• Tutto quello che c’è da sapere per vincere il concorso e diventare notaio

    concorso notaioSul percorso che porta alla conquista del sigillo notarile molto si è detto e si continua a dire. Bisogna immediatamente sgombrare il campo da equivoci, sfatando il mito che quella notarile sia una casta chiusa.

    Molti pensano infatti che sebbene vi sia un concorso pubblico per diventare notai, in realtà è tutta una questione di successione di padre in figlio, senza lasciare possibilità di accesso a chi non ha in famiglia un notaio.

    Questo luogo comune è sconfessato da un dato certo, ne è prova il fatto che oggi l’82,5% dei notai non è figlio di notaio. Sicuramente in passato era più facile trovare figli che proseguivano la strada del padre ed il loro vantaggio risiedeva e risiede nell’aver potuto frequentare l’ufficio del padre sin da piccoli.

    Questo però resta un vantaggio democratico che è proprio di ogni contesto, ad esempio, il figlio di un idraulico sicuramente riconoscerà più facilmente di un suo coetaneo una chiave inglese da 14, semplicemente perché sarà cresciuto accompagnando di tanto in tanto il papà al lavoro nelle nostre case.

    Sfatato questo mito, oggi ci interessa far luce sul percorso che chi vuol diventare notaio deve intraprendere, precisandosi sin da subito che, oltre al rispetto dei presupposti di legge, per vincere il concorso sarà necessario tanto studio e tantissima dedizione che solo una forte passione può supportare.

    Il percorso a ostacoli verso il sigillo

    Il percorso per diventare notaio si suddivide in tre tappe fondamentali:

    1. Conseguimento della Laurea in Giurisprudenza, senza che sia necessario né scegliere un indirizzo notarile come quelli proposti da alcune Università né conseguire una votazione minima;
    2. Completare la pratica notarile di 18 mesi;

    Una volta conseguita la laurea, è necessario rivolgersi ad uno studio notarile o chiedere al Consiglio Notarile locale al fine di individuare un notaio presso il quale svolgere la pratica. Individuato lo studio, il praticante dovrà iscriversi nel registro dei praticanti e ogni bimestre dovrà consegnare al Consiglio Notarile un certificato firmato dal notaio che ne attesti l’effettivo svolgimento.

    Ci sono alcune agevolazioni per il completamento della pratica. Oggi è possibile anticipare 6 mesi già nell’ultimo anno di università mentre per i funzionari dell’ordine giudiziario e per gli avvocati in esercizio da almeno un anno è prevista una pratica ridotta per un periodo continuativo di 8 mesi (in questo caso il certificato di frequenza da presentare al Consiglio Notarile locale dovrà essere mensile).

    In ogni caso la pratica va completata entro 30 mesi dall’iscrizione.

    Durante il periodo di pratica gli aspiranti notai hanno la possibilità di entrare in contatto diretto con l’attività notarile ma anche di comprendere con maggior consapevolezza quale sia il ruolo del notaio, una figura unica nell’ordinamento giuridico, a metà tra il pubblico ufficiale e il libero professionista. Sarà sicuramente importante affidarsi ad un notaio che abbia interesse a seguire il percorso di crescita del praticante al fine di non rendere vano questo periodo che anticipa il concorso.

    1. Superare il concorso notarile;

    Questo è senza dubbio lo step più duro e impegnativo. Il concorso notarile viene bandito dal Ministero della Giustizia circa una volta l’anno e prevede l’assegnazione di un numero programmato di sedi notarili. Viene considerato uno dei concorsi pubblici più difficili ed è per questo che negli anni sono sorte numerose scuole e corsi che preparano i candidati notai al superamento dello stesso.

    Bisogna precisare però che per sostenere il concorso non è obbligatorio frequentare una delle varie scuole condotte dai Consigli Notarili o una delle scuole private esistenti.

    Possono partecipare al concorso tutti coloro che hanno terminato la pratica entro 45 giorni dalla pubblicazione del bando, termine entro il quale occorre presentare la domanda. Non possono partecipare candidati che abbiano superato i 50 anni.

