• Chi e perchè vuole colpire il notariato? Riflessioni di un notaio

    Si è tenuta a Fermo il 7.3.2017 la conferenza del notaio Massimo d’Ambrosio sul tema “Il futuro del notariato”. Alla relazione sono state premesse alcune considerazioni sull’attuale stato del notariato italiano e sulle sfide che deve affrontare, inseguito dalle “fake news” che lo dipingono come istituzione inutile, facilmente fungibile da chiunque, e costosa per i cittadini.  Qui di seguito la prima parte della relazione con le suddette considerazioni. Si avvertono i lettori che il video soprariportato non rispecchia esattamente il testo che presentiamo essendosi trattato di un discorso libero e “a braccio”.

    Chi e perchè vuole distruggere il notariato?

    I padroni del notaio

    Il notaio è un professionista che è oggi in un momento difficile della propria esistenza per la circostanza che si trova a essere al centro di tre distinti poteri, che nell’attuale stato di degrado del paese, in cui tutti sono l’uno contro l’altro, si trovano in conflitto permanente.
    Il notaio è infatti, contemporaneamente, un servitore dei clienti, dello Stato, e dell’Erario.

    È al servizio dei clienti perché fornisce loro una consulenza professionale nei contratti di alta specializzazione, come nessun altro può compiere. Non si vuole certo qui svilire la capacità e il ruolo dei cugini avvocati, ma è certo che nelle sue specifiche materie il notaio ha avuto una formazione particolarmente attenta, ed è stato vagliato da un difficile concorso per provare la sua conoscenza scientifica che altri non hanno.

    Il notaio è al servizio dello Stato perché attraverso le compravendite, i mutui, gli atti societari, lo Stato vuole perseguire una quantità incredibile di obiettivi superiori di carattere strategico, e affida ai notai controlli, verifiche, obblighi di ogni genere, ponendo sulle sue spalle responsabilità e sanzioni inimmaginabili.

    Il notaio è al servizio dell’Erario, ed è costretto a riscuotere coattivamente le tasse dai clienti per importi sempre maggiori, rischiando di suo, perché se il cliente dà un assegno a vuoto al notaio è il notaio che deve pagare le sue tasse.

    Si tratta di tre “padroni” del notaio che sono oggi in conflitto, perché nessuno vuole pagare le tasse, nessuno vuole assoggettarsi agli obblighi che lo Stato chiede che vengano rispettati tramite il notaio, e lo Stato stesso non se la sente, per motivi politici, di tutelare i suoi servitori preferendo far apparire che le mille richieste da parte del notaio, economiche e non, costituiscano una sua stravagante pignoleria che reca difficoltà allo sviluppo dell’economia come se questi obblighi il notaio se li fosse inventati per conto suo.

    Vaso di coccio tra vasi di ferro

    Ma non è finita, perché il notaio, ahimè, si trova a essere anche al centro di una contrapposizione violenta tra sistemi giuridici diversi, tra tradizioni culturali diverse, tra interessi politici, economici, e ormai militari, in sempre più forte conflitto.
    Quando nel 2015 l’allora Presidente del Consiglio Renzi elaborò la sua stravagante proposta di legge inserita nel D.D.L. Concorrenza in base alla quale le compravendite, i mutui, gli atti societari, le trascrizioni nei Registri Immobiliari, non sarebbero stati sottoposti ad alcun vincolo, e il vecchietto avrebbe potuto donare tutto il suo patrimonio alla badante mettendo una sigla in fondo a un pezzo di carta senza formalità, la categoria notarile si oppose fermamente, ben conscia del disastro che il venir meno all’improvviso di tutte le regole del sistema giuridico di diritto privato avrebbe causato, ed il sottoscritto, in un suo intervento congressuale, con una frase che riscosse molta popolarità, ebbe a dire che quelle stravaganti due righe con le quali Renzi aboliva di fatto tutto il sistema di diritto privato italiano sembravano dettate da un ignorante contadino del Minnesota.

    Ebbene la frase, al di là del successo mediatico che ebbe all’epoca, nascondeva una drammatica verità, mirante a colpire non solo il notariato italiano, ma anche la cultura, la tradizione, l’ordinamento giuridico di tutti i paesi con una tradizione romanistica. In pratica tutta l’Europa e i paesi latini sotto i quali vivono la maggior parte degli abitanti della Terra.
    Sì, perché purtroppo il notariato italiano si trova oggi ad essere il punto di congiunzione di una contrapposizione di blocchi politici e di egemonia culturale che trova la sua origine storica dalla caduta del muro di Berlino.

    Lo scontro tra blocchi geopolitici

    Che cosa è successo? Perché il notariato italiano si trova al centro, al punto di frizione, di un quadro geopolitico in movimento di ben più vasta portata? È successo che quando crollò il comunismo sovietico gli Stati Uniti d’America ritennero di aver conseguito una vittoria strepitosa, superiore a quella della II guerra mondiale.

