• Crisi dell’edilizia, crisi del Paese. Ecco che fanno le tasse dissennate

    L’associazione “Confabitare”, Associazione dei proprietari immobiliari, riconosciuta dal Ministero per le Infrastrutture e Trasporti quale Sindacato per la proprietà immobiliare maggiormente rappresentativo a livello nazionale, ha organizzato in Pescara, presso l’ “Aurum”,  un convegno sulla edilizia e sulla casa. Il notaio Massimo d’Ambrosio ha svolto una apprezzata relazione sul tema”Crisi dell’ edilizia, crisi del Paese” che abbiamo l’onore di presentarvi qui di seguito in versione integrale. Potete seguire dal vivo l’intervento del notaio d’Ambrosio cliccando sul video sopra riportato.

    Quello dell’ edilizia è un dramma senza fine che dura ormai da dieci anni senza che si possa intravvedere nessuna luce in lontananza.
    Non è questione di dividerci tra ottimisti e pessimisti, tra chi vede il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, perché ormai il bicchiere non c’è più, è diventato microscopico, e dentro l’acqua non ci può stare.

    L’edilizia è tornata ai livelli dei primi anni ’60, prima ancora cioè del boom economico che ha stupefatto il mondo. Il regresso economico della casa e dell’edilizia è inimmaginabile, perché il mercato della casa è fermo, e l’acquisto delle nuove abitazioni da parte delle famiglie ha subito un crollo valutato in circa cento miliardi di euro, in ciò accompagnato da una contrazione determinante anche nel settore pubblico che ha visto una diminuzione dell’investimento di venti miliardi l’anno circa.

    Le vendite delle case si sono prima rallentate, poi sono crollate. Le banche hanno diminuito fino quasi a bloccare gli affidamenti, anzi hanno chiesto a volte ingiustificatamente dei rientri improvvisi.

    L’edilizia è allo stremo

    Di conseguenza tutte le imprese della filiera edilizia si sono trovate allo stremo, e hanno iniziato a fallire una dopo l’altra. Oggi sopravvivono solo pochi imprenditori, di piccola dimensione, che magari non hanno bisogno del mutuo bancario, e che costruiscono in base a sicure e specifiche esigenze già verificate e determinate con certezza prima dell’inizio della costruzione.

    Altrimenti non c’è speranza, perché il costo di trattenere nel patrimonio le abitazioni costruite e invendute non è sopportabile, in quanto i fornitori devono essere pagati, alle banche bisogna restituire i soldi, e le imprese non possono che cedere, con una distruzione di ricchezza enorme che arriva pure ad avere riflessi umani gravissimi, come il suicidio di diversi imprenditori edili ha dimostrato.

    La disoccupazione nell’edilizia

    Lo tsunami che ha colpito il settore edilizio non ha distrutto solo floride aziende, ma si è abbattuto sulla vita dei lavoratori: si parla di oltre un milione di lavoratori licenziati, con conseguente aumento del sommerso, attraverso precarizzazioni del lavoro mediante la crescita numerica di lavoratori saltuari e collaboratori con indizi crescenti di condizione di irregolarità, come l’aumento esponenziale delle partite IVA dimostrano.

    Le case costano poco

    Il fatto è che le case costano ora pochissimo, in quanto i prezzi si sono abbattuti a volte del 50%. E l’abbattimento del prezzo a volte è stato così forte da scendere al di sotto degli stessi costi di costruzione.

    Certamente in futuro i costi di costruzione diminuiranno anch’essi, ed anzi ci sono già notevoli segnali in questo campo, ma non potranno mai scendere al di sotto di quello standard minimo che dia una sufficiente speranza di ricavo alla impresa edile, se non attraverso il ricorso all’illegalità, come dicevo, o, peggio, al basso livello costruttivo che incide fortemente non solo su elementi accessori, sulle rifiniture, o sugli impianti, ma anche sulla stessa sicurezza degli edifici, proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno, a causa delle recenti sciagure, di una maggiore solidità e garanzia costruttiva.

    Il patrimonio del Paese scompare

    Ciò comporta la volatilizzazione di una fetta importante del patrimonio del paese che, semplicemente, dall’oggi al domani, scompare. Chi con tanti sacrifici ha comperato un immobile spendendo, ad esempio, 200.000 euro, si ritrova oggi ad avere un valore, forse, di solo 100.000.

    Per non parlare dei casi più stridenti, che il sottoscritto, quale notaio, avverte quasi ogni giorno. Se una famiglia ha comperato un immobile ad euro 200.000, magari contraendo un mutuo di 150.000 e mettendoci 50.000 euro di propri risparmi, se deve cambiare casa, magari perché il capofamiglia viene trasferito, ora, rivendendo ad euro 100.000 si trova non solo ad aver perso la somma di euro 50.000 che costituivano all’epoca i risparmi di una vita, ma deve anche continuare a pagare le residue 50.000 alla banca, quale differenza tra il mutuo contratto e il valore a cui è sceso l’immobile.

