• Avvocati alla ricerca di identità

    Protesta degli avvocati a PalermoQuello che sta cercando di fare il Governo con lo sciagurato ddl concorrenza l’abbiamo ripetuto molte volte. I più coraggiosi potranno leggere le mie interviste, i miei scritti, i miei video e le mie relazioni congressuali nell’apposita sezione del mio blog .
    In particolare ho già messo in luce che niente di più errato è ritenere che i notai, nel difendere la presenza dello Stato negli atti di compravendita, manifestino un interesse personale, di portafoglio, ed addirittura esprimano valutazioni negative sulla capacità, la professionalità, la competenza, e financo la onestà dei loro cugini avvocati!
    I notai infatti avrebbero protestato a gran voce, e avrebbero detto esattamente le stesse cose, se nel ddl concorrenza non si parlasse affatto di avvocati, perché l’orrore che ha sgomentato la categoria notarile è solo ed esclusivamente il venir meno della presenza dello Stato nei trasferimenti immobiliari, la liberalizzazione, dunque, non della professione notarile, come si cerca maliziosamente di far credere, ma la liberalizzazione dei passaggi di proprietà degli immobili.
    Si veda, ex multis, specificamente, il nostro scritto “avvocati e notai: uniti contro il ddl concorrenza”  e che rinvia anche al video che più dettagliatamente tratta la questione.

    La posizione degli avvocati

    Gli avvocati, anche in tutte le sue manifestazioni associative, hanno ben capito la sostanza del problema e, spesso, nei convegni notarili il più applaudito è l’esponente dell’avvocatura, che difende la dignità e la peculiarità, della professione di avvocato, contro ogni suo snaturamento, nella perfetta coscienza che l’operato del governo è uno strisciante attacco contro tutte le libere professioni, per consegnarle ai poteri forti di carattere economico, e nella piena consapevolezza che la distruzione della professione notarile è solo un passo verso la distruzione della libera professione in genere, sicchè  la difesa del prestigio degli avvocati non passa attraverso una cancellazione delle altre professioni giuridiche.
    Ed aggiungiamo, anche, nella pragmatica constatazione che quella che alcune frange estremiste, per fortuna rare, di avvocati, hanno qualificato come “una grande opportunità economica per gli avvocati” in realtà non costituisce affatto alcuna opportunità.

    No opportunità economica per gli avvocati

    Chi infatti freddamente si è fatto i conti si è reso conto che il ddl concorrenza può riguardare al massimo circa 10.000 atti al mese in tutta Italia, che non darebbe agli avvocati alcun apprezzabile vantaggio economico:  la loro nuova competenza è solo quella di autenticatori delle firme senza alcuna ingerenza sulla scrittura privata soprastante, e il valore di tale prestazione professionale  corrisponde ad un importo modestissimo, che si può calcolare a non più di 50 euro lordi ad atto, per un totale di 500.000 lordi da dividersi tra 250.000 avvocati.
    Se i notai si fanno pagare 100 euro per una procura speciale, che comporta pur sempre un minimo di responsabilità, di ricerche, di obblighi, e di doveri, un’autentica ancora più modesta, senza neppure quelle responsabilità, quegli obblighi, quei doveri che incombono sui notai per una procura,   non potrà certo essere compensata con una cifra che possa far ritenere sia sorta una “grande opportunità economica per l’avvocatura”.

    Gli avvocati estremisti

    Se anche tra i 5.000 notai ci sono le teste calde, a maggior ragione se ne possono trovare tra 250.000 avvocati, ed alcuni di essi hanno iniziato a protestare a gran voce una volta appreso che il Parlamento ha deciso di eliminare le sciagurate norme del ddl concorrenza che tanto danno arrecherebbero allo sviluppo della nostra economia e alla sicurezza dei traffici giuridici.
    Tanto per iniziare ritengo che la protesta di queste frange è, a mio modo di vedere, di carattere decisamente sovversivo, perché cerca di spingere una sola persona, considerata “l’uomo forte” del momento, a schiacciare la volontà del Parlamento, ad umiliare le decisioni delle Commissioni parlamentari, e a riproporre le norme stralciate dalla Camera e dal Senato con un qualche atto di forza che impedisca il pronunciamento del nostro Parlamento.
    Ma non voglio approfondire, almeno in questa sede,  tale argomento, perchè ci porterebbe fuori tema.