    Gli Stati Uniti, quali autoproclamati vincitori assoluti della guerra, decisero di approfittare della vittoria, e di espandere la loro influenza economica politica e militare su tutto il resto della terra, quali poliziotti del mondo, tesi a far rispettare una legge universale, che è poi quella degli Stati Uniti.

    Per i paesi recalcitranti si è visto come è andata: una opzione militare preceduta da una campagna mediatica volta a giustificare nei confronti della opinione pubblica l’intervento armato. Alla potenza egemone non importa qualche milione di morti in più o in meno, o la distruzione delle infrastrutture di uno Stato, facendo tornare i cittadini all’età della pietra (magari costringendoli a diventare terroristi), quello che importava, secondo la campagna mediatica, era di liberare i cittadini iracheni dalla minaccia delle armi di distruzione di massa.

    Orbene, lo stesso Roosevelt disse che per dominare un paese occorre dominarne la lingua e il diritto. Per quanto riguarda la lingua stiamo tutti assistendo alla anglicizzazione della nostra terminologia, ma il punto di maggior frizione è la resistenza che il diritto romano fa al sistema di common law. Il sistema giuridico di diritto romano, con le sue leggi, i suoi codici, i suoi testi scritti è in palese contrasto col sistema della giurisprudenza creativa degli Stati Uniti, e crea non poche difficoltà a chi viene dall’America, che non riesce a porvi  sufficiente rimedio mediante clausole di esonero dalla giurisdizione che sempre più spesso vengono inserite nei rapporti con l’oltreoceano. Ivi compreso l’esonero della giurisdizione penale, che ha funzionato peraltro in tanti casi, come ad esempio nella tragedia del Cermis
    Occorre velocemente sottomettere quindi, nel quadro della egemonia globale, il diritto romano al diritto anglosassone, occorre soggiogare il sistema codicistico che ha accompagnato la nostra cultura per millenni, e che hanno inventato i romani con la legge delle XII tavole,.
    E il notariato è il ganglio fondamentale del nostro sistema di diritto romano, ed è il baluardo che resiste al common law, sconfitto il quale il sistema anglosassone dilagherà senza ostacoli.
    Il meccanismo scelto è sempre lo stesso, così come lo vediamo nei conflitti geopolitici più ampi. Prima la campagna di fango mediatica, e poi l’attacco improvviso.
    Per Saddam la campagna mediatica ci narrava di armi di distruzione di massa, per Assad l’uso di armi chimiche, per Gheddafi la repressione contro i suoi stessi concittadini, per l’Afganistan i talebani, per la Yugoslavia il genocidio dei kosovari (sempre con le armi di distruzione di massa che poi non si trovano mai), e ora per il Notariato viene adoperata l’accusa di costare troppi soldi e di estorcere troppo danaro ai poveri cittadini. In attesa che la campagna di fake news permetta politicamente un intervento legislativo contro gli interessi del Paese.

    É meglio il common law?

    Ma qualcuno si domanderà, non è forse meglio il sistema anglosassone di quello del diritto romano? Non voglio addentrarmi in confronti di carattere tecnico, che esulerebbero dai limiti di questa chiacchierata. Posso però dirvi con sicurezza che per introdurre il sistema di common law nel nostro paese occorre azzerare l’intero sistema giuridico esistente. Ricostruire, cioè, tutto da capo, sicché eliminando questo o quel caposaldo del diritto romano, e qui mi riferisco in particolare al notariato, non porta ad una transizione verso il common law, ma solo alla distruzione, con l’eventuale successiva ricostruzione incerta, difficile, e comunque di molto rinviata nelle generazioni.
    Alla potenza egemone non interessa questo aspetto, come non interessava la distruzione della Libia o della Siria, perché eliminare i capisaldi del diritto romano è pur sempre un avanzamento dell’influenza e del potere. Ma noi? Ci conviene? Domandiamo ai libici, agli iracheni, ai siriani, se stanno meglio ora di quando il paese era retto con le loro leggi e in mano ai cattivi Gheddafi, Saddam e Assad.
    Ebbene il sottoscritto, come giurista, non vuole trovarsi nello sfacelo del nostro diritto, nella sopraffazione del più forte nei confronti del più debole, nella disastrosa mancanza di certezza giuridica che mina le basi dell’economia e della vita sociale, e ciò solo per la speranza che un giorno i nostri pronipoti si trovino in un sistema di common law migliore dell’attuale (per lo meno per chi ci crede).

    notaio Massimo d’Ambrosio

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    Chi e perchè vuole colpire il notariato? Riflessioni di un notaio ultima modifica: 2017-04-11T23:03:01+00:00 da notaio



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