    Eppure molti preferiscono addirittura questa soluzione, anche senza dover comprare una casa nuova, perché è preferibile avere un debito netto di euro 50.000 nei confronti della banca piuttosto che non, trattenendo l’immobile, continuare ad avere il debito di 50.000 a cui si aggiungono le spese ingenti per mantenere l’abitazione.

    I danni all’indotto

    E non è solo il fallimento delle imprese edili il fattore di estrema gravità, e neppure il progressivo impoverimento della classe media che fatica, giorno per giorno, a pagarsi le spese per mantenersi sulla testa il tetto di loro proprietà privata, perché i danni della crisi edilizia si sono diffusi con ondate sempre più larghe, come vediamo nelle simulazioni dei terremoti, a tutti coloro che stavano vicini al motore dell’edilizia.

    L’edilizia non è fine a se stante, ma ha un indotto gigantesco, in quanto senza nuove case non si comprano mobili, lavatrici, lampadari, automobili, non si aprono nuovi contratti di somministrazione per Enel o gas. È un enorme indotto che segue a ruota il crollo dell’edilizia, e con essa crollano anche gli investimenti e le speranze di tutti quelli che lavorano nell’indotto. Ai danni prodotti al paese dal depauperamento della ricchezza nazionale dovuto al fallimento delle imprese edili e al fuoco che ha divorato le ricchezze della classe media bisogna aggiungere anche i danni prodotti all’indotto, le cui imprese, a seconda di quanto sono vicine all’edilizia, vengono via via distrutte, una dopo l’altra, reimmettendo, a loro volta, in libertà tutti i lavoratori conseguenti.

    edilizia confabitareChe è successo? Perchè la crisi?

    Perché tutto questo? Cosa è successo? Una parte della responsabilità ce l’hanno i provvedimenti legislativi adottati in materia di edilizia che sono nella quasi totalità assolutamente inadeguati, anzi, in molti casi certamente dannosi. Senza considerare i falsi allarmi o le preoccupazioni per il futuro e le incertezze per quello che succederà domani alla casa.

    Sembra proprio che il legislatore, nell’accumulare sulla casa tante e tali norme abbia in mente la falsa idea che l’edilizia in Italia sia una specie di pozzo senza fondo, che è in grado di sopportare complicazioni burocratiche sempre più intricate accettando tranquillamente i problemi conseguenti, come ritardi, maggiori costi, per non parlare degli aspetti illegali.

    La tassazione pesantissima

    Ma certamente la ferita più grave che è stata data all’edilizia in Italia è quella delle tasse. La pressione fiscale sugli immobili, ivi compresa l’IMU oggi è la più alta d’Europa ed è insopportabile. Una ricerca di mercato, ormai del 2015, ma certo ora ancora più attuale, evidenziava come il 70% delle famiglie italiane dichiarava insostenibile l’aumento delle spese per mantenere un tetto sulla testa, e di loro proprietà.

    La pressione fiscale sugli immobili ha reso non più conveniente acquistare o possedere una proprietà immobiliare se non per le proprie immediate esigenze, e, anch’esse, a quale prezzo!

    Le famiglie hanno cominciato ad essere in ritardo con le rate del mutuo, e ad arrancare faticosamente fino alla fine del mese, per garantirsi energia elettrica, riscaldamento, acqua corrente.

    L’evidenza dimostra lo scollamento dalla realtà dei nostri governanti. Da un lato trattano i proprietari di case, che in Italia sono circa il 70%, quali ricchi capitalisti da colpire senza rimorsi, dall’altro ritengono di rifarsi sulla casa per quanto si perde in altri settori, partendo dal principio che la casa è lì, non si può trasferire all’estero come si trasferiscono le fabbriche, non si può nascondere come si nasconde del danaro.

    Sicché il proprietario di una casa oggi è lì, fermo, senza mezzi di difesa, esposto alla rapacità del fisco, che lo attacca sia direttamente che indirettamente, infilandogli le tasse ovunque, dalla nettezza urbana alla bolletta del telefono.

    Avere casa non è più conveniente

    Come criticare la maggioranza degli italiani che ritiene che oggi non sia più conveniente essere proprietari di una casa? Il fatto è che questo modo di sentire, che parte da una saggia e inequivocabile constatazione della realtà, porta tutti a cercare di disfarsi delle proprie abitazioni di cui possono fare a meno, ingolfando il mercato delle vendite.

    Con l’immissione nel mercato di tutte quelle case che i proprietari in passato avevano acquistato felici come saggio investimento pensando che, in ogni caso, avrebbero costituito per loro un riparo economico al momento della vecchiaia, i prezzi si sono abbassati e si abbassano ulteriormente, e con ciò mi riallaccio a tutto quanto ho sopra detto relativamente alla crisi dell’edilizia che sussiste in quanto i prezzi sono drasticamente scesi.