    Il presupposto: gli avvocati sono più bravi e più onesti

    Come ho ripetuto più volte partiamo nel nostro ragionamento dal presupposto che tutti i 250.000 avvocati siano tutti più bravi e più competenti nelle materie notarili dei 5.000 notai (sicuramente molti avrebbero da ridire sulla conoscenza delle materie notarili da parte degli avvocati, ma ciò ci porterebbe fuori tema). Parimenti partiamo dal presupposto che tutti i 250.000 avvocati siano tutti più onesti e corretti dei 5.000 notai (sicuramente molti avrebbero da ridire, se non altro per motivi statistici perché tra 250.000 soggetti è più facile trovare il mariuolo che non tra 5.000, ma ciò ci porterebbe fuori tema), e partiamo altresì dal principio che scrivere un atto notarile sia facilissimo, sicché i notai si sfiancano per anni sui libri in realtà solo per hobby e superano un concorso difficilissimo esclusivamente per spirito sportivo (sicuramente molti avrebbero da ridire, ma ciò ci porterebbe fuori tema).

    Il quesito

    Orbene, la perplessità infatti che ci giunge ora alla mente dopo queste premesse introduttive è la seguente.
    Perché mai quelle frange estremiste di avvocati, che ritengono sia tutto semplice e facile,  rifuggono con veemenza dai doveri, dagli impegni, dagli obblighi e dalle responsabilità civili, penali, e disciplinari che incombono sui notai?
    Che problemi ci sarebbero ad accettare, anzi invocare,  doveri, impegni e responsabilità se è tutto semplice e facile?

    Obblighi e responsabilità

    Questo è il punto fondamentale che si cerca di mettere sotto silenzio: la protesta dei notai contro il ddl concorrenza non è un problema di bravura, di onestà, e di capacità del notaio o dell’avvocato, è un problema di esistenza di controlli, di verifiche, di impegni, e di doveri!
    Perché mai il bravissimo avvocato (ancora più bravo del notaio, come detto sopra) dovrebbe tutelare l’interesse dello Stato, delle parti, e del Fisco, se non ne ha assolutamente il compito giuridico?
    Perché mai l’avvocato onestissimo (ancora più onesto del notaio, come detto sopra) dovrebbe tutelare l’interesse delle parti, se può essere a buon ragione zittito tranquillamente da qualcuno che gli dice “avvocato, ma lei cosa c’entra? Si faccia gli affari suoi!”
    Questo è il vero nocciolo della questione, perché pretendere di essere capaci di svolgere la professione notarile meglio dei notai significa avere il coraggio di assoggettarsi alle stesse regole, agli stessi controlli, agli stessi obblighi e alle stesse sanzioni civili, penali e disciplinari dei notai!
    Invocare da un lato la propria teorica capacità, e dall’altro pretendere una specifica esclusione di responsabilità, come nel ddl concorrenza è stato espressamente fatto, è una palese inammissibile contraddizione!
    Dichiarare che le visure, e tutto quello che c’è prima dell’atto, è a carico e sotto la responsabilità delle parti, significa che l’essere o meno bravo e onesto perde di senso. Dichiarare, come è stato fatto nel ddl concorrenza, che la redazione dell’atto (cioè in pratica tutto) sia sotto il compito e la responsabilità delle parti, significa escludere totalmente qualsiasi influenza della “bravura” o della “onestà” di chi poi dovrà limitarsi alla mera certificazione della firma!

    Il “prodotto” è diverso

    Troppo comodo è richiedere  le parcelle dei notai ma scansare il rovescio della medaglia, e cioè gli obblighi, le incombenze, le responsabilità.  Troppo comodo far credere che il “prodotto” dell’avvocato certificatore sia lo stesso di quello del notaio e lasciare che magari i cittadini se ne accorgano a loro spese.  Perchè, intendiamoci, far credere agli italiani che il ddl concorrenza estende agli avvocati le stesse competenze dei notai e illudere il cittadino che il prodotto sia lo stesso è una frode!  Domando agli avvocati estremisti: è con un “equivoco” che si vuole iniziare la nuova attività di onestissimi e bravissimi certificatori delle firme?

    Il crollo della presenza dello Stato

    Ecco quindi che i conti tornano. Ecco quindi che si evidenzia ictu oculi quale è effettivamente la lamentela dei notai, sicchè si può constatare come in effetti la protesta della categoria notarile è solo volta verso il pubblico interesse! Non è infatti in gioco bravura o onestà, ma è in gioco il crollo di tutto il ruolo, di tutti gli obblighi e di tutti i compiti, sia del pubblico ufficiale che del libero professionista, in un momento essenziale e determinante della nostra economia, come è, appunto, il passaggio dei beni immobili.

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

    concorrenza notaio avvocato magistrato d'Ambrosio

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    Avvocati alla ricerca di identità ultima modifica: 2015-08-28T10:39:35+00:00 da notaio



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    Categoria: Notai e liberalizzazioni

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