    Il concorso è a livello nazionale e si tiene a Roma. Si compone di due prove, la prima è scritta e si svolge in tre giorni consecutivi, anticipati da due giorni nei quali si consegnano i codici che verranno utilizzati dai candidati durante le prove, previa verifica della loro ammissibilità da parte della commissione. L’esame scritto si articola in tre prove pratico-teoriche:

    • Atto di ultima volontà (testamento);
    • Atto tra vivi di diritto civile (ad esempio compravendita);
    • Atto tra vivi di diritto commerciale (ad esempio verbale d’assemblea straordinaria).

    Le prove si svolgono in otto ore ciascuna e richiedono non solo la redazione dell’atto richiesto dalla traccia d’esame, si pensi ad un testamento pubblico o ad un verbale d’assemblea di spa, ma anche la motivazione delle scelte giuridiche compiute dal candidato nonché la trattazione teorica degli argomenti inerenti al caso in esame. Si noti che la commissione, prima dell’inizio di ciascun giorno d’esame, redige per ciascuna prova tre tracce tra le quali poi verrà estratta a sorte una sola che verrà letta ai candidati.

    Il candidato per poter passare il concorso dovrà consegnare tutte e tre le prove scritte che verranno valutate non singolarmente ma nel loro complesso dalla commissione. All’esito della correzione, senza che la commissione possa sapere il nome del candidato di cui correggono l’elaborato, in virtù di un sistema che ne garantisce l’anonimato e elide il rischio di favoritismi, verrà pubblicato il risultato (a distanza di circa un anno) con l’elenco degli ammessi alle prove orali.

    Per poter passare la prova scritta è necessario raggiungere un punteggio minimo di 105/150. Si consideri che non è possibile tentare il concorso notarile all’infinito; in effetti, oltre i limiti d’età, è previsto un limite massimo di consegne oltre il quale non è più possibile parteciparvi. In passato tale limite era fissato in tre consegne, oggi è stato portato a cinque anche al fine di controbilanciare il livello di difficoltà che tale concorso comporta.

    L’esame orale, invece, verte su tre distinti gruppi di materie:

    • Diritto civile, diritto commerciale e volontaria giurisdizione, con particolare riferimento agli istituti che coinvolgono l’attività notarile;
    • Disposizioni sull’ordinamento del Notariato e degli archivi notarili;
    • Disposizioni concernenti le imposte indirette, ovvero quelle che riguardano l’attività notarile.

    Sostenuta anche la prova orale termina la fase centrale del concorso notarile anche se la legge dispone che gli aspiranti notai debbano compiere ancora alcuni step prima di terminare il lungo percorso verso il sigillo.

    E dopo il concorso?

    Una volta superata con successo anche la prova orale, ai futuri notai si richiede anche un periodo di 120 giorni di tirocinio obbligatorio (o meglio detto di “affiancamento”) presso uno o più notai che devono certificarne la durata. Lo scopo del legislatore è quello di mettere in condizione il concorrente che abbia superato la prova orale del concorso di compiere una pratica effettiva e più consapevole accanto ad un notaio già in servizio.

    Può essere considerata una pratica notarile rinforzata per l’aspirante notaio il quale si trova nella fase che va dal superamento delle prove del concorso alla nomina in una determinata sede. In particolare, al termine del concorso viene stilata una graduatoria finale, in base alla quale viene assegnata a ciascun vincitore una sede presso la quale sono tenuti ad aprire uno studio entro 3 mesi.

    La vera e propria nomina si ottiene con un provvedimento ministeriale a seguito della quale al neo-notaio verranno consegnati il sigillo nonché la firma digitale così da poter iniziare la propria attività. Nello studio dovrà depositare e conservare gli atti, i registri e i repertori notarili secondo quanto prevede la legge notarile.

    Da tutto quanto detto è evidente che il percorso per diventare notai è estremamente lungo, basti pensare che dal giorno del concorso alla consegna del sigillo possono passare quasi due anni (senza considerare tutto il periodo che precede il concorso stesso) ed è per questo motivo che l’unico vero consiglio che si può dare a chi intenda intraprendere questo percorso è quello di ricercare la costanza e la passione nello studio perché solo così sarà possibile trovare la forza e la dedizione per raggiungere il tanto agognato sigillo. Stupenda e veritiera la canzone dell’aspirante notaio.