    La diminuzione dei prezzi delle case comporta il depauperamento della classe media e il crollo delle imprese edilizie, come ho già accennato in premessa, ma non si creda che ciò costituisca una maggiore possibilità per le famiglie di possedere la prima casa di abitazione.

    Perché al crollo dell’edilizia e al depauperamento della ricchezza nazionale consegue anche il crollo del potere di acquisto delle famiglie italiane, il quale unitamente alle difficoltà di ottenere credito dalla banca, fa sì che la differenza tra le proprie disponibilità economiche e i prezzi delle case, ancorchè di gran lunga ribassati, costituisca un divario ancora più forte di quello che sussisteva prima della crisi.

    Oggi, con i prezzi delle case ridotti al 50% una famiglia ha molte più difficoltà a comprare una casa di quando i prezzi erano al doppio del valore!
    L’impatto sociale della crisi dell’edilizia è quindi enorme, perché coloro che hanno comprato casa in passato hanno certo subito una perdita rilevante, ma adesso, coloro che non hanno ancora comprato casa, si trovano in ben maggiori difficoltà per raggiungere l’obiettivo primario di avere un tetto di proprietà sulla propria testa.

    Il ruolo delle banche

    Qui va detta una parola sul ruolo degli istituti di credito. Forse in passato gli istituti di credito hanno eccessivamente largheggiato nella concessione di mutui? Non lo so, c’è chi lo sostiene, ma certo ora il restringimento del credito nei confronti delle famiglie italiane è una causa gravissima della crisi generale del paese.

    Le statistiche ci dicono trionfalmente che le richieste di mutui sono aumentate, ma quello che bisogna calcolare sono il vero erogato, non i mutui richiesti, né tantomeno le surroghe!

    La cronaca ci dice che le banche ricevono grandi vantaggi sia giuridici che direttamente economici dal governo proprio al fine di agevolare la reimmissione nel mercato di capitali per il credito, ma bisognerebbe che qualcuno ci dicesse quanti di questi vantaggi e di questi capitali sono andati veramente a beneficio delle famiglie, e non siano piuttosto stati utilizzati per coprire altri buchi o per altri investimenti più redditizi!

    Lo scollamento dalla realtà della politica

    Il Governo ci riempie spesso di servizi televisivi o giornalistici ottimistici con i quali si esalta alle stelle la previsione di un possibile aumento del PIL di 0,03 punti percentuali nel trimestre successivo, ma nessuno ci dice poi se dopo tre mesi il PIL sia effettivamente aumentato, e certo nessuno ci dice se il PIL, anche se aumentato dello 0,03 come previsto, nel trimestre ancora successivo sia crollato in misura ben maggiore!

    Questo è l’incredibile scollamento dei nostri politici nei confronti della realtà italiana. Essi hanno bisogno di soldi, da adoperare verso direzioni la cui valutazione esulerebbe da queste brevi parole, e per reperire i soldi la vittima numero uno è sempre la casa perché sta lì, immobile, e non si può trasferire all’estero come il “cattivo” imprenditore, capitalista ed egoista, fa per la propria azienda.

    Innanzitutto ciò non sta diventando neppure più vero perché che il trasferimento all’estero degli immobili sta diventando una realtà sempre più crescente in quanto il mattone non ha certo perso la sua attrattiva, ma l’ha persa solo in Italia, e come? Semplice, chi vuole investire nel mattone ha tutto il mondo a disposizione dove spostare i capitali, acquistare immobili e far fruttare i propri investimenti.

    E poi, principalmente, quello che i nostri politici non riescono a comprendere è che l’talia non ha miniere d’oro, di diamanti, o sterminati giacimenti di petrolio, sicchè le tasse sempre più elevate sulla casa strangolano il paese, uccidono l’economia, distruggono la ricchezza, e nel momento in cui la ricchezza è distrutta e l’economia è a terra non basteranno certo eserciti della Guardia di Finanza o di funzionari dell’Agenzia delle Entrate per trovare i soldi, perchè non ci saranno più.

    notaio Massimo d’Ambrosio

    Cosa ne pensi della drammatica crisi dell’edilizia ? L’articolo ti è stato utile? L’hai trovato interessante? Condividilo sui tuoi social e commentalo con le tue idee o proponi le tue richieste di chiarimento qui di seguito!

    Il notaio Massimo d'Ambrosio vi informa sempre! Votalo con 5 stelle! Grazie!
    [Voti: 15    Media Voto: 5/5]
    Crisi dell’edilizia, crisi del Paese. Ecco che fanno le tasse dissennate ultima modifica: 2017-01-28T18:36:44+00:00 da notaio



    Vuoi interpellare il notaio Massimo d'Ambrosio per un quesito personale?

    Accedi alla sezione quesiti



    Categoria: Info e novità immobiliari

    Articolo precedente:

    Articolo Successivo:


    © Tutti i diritti sono riservati. È vietato qualsiasi utilizzo, totale o parziale dei contenuti inseriti nel presente blog, senza autorizzazione scritta del notaio Massimo d'Ambrosio.

    Lascia un commento