunque ammetto che il Suo è un caso particolare. Le consiglio di fare un interpello all’Agenzia delle Entrate.

    • allseller72 ha detto:

      Gentilissimo Notaio D’Ambrosio,
      a seguito di una eventuale cessione delle quote societarie di una Società in accomandita semplice, il socio superstite avrebbe l’intenzione di non ripristinare la pluralità dei soci entro sei mesi diventando ditta individuale. Si chiede se gli immobili della Società debbano essere indicati al catasto a nome della persona fisica e se nel tempo, cancellando la ditta individuale, gli immobili rimangono di piena proprietà dell’ex titolare. Se i soci invece della cessione chiedono il recesso, la loro liquidazione può avvenire con l’assegnazione dei due immobili di proprietà della S.A.S. Quali sono i risvolti fiscali e l’imposta con tale operazione?
      Grazie

      • notaio ha detto:

        Nel caso venga meno la pluralità dei soci bisogna fare un atto di assegnazione dei beni all’unico socio. Nel caso di recesso si possono assegnare beni ai soci a titolo di liquidazione della quota. Purtroppo non è e non può essere questa la sede per esaminare, in poche righe, i risvolti fiscali e le imposte dell’operazione ma è necessaria una vera e propria consulenza previa visione di tutta la documentazione del caso.

    Lascia un commento