• Cos’è una start-up? Come registrarla da soli senza notaio?

    cosa è una startupCon il termine inglese start-up in passato ci si riferiva solo alla fase di avvio di un’impresa. Il significato proprio del termine è però notevolmente cambiato: oggigiorno identifica esclusivamente una nuova impresa che presenti una forte dose di innovazione e che sia configurata per crescere in modo rapido secondo un business model che sia scalabile (ossia che può aumentare le sue dimensioni – e quindi i suoi clienti e il suo volume d’affari – in modo anche esponenziale senza un impiego di risorse proporzionali) e ripetibile (nel senso che l’idea di business, può essere ripetuta nel tempo non essendo collegata ad un moda del momento o a condizioni passeggere).

    La start-up, una società necessariamente innovativa

    Questo tipo di aziende sono spesso in fase di sviluppo e ricerca sul mercato, oppure di test dello stesso, e sono, nella gran parte dei casi, finanziate da investitori che credono nel progetto e decidono di investirci somme di denaro proprie che vanno dalle poche migliaia sino alle decide di milioni di euro.
    Inizialmente il requisito della innovazione veniva identificato unicamente per imprese operanti nel settore internet o nelle tecnologie dell’informazione. Oggi viene utilizzato anche per altri settori.

    Così oggi start-up è un termine, invero molto inflazionato e usato spesso a sproposito, utilizzato per indicare un’azienda fondata da poco tempo, che normalmente  lavora sul web, alla ricerca di un modello di business scalabile, purchè però ci sia l’avvio di un’attività legata ad un nuovo tipo di business avente valore tecnologico ed innovativo.

    In altre parole avviare un’attività imprenditoriale nel settore della ristorazione, per esempio, non significa creare una start-up ma una società di tipo tradizionale, anche se le vostre padelle sono informatizzate ed hanno il chip sul manico. Una start-up è pertanto necessariamente un’impresa innovativa, sia essa operante nel settore digitale, industriale, artigianale, sociale, o legata al commercio o all’agricoltura, o ad altri settori dell’economia.

    La start-up secondo la legge

    Con la Legge 221/2012 viene introdotta in Italia per la prima volta nell’ordinamento del nostro Paese la definizione di nuova impresa innovativa, ossia la start-up innovativa, che ha quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

    Per questo tipo di impresa viene predisposto un quadro di riferimento articolato e organico a livello nazionale che interviene su materie differenti come la semplificazione amministrativa, il mercato del lavoro, le agevolazioni fiscali, il diritto fallimentare.

    L’impresa “start-up innovativa” può assumere la forma di società di capitali, essendo ammessa la forma della società per azioni, della società in accomandita per azioni, di società a responsabilità limitata anche nella veste di s.r.l. semplificata, oppure di società cooperativa, a condizione che le azioni o le quote rappresentative del capitale sociale non siano quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione.

    La definizione di start-up della legge 179/2012

    La definizione legale esatta della start-up ce la da il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (cosiddetto “Crescita 2.0”), che mi sembra opportuno riportare integralmente qui di seguito, in quanto i requisiti sono così stringenti che le società che possono lecitamente definirsi start-up sono veramente poche:

    « Ai fini del presente decreto, l’impresa start-up innovativa, di seguito «start-up innovativa», è la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti:

    1. LETTERA SOPPRESSA DAL D.L. 28 GIUGNO 2013, N. 76, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 9 AGOSTO 2013, N. 99;
    2. è costituita e svolge attività d’impresa da non più di quarantotto mesi;
    3. ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
    4. a partire dal secondo anno di attività della start-up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro;
    5. non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
    6. ha, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
    7. non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
    8. possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:
      1. le spese in ricerca e sviluppo sono (uguali o superiori al 15 per cento) del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa. Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili. Ai fini di questo provvedimento, in aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up innovativa;
      2. impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 27;
      3. sia titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa. »

    La nuova registrazione delle start-up alla Camera di Commercio

    Come è noto da ieri (20.7.2016) è possibile registrare presso le Camere di Commercio le società definite start-up innovative dalla legge che abbiamo sopra riportato, e ciò  direttamente, senza cioè più passare attraverso i controlli dal notaio, ma con procedure informatiche presso il sito della Camera di Commercio.

    Il tempo ci dirà se la nuova procedura fai-da-te ha funzionato o se saremo invasi da finte start-up innovative, magari con finti soci,  finto oggetto sociale o finto capitale sociale.  Oggi è sicuramente troppo presto per trarre valutazioni, anche se appare da subito evidente che la nuova procedura, anche se ha l’indubbio pregio di non far vedere in faccia l’odiato notaio, non è certo più semplice, occorrendo molti e complessi adempimenti formali, e non è certo più economica, perchè per il compimento delle operazioni – solo teoricamente fattibili in proprio – occorrerà affidarsi ad uno o più professionisti, certo più costosi del notaio.

    Una prima guida alle operazioni che occorre fare per dribblare il notaio e risparmiare la sua parcella è stata diffusa dalle Camere di Commercio, rinvenibile nel sito delle varie CCIAA,  a cui per comodità rinvio in  modo che dalla sua lettura tutti possano valutare come il Governo Renzi ha snellito e semplificato le start-up innovative.

    notaio Massimo d’Ambrosio

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    Cos’è una start-up? Come registrarla da soli senza notaio? ultima modifica: 2016-07-22T17:48:22+00:00 da notaio



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