• Come lasciare la propria impresa ad un successore capace – Patti di famiglia

    come lasciare la propria impresaIl desiderio dell’imprenditore di lasciare la propria azienda al figlio

    L’imprenditore che ha costruito con i frutti del proprio lavoro e delle proprie fatiche una azienda desidera naturalmente che l’impresa, che rappresenta psicologicamente una specie di “figlio”, e  comunque il risultato di anni di sacrifici continui anche dopo la propria morte. Non si tratta solo di una questione economica, bensì quella di assicurare la continuità del frutto del proprio lavoro intelligente e continuato. Con la vecchia legislazione ciò era quasi impossibile perché i meccanismi successori erano tali da devastare un sereno proseguimento dell’azienda in caso di morte dell’imprenditore o, più semplicemente, in caso del suo desiderio di ritirarsi dal lavoro attivo.

    Ora abbiamo uno strumento, fornitoci dalla legge che ha aggiunto all’art.768 altri sette articoli espressamente formulati al riguardo, uno strumento che risolve (sia pure non tutti)  i problemi di successione dell’azienda.

    Spiace rilevare che nella pratica ancora questo importante strumento di transizione generazionale non è ancora adeguatamente sentito ed applicato.

    I vecchi strumenti ormai sorpassati

    Certamente l’assenza materiale di successori che l’imprenditore consideri capaci a far proseguire con successo l’attività dell’azienda è ancora un problema insormontabile, ma in presenza di un figlio che l’imprenditore consideri adatto, ora la legge consente di affidare l’azienda a costui, superando le problematiche giudiziarie che avrebbero stroncato il proseguimento dell’azienda dopo la morte o il ritiro dell’imprenditore per sua libera volontà o per incapacità fisica. Lo Stato infatti si è accorto che l’elevata litigiosità giudiziaria tra gli eredi dell’imprenditore a causa della previgente disciplina causavano principalmente un danno alla pubblica economia perché impedivano la prosecuzione di aziende che sarebbero state in grado di fornire occupazione e valore aggiuntivo al nostro paese.

    In passato si faceva ricorso ad altri strumenti, più o meno “arrangiati” come, ad esempio, il trust familiare, od altre elaborazioni più complesse che qui non vale la pena neppure di ricordare.

    Ora la norma consente all’imprenditore di preparare per tempo la sua successione nell’azienda, finché è ancora in vita, assicurando all’azienda una continuità al di là della sua persona fisica.

    I nuovi patti di famiglia per la continuità dell’impresa dopo la morte

    Con la normativa ora vigente la stabilità e la continuità della impresa operante nel mercato non vengono lese dai problemi successori, primo tra tutti il principio fondamentale della intangibilità della legittima, colonna portante del nostro ordinamento giuridico.

    Con le nuove norme (art.768 bis c.c.) l’imprenditore può trasferire in tutto o in parte l’azienda o le partecipazioni societarie a uno o più discendenti mediante contratto concluso per atto notarile (art.768 ter c.c.).

    Il meccanismo previsto dalla legge è quello della stipula di un contratto di fronte al notaio a cui partecipino tutti coloro che sarebbero stati legittimari se in quel momento si fosse aperta la successione per morte dell’imprenditore (ivi compreso quindi anche il coniuge). L’imprenditore può quindi scegliere il proprio successore, purché tra i propri discendenti, e trasferirgli quello che vuole, ivi compresa l’intera azienda o la totalità delle partecipazioni societarie. Gli altri legittimari, o meglio tutti quelli che sarebbero stati legittimari, e cioè che avrebbero avuto diritto a pretendere una parte dell’eredità se la successione si fosse aperta in quel momento possono, partecipando all’atto notarile, farsi liquidare una somma (anche attraverso la cessione di beni immobili) da decidere a trattativa privata.

    Non vi sono regole per il valore delle somme (o dei beni) da utilizzare per la tacitazione degli altri legittimari (ipotetici: essendo l’imprenditore ancora in vita) perché la legge prevede addirittura l’assoluta rinunzia di questi soggetti a qualsiasi loro spettanza.

    Non solo, ma la legge prevede che questa assegnazione di beni (ove i legittimari non abbiano rinunciato totalmente, cosa, come detto, assolutamente possibile) può anche essere modificata nel tempo con un successivo atto notarile purché siano presenti tutti quelli che abbiano partecipato al primo contratto stipulato in forma pubblica.

