• Le contraddizioni dello Stato anti-notarile

    le contraddizioni sul notaioChe la nostra società abbia un atteggiamento contraddittorio nei confronti dei notai è ormai accertato. Da un lato li si dileggia, insinuando che la loro è una funzione facile e semplice, che potrebbe fare chiunque, anche senza preparazione culturale, e certamente senza aver superato il concorso notarile, dall’altro lo sgretolamento della nostra società rende i cittadini sempre più avidi di aiuto e di certezza, di tutela e di tranquillità, che vanno a cercare presso le residue istituzioni che ancora sopravvivono, prima tra tutte il notariato, seguito a ruota dai Carabinieri.

    “Sono solo il notaio”

    Le massime istituzioni dello Stato a volte si divertono ad additare il notaio come personaggio scialbo, che sta li, sordo, cieco e muto, a mettere una “firmetta” senza accorgersi neppure di quello che succede davanti a lui.

    Quante volte avrete letto sul giornale frasi di eminenti personalità che protestano dicendo “io non voglio fare il notaio”, oppure, al contrario, si difendono da qualche cosa dicendo “io sono solo il notaio”, dando così alla parola “notaio” una accezione ritenuta disonorevole dalla categoria, che sa benissimo quale è il cumulo di impegni e di responsabilità nello svolgimento del lavoro.

    Lavoro niente affatto supino o cieco, ma di applicazione di leggi sempre più complesse, e spesso contradittorie e inestricabili, che i notai però, in prima linea, sono costretti ad applicare immediatamente, senza neanche dar loro neppure il tempo della vacatio legis  sempre più spesso sorpassata .

    La sete di certezza dei cittadini

    D’altro canto per la esigenza di certezza di cui ho detto si vogliono attribuire al notaio compiti e responsabilità che di fatto sono solo dicerie giornalistiche, e che non hanno alcun fondamento, né nella legge né nel buon senso. Basti pensare al settore dell’urbanistica o al problema dell’agibilità. Problemi che tutti anelano siano risolti dal notaio senza però che il notaio ne abbia il compito , il potere, o gli strumenti.

    Lasciando da parte i casi limite, come quelli del cliente che torna trafelato dal notaio la settimana dopo l’acquisto per contestare che la presa del bagno non funziona, o l’avvocato che dopo dieci anni dall’acquisto contesta al notaio che in un angolo della casa sono apparse efflorescenze di umidità (fatti a me accaduti), è certo, tanto per fare un esempio, che se il legislatore dice che il notaio deve limitarsi a richiedere una dichiarazione sostitutiva di atto notorio dal venditore relativamente alla regolarità urbanistica, il notaio non ha il potere di mettere in dubbio le sue parole, e non ha gli strumenti, e neppure la capacità per accertarsene.

    Perché anche se il notaio interrompe l’atto e va con il suo metro a misurare i muri della casa del venditore non è in grado di sapere se i muri sono dritti o no.

    Le contestazioni

    La maggior parte delle contestazioni che coinvolgono i Notai nascono quindi per tali motivi insensati, che vengono, per fortuna, quasi sempre fermati dai Tribunali, anche se ogni tanto sfugge qualche sentenza mostruosa, a cui nessuno fa caso, per il semplice fatto che dandogli invece attenzione crollerebbe l’intero sistema giuridico Italiano.

    Che dire poi del prezzo dichiarato in atto? Delle modalità di pagamento? Delle dichiarazioni di possidenza dei requisiti per i vari benefici di legge? E così via, fino alla dichiarazione che il terreno non è stato percorso dal fuoco. Cosa deve fare il notaio? Interrogare il cliente con la lampada sugli occhi? Indagarlo? Intercettare le sue conversazioni?

    Risparmio fiscale = elusione = evasione

    Caso frequente, per continuare negli esempi, in questo periodo di caccia alle streghe, è quello dell’equazione risparmio fiscale = elusione = evasione . Oggi si parte dal presupposto – per me insensato – che qualsiasi atto, ancorché lecito, ma che sia stipulato per ottenere un risparmio fiscale, costituisce un operazione illecita, civilmente, tributariamente, e a volte anche penalmente. Altro che consigliere tributario!

