• Il conto dedicato, da oggi il notaio si paga due volte

    conto dedicato

    È stato appena introdotto nel nostro ordinamento il “conto dedicato per la professione notarile”. Creato con la Legge 29 agosto 2017 n. 124 ma di fatto diventato operativo da pochi giorni essendo stato necessario attendere la circolare operativa del Consiglio Nazionale del Notariato.

    Tutti ne parlano in relazione al correlativo istituto del “deposito prezzo” di cui ho già trattato in tante occasioni con relazioni e convegni dedicati, e di cui tratterò ancora, ovvero se ne parla in rapporto alla impignorabilità, insequestrabilità, e inesecutività sul danaro del notaio contenuto nel conto dedicato. E di cui pure mi riservo in futuro di darvi qualche notizia. Qui, comunque, un ottimo articolo di Nicola Forte.

    I soldi sono del notaio

    Ma nessuno ha messo in luce il vero elemento rivoluzionario del nuovo conto dedicato dei notai italiani. Orbene, i soldi che si danno al notaio quando firmate di fronte a lui l’assegno al medesimo intestato sono sempre stati (in realtà giuridicamente lo sono tuttora) soldi del notaio. Nel senso che il notaio è obbligato a pagare le imposte del vostro atto a una determinata scadenza, ma se, uscendo dall’ufficio, passa davanti a una gioielleria e decide di fare un regalo alla sua nuova ragazza (non è certo il caso mio) può benissimo mettere le mani in tasca e adoperare il danaro che gli avete dato mezz’ora prima, perché è danaro suo: l’importante è che alla scadenza paghi le imposte del vostro atto, anche se poi magari deve scassinare il cassetto della scrivania della vecchia nonna.

    Le ragioni del conto dedicato

    Ora con l’obbligo del conto dedicato le cose cominciano a non essere più così. I motivi sono due. Il primo, principale, è quello degli interessi.

    Lo Stato ha avuto questa bella idea. Perchè lasciare che i notai lucrino gli interessi di quelle somme che poi dovranno versare al fisco? Facciamogliele mettere in un conto speciale da cui prendiamo le ingenti somme degli interessi e possiamo finalmente finanziare le piccole e medie imprese, aumentando il PIL e facendo progredire finalmente l’economia del Paese. Il secondo: come mai sempre più notai vanno in default?

    Nel senso che “falliscono”, chiudono, scappano con la cassa? Rendiamo la vita più difficile ai notai irreggimentando il meccanismo dell’utilizzo delle somme da destinare all’Erario. Ma si! Che idea intelligente!

    Inutile che mi dilunghi per dirvi che sono enormi sciocchezze tutte e due i motivi. Gli interessi non esistono. La banca non li da più, da tempo, figurarsi per somme che, magari ingenti, vengono però messe in un conto e poi subito dopo ritirate o versate dall’Erario. Altro che interessi!

    Lo Stato su quei conti dovrà pagarci le spese, come facciamo ora noi notai! L’operazione sarà in perdita, nonostante le ottimistiche previsioni inserite tra le future entrate nel bilancio dello Stato.

    Per quanto riguarda il secondo punto, peggio ancora. Perchè i notai disonesti sono rarissimi e i fenomeni incresciosi che effettivamente si segnalano sono dovuti all’impossibilità di sostenere i costi di uno studio notarile con i ricavi dei clienti.

    I notai vanno “in fallimento” perchè oggi i ricavi non sono sufficienti a pagare i costi e le tasse di un’organizzazione che lo Stato vuole che abbiano, e su questa circostanza nessun carteggio burocratico potrà porvi rimedio.

    Nel caso invece di notai che fossero effettivamente disonesti, certo essi non verranno fermati da qualche carta in più che devono conservare nei loro fascicoli.

    Il ritiro delle imposte

    Quindi lo Stato, per i motivi di cui sopra, ha deciso che i soldi che gli dovranno essere versati debbono andare su un conto speciale, il c.d. “conto dedicato”.

    Da lì l’amministrazione delle finanze ritirerà  i soldi che gli spettano. La legge ha previsto una burocrazia inimmaginabile. Dei vincoli complicati, su cui già si sono scritte centinaia di pagine, e sono previste anche ispezioni minuziose al fine di controllare l’osservanza della prescrizione del conto dedicato.

    Le somme per lo studio notarile

    E per le somme invece che non sono del fisco ma che debbono servire al notaio per pagare gli stipendi, l’affitto, le fotocopiatrici, ecc…? Ci sono due possibilità.

    La prima, che apparentemente potrebbe sembrare più semplice, è quella di versare tutto il danaro consegnato dal cliente sul conto dedicato e poi, una volta fatti i conti e pagate le tasse, ritirare il surplus.

    Vi dico subito che questa soluzione personalmente non credo che sarà adottata mai da nessun notaio, e per due motivi.

    Primo motivo è dovuto al fatto che mentre alcune imposte, “le principali”,  sappiamo con facilità fin dall’atto a quanto ammontano, ci sono altre miriadi di imposte minori (la cui somma totale è pure notevole) che non possono essere calcolate con facilità, e comunque non subito. E che fa il notaio, aspetta mesi e mesi per ritirare i soldi con cui deve pagare gli stipendi dei dipendenti?

    La seconda motivazione è che questa operazione di ritiro del surplus è complicata, e bisogna compilare moduli, prospetti contabili, registri, note di contabilità che comportano un costo per il notaio non facilmente sopportabile. Senza contare che – da informazioni raccolte ovviamente da verificare – le banche stanno già adottando interpretazioni restrittive, nel terrore che si tratti di danaro dello Stato che poi fossero costretti a rimborsare, sicchè se il notaio versa sul conto dedicato anche il suo onorario dovrà faticare per riprenderselo.

    Doppi pagamenti, assegni, bonifici, e Pos

    E qual è quindi la seconda (e unica) soluzione che, a mio avviso, verrà adottata da tutti i notai di Italia? Quella del doppio versamento.

    Il notaio cioè al momento del pagamento comunicherà al cliente non solo il costo totale ma quanto di quel costo deve andare sul conto dedicato, sicché il cliente dovrà pagare due volte, frazionatamente, l’intero importo del costo.

    Assegni? Il cliente deve fare due assegni distinti, secondo le indicazioni del notaio che ne verserà uno nel conto dedicato e un altro nel conto normale.

    Bonifici? Il cliente deve fare due bonifici di cui uno sull’Iban del conto dedicato e l’altro sull’Iban del conto normale.

    Pos? Il notaio dovrà munirsi di due pos diversi, uno collegato al conto dedicato e uno collegato al conto normale.

    Da oggi dunque doppio lavoro per il cliente che, se si presenta con un blocchetto di assegni in cui ne è rimasto solo uno, non potrà stipulare, ma si consoli, perchè se per lui è doppio lavoro, per il notaio è triplo, a causa dei registri, delle note, e dei prospetti, che deve compilare come un amanuense.

     

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

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    Il conto dedicato, da oggi il notaio si paga due volte ultima modifica: 2018-01-13T18:30:43+00:00 da notaio



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