• Che fa il notaio se una parte non conosce la lingua italiana?

    stipula di atti con chi non conosce la lingua italianaLa globalizzazione fa sì che sempre più frequentemente compriamo, vendiamo, trattiamo con interlocutori che provengono da un’altra nazione, o che comunque non conoscono la lingua italiana.

    Il codice civile dispone che il contratto (ogni tipo di contratto) può considerarsi validamente formato solo quando la volontà delle parti si formi correttamente e non sia viziata da errore, per cui è chiaro che le parti debbono potersi comprendere reciprocamente e comprendere quanto il notaio espone loro.

    Nel mio canale Youtube, a cui rinvio, potrete seguire numerosi esempi concreti di atti con comparente che parla solo cinese, russo (che trovate in fondo al presente articolo), o inglese. Vi consiglio di visionare i video e, naturalmente, di precipitarvi poi a cliccare sul pulsante “iscriviti al canale”!

    Qui esporremo gli elementi giuridici che hanno portato a quei casi che potete visionare nei video del mio canale Youtube.

    La legge notarile obbliga ad usare la lingua italiana

    L’art.54  1° comma della Legge Notarile dispone che “gli atti notarili devono essere scritti in lingua italiana”, il che è già un problema molto importante perché tanti richiedono atti solo in lingua straniera. Se le parti che firmano sono italiane e conoscono la lingua italiana non c’è niente da fare. Un atto notarile non può essere scritto in lingua straniera.

    La legge, al comma 2, consente che quando una parte parli solo una lingua straniera conosciuta dal notaio, quest’ultimo potrà rogare in lingua straniera, ma in questo caso l’atto deve constare di due parti, la parte in lingua straniera e la parte in lingua italiana, disposta a margine (in due colonne) oppure consequenzialmente. L’atto in lingua straniera e in lingua italiana viene scritta personalmente dal notaio (che conosce la lingua) e ha quindi valore di atto pubblico definitivo.

    Lingua non conosciuta dal notaio

    Se invece il notaio non conosce la lingua straniera la situazione si complica vieppiù. In quanto è sempre necessaria la presenza dell’interprete, scelto dalle parti, che presta ritualmente il giuramento di bene e fedelmente adempiere ai propri doveri e che provvede non solo alla traduzione del testo, ma anche a svolgere attività di interprete simultaneo durante il rogito.

    È discussa la necessità o meno della presenza dei testimoni. Lo scrivente non aderisce alla dottrina, peraltro minoritaria, che ritiene che la presenza dei testimoni non sia necessaria in quanto le parti sono garantite dalla presenza dell’interprete che, stante il giuramento, interviene negli interessi di tutti e non solo dello straniero, e pertanto richiede che gli atti siano stipulati alla presenza non solo dell’interprete ma anche di due testimoni, e in questo caso i testimoni debbono possedere i requisiti di cui all’art. 50 della Legge Notarile, sicché almeno uno di essi deve conoscere la lingua straniera (se invece le parti non sanno non possono sottoscrivere entrambi i testimoni debbono conoscere la lingua straniera).

    Testimoni e interprete

    La conoscenza della lingua straniera da parte di almeno uno dei testimoni ha la sua logica di controllo. Poiché il notaio non conosce la lingua straniera non sa valutare se l’interprete adempie bene e fedelmente i propri doveri o, magari, sta parlando in una terza lingua sconosciuta non solo al notaio ma anche dalle parti. Chi di voi sa riconoscere se l’interprete sta parlando in arabo sunnita o in parsi sciita? Chi vi scrive ha stipulato una volta un atto in urdu (dialetto afghano) e vi assicuro che per un italiano si tratta di una sequenza di suoni di cui è difficile anche comprendere l’articolazione.

    Per l’interprete la legge è severa perché non solo deve possedere gli stessi requisiti ordinari per i testimoni ma non deve trovarsi in conflitto di interesse, cioè, ad esempio non può essere scelto tra gli affini parenti o discendenti delle parti o del notaio. Contrariamente invece a quanto può accadere per l’interprete del sordomuto.

    L’interprete viene nominato di comune accordo tra tutte le parti, e non solo dallo straniero. E se è vero che il notaio non ha alcuna competenza nella scelta dell’interprete è altrettanto vero che per la sua posizione è tenuto a garantire il corretto esercizio della sua funzione. Se dovesse riscontrare che l’interprete non svolge bene il suo dovere il notaio è tenuto a rifiutarsi di avvalersi dell’ausilio dello stesso. Ecco perché l’importanza che almeno uno dei testimoni conosca la lingua straniera.

    Nella sua direzione dello svolgimento dell’atto il notaio farà bene a controllare che l’interprete rimanga negli stessi confini a lui affidati. L’interprete deve ripetere alle parti straniere esattamente quello che dice il notaio e se le parti hanno necessità di chiarimenti e di spiegazioni l’interprete deve tradurre al notaio pedissequamente ciò che le parti chiedono. Più volte mi è capitato di interpreti che si lasciano andare a lunghe conversazioni con i loro connazionali. La pratica va stroncata perché l’interprete non ha diritto a dare personalmente spiegazioni, e le parti hanno diritto a che le parole dell’interprete siano solo la traduzione di quelle del notaio, e non rappresentino l’opinione dell’interprete.

    Gli allegati andranno pure tradotti, salvo che si tratti di allegati tecnici (planimetrie, prospetti o altro) che non hanno ovviamente un senso logico compiuto.

    notaio Massimo d’Ambrosio

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    Che fa il notaio se una parte non conosce la lingua italiana? ultima modifica: 2018-03-16T12:40:09+00:00 da notaio



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