    E il notaio è troppo spesso considerato responsabile, non solo nei casi in cui ha espressamente consigliato l’atto lecito (che diventa illecito nel momento in cui è finalizzato a far risparmiare le tasse) ma anche quando non c’entra assolutamente nulla, perché per la sua condizione di esperto del diritto “non poteva non sapere”.

    Quando l’aspirante acquirente di un immobile di pregio scopre che, per essere stato erede tanti anni prima di un casolare diruto lasciatogli da una zia defunta, ora deve pagare decine di migliaia di euro all’erario per un acquisto come seconda casa, che fa? Anche senza che lo suggerisca il notaio sa bene lui che fare, e cioè dismettere la proprietà del casolare diruto donandola alla moglie, o al figlio.

    Orbene, nel presupposto che qualsiasi atto che miri a raggiungere un risparmio fiscale è un atto illecito, e considerato che l’atto di donazione al figlio viene compiuto nella consapevolezza di donante e donatario per un risparmio fiscale, la donazione è illecita, essendosi le parti determinate a concluderlo esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe (art. 1345 c.c.), e cioè usufruire dell’aliquota agevolata “prima casa” per l’acquisto dell’abitazione principale .

    Chi dona un immobile al figlio per questo motivo – lo si sappia – corre il rischio di essere considerato un evasore fiscale. Ma non solo, perché essendo l’atto compiuto per un motivo illecito (il risparmio fiscale) esso è nullo, e il notaio è pure responsabile disciplinarmente e civilmente nei confronti delle parti e dell’erario. E il 100% dei clienti ci chiede consiglio su quale atto possono porre in essere per pagare meno tasse!

    Salvo poi, ovviamente, che non si tratti di più gravi fatti perché se il risparmio fiscale consiste non solo nel risparmio sulle imposte indirette, ma in un fatto che supera la soglia di punibilità, il padre che ha donato e il figlio che ha ricevuto in donazione dovranno difendersi al Tribunale penale, e naturalmente anche il notaio, e non solo nei casi in cui l’avesse suggerito, ma nella totalità degli altri casi, perché lui, appunto, non poteva non sapere .

    Ovviamente nella speranza che la somma risparmiata dalle tasse venga subito depositata in un libretto postale senza spenderla, perché se viene spesa è un reato di “autoriciclaggio” che coinvolgerebbe quindi anche il notaio.

    E senza prendere in considerazione l’ipotesi del cliente che spende la somma risparmiata dalle tasse per un ulteriore atto illecito, come, ad esempio, per acquistare della droga, perché in quest’ultimo caso il notaio sarebbe certamente coinvolto penalmente anche nel traffico internazionale di stupefacenti.

    Per non parlare poi di Trust, intestazioni fiduciarie, fondi patrimoniali, società estere e vincoli di ogni genere che sono considerati in mezza Italia atti sospetti, tutti, a priori.

    Lo Stato si decida

    Che lo Stato dunque si decida: se siamo solo quelli della “firmetta e via”, spazzi via tutte le stravaganti ipotesi di responsabilità del notaio, se invece vuole incrementare le responsabilità del notaio, ben venga, ed io stesso ho scritto numerose volte che sono d’accordo ed anzi lo auspico, ma lo dica con chiarezza e dia dunque al Notariato i mezzi e gli strumenti per adempiere a questi compiti.

    Così, per ritornare agli esempi precedenti, se il notaio deve fornire una garanzia all’acquirente dal punto di vista urbanistico, dica lo Stato che dobbiamo incaricare i nostri tecnici a fare una previa verifica, obbligando i clienti a pagare le loro parcelle, e se vuole che noi respingiamo con orrore quelli che ci chiedono la soluzione migliore per risparmiare sulle tasse, ci dia la possibilità di avvalerci della polizia giudiziaria, di sottoporre a interrogatorio la clientela, trasmettendo poi i verbali alla A.G..

    notaio Massimo d’Ambrosio

    Le contraddizioni dello Stato anti-notarile ultima modifica: 2017-03-18T17:27:01+00:00 da notaio



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    Categoria: Notai e liberalizzazioni

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