    La grande novità della irrevocabilità e definitività della successione

    E la grande novità della norma è che l’art.768 quater c.c. prevede che quanto ricevuto dai contraenti (sia l’eventuale quota di “tacitazione”, sia l’azienda stessa) non è soggetto a collazione o a riduzione: è quindi un’assegnazione dell’azienda in via definitiva e irrevocabile, prevedendosi oltretutto nel successivo art.768 quinquies c.c. che il patto possa poi  essere impugnato solo per vizio di consenso, e con una prescrizione brevissima,  addirittura di un anno dalla firma di fronte al Notaio.

    Certamente la legge prevede la tutela degli interessi di chi non ha partecipato all’atto notarile, perché non è ammesso il dolo o la frode nei confronti di terzi ignari. Ma il successivo art.768 sexies c.c. limita il diritto degli eventuali legittimari dimenticati perché essi potranno richiedere solo il pagamento di una somma corrispondente alla loro quota, ma non impugnare il trasferimento dell’azienda al successore prescelto dall’imprenditore (art.768 sexies c.c.).

    Potrà essere, ad esempio, il caso dei legittimari non presenti non tanto per essere stati disattesi, quanto, piuttosto, per l’insorgenza di nuovi legittimari, magari neppure conosciuti al momento della stipula dell’atto notarile (ci si riferisce, ad esempio, ai figli naturali riconosciuti successivamente).

    Il contratto con il quale l’imprenditore ha scelto il proprio successore e gli ha affidato le redini dell’azienda potrà certamente essere modificato o sciolto ma, ai sensi dell’art.768 septies c.c. solo con l’intervento delle medesime persone che hanno concluso il primo patto notarile, e quindi togliendo definitivamente la possibilità all’imprenditore di riprendersi l’azienda.

    Il divieto di ripensamenti e di recesso

    La legge, in buona sostanza, consente con estrema sicurezza il passaggio generazionale, rendendo inutili tutti i complessi e tortuosi meccanismi a cui si è fatto ricorso in precedenza, ma lo obbliga a fare una scelta definitiva e irrevocabile nei confronti del successore che, una volta immesso nel comando dell’azienda, deve continuare sotto la sua piena e totale responsabilità.

    Ciò è confermato anche e principalmente dal divieto di recesso del successore che, una volta ponderatamente accettata la responsabilità di continuare l’azienda, deve far onore alla fiducia accordatagli, in quanto non può tirarsi indietro, e potrà recedere solamente se nel contratto principale tutti insieme avevano consentito a concedergli il diritto di recesso, che deve essere però eseguito solo mediante una solenne dichiarazione che il recedente deve presentare a tutti gli altri contraenti certificata, anch’essa, da un atto notarile.

    Non si può negare che la norma lascia scoperti alcuni aspetti secondari, come ad esempio, la mancata previsione di altri possibili successori in una famiglia più allargata, come ad esempio il coniuge, i fratelli e i nipoti, ma, nonostante ciò, la legge merita di essere conosciuta ed applicata molto più frequentemente di quanto non capiti ora.

    L’importanze dello strumento e il rinnovato ruolo del Notaio

    Due ulteriori personali opinioni, a margine di quanto esposto, di cui la prima di critica alla vischiosità delle abitudini giuridiche degli operatori del settore. Nel senso che occorre prendere atto, al più presto, di questo strumento, senza lasciarsi incantare dalle sirene di chi suggerisce operazioni più o meno elaborate che, ormai, non hanno neppur ragion d’essere.

    La seconda considerazione è sulla rinnovata importanza del ruolo del Notaio nei momenti vitali della nostra economia. Solo l’intervento di un professionista qualificato, dotato di rilevante competenza personale e di potere certificatorio rigidamente incardinato nel nostro sistema giuridico può assicurare ai cittadini lo sviluppo garantito e sicuro dei propri affari e il raggiungimento degli scopi più importanti nella vita della impresa.

    Notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara [avatar user=”notaio” size=”medium” align=”left”]

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    Come lasciare la propria impresa ad un successore capace – Patti di famiglia ultima modifica: 2013-12-03T22:00:21+00:00 da notaio



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