    Come in tutti i casi della vita, anche per il concorso notarile avere una certa dose di fortuna sicuramente aiuta. È possibile che la commissione commetta degli errori nella correzione o che il commissario chiamato a valutare l’elaborato quel giorno sia particolarmente severo perché magari ha litigato con la moglie la sera prima. Certo è che anche la fortuna è un elemento democratico che tocca tutti nello stesso modo e in ogni momento della vita. Resta il fatto che per poter diventare notai la parola d’ordine è una sola: studiare, studiare, studiare.

    notaio Massimo d’Ambrosio

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    Tutto quello che c’è da sapere per vincere il concorso e diventare notaio ultima modifica: 2019-01-03T15:58:20+00:00 da notaio



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    4 Commenti su “Tutto quello che c’è da sapere per vincere il concorso e diventare notaio

    • Francesca Bianchi ha detto:

      Laureata pari a pieni voti con lode, studio da anni in modo indefesso, lavoro part time in uno studio notarile, quello presso cui ho fatto pratica, e ho frequentato scuole nelle cui prove mi cimento pure bene. Eppure sono ancora qui. Non demordo, la mia vita è andata avanti e non si è (per fortuna) fermata. Mi sono sposata, ho avuto un figlio e prima, tanto per dire, studiavo mentre lo allattavo. Ho partecipato all’ultimo concorso incinta di sette mesi, senza arrendermi o sfiduciarmi, e mi sono vista uno scenario da dimenticare, un concorso che si è deteriorato nel tempo. Codici bloccati perché ‘un richiamo normativo (sono ammessi dal bando) va bene, due è un commento’ (cito un commissario della mia fila che si rivolgeva alla ragazza prima di me), matite non ammesse (il perché della restrizione è tuttora sconosciuto), secondini con potere di espellere (cosa mai vista). A questo si aggiunga che le correzioni in corso fanno stimare che su 300 posti ne verranno coperti più o meno 100, forse per bilanciare un altro concorso ‘sbagliato’, in cui hanno promosso di tutto di più. Ho fatto una grande fatica per questo? Lo racconterò a mio figlio quando sarà grande? Non lo so, di sicuro, con mia grande tristezza, non gli farò fare questa strada, pur amando la professione. Non è una casta nel senso che solo il figlio di notaio diventa tale (ho un validissimo compagno di studi che è la prova provata di questo, anche lui ancora in attesa dell’agognato sigillo, pur provenendo da una dinastia di notai), ma l’accesso alla professione con il contagocce ha delle mancanze sempre più rilevanti che il notariato si rifiuta di affrontare. Troppo poco sento parlare il CNN dell’argomento, probabilmente ‘felice’ che la scrematura sia così importante, scrematura che però non sempre fa rima con bravura. A questo si aggiunga che a volte (è capitato a me e anche ad altri valenti aspiranti notai, alcuni già dall’altra parte della barricata) la bocciatura arriva sulla sola prima prova, per evitare impugnazioni davanti al TAR, per motivi di merito che hanno un fondamento limitato (scarsa motivazione di una scelta, il candidato non ha trattato un certo aspetto di un argomento e via discorrendo, cosa, tra l’altro, che ben può accadere nel momento in cui mi si chiede di parlare della trasformazione delle società, oggetto di monografie consistenti). Non parliamo poi della poco ortodossa pratica della sostituzione dei commissari. Basta guardare le note di aggiornamento del ministero di giustizia per vedere che gran parte della commissione cambia in corso d’opera. Posso forse aspettarmi equità di giudizio in questo? Lo spero, la mia fede è incrollabile
      , ma il mio cervello a volte mi riporta alla più cupa realtà. Quanto all’argomento scuole, soprattutto private, sono anch’io caduta nel circolo vizioso delle tracce, a volte puri virtuosismi giuridici, in cui conta di più ‘tizio ha detto che si fa così, Caio ha detto che si risolve cosà’, giustificando un approccio casistico dei candidati che dimentica il diritto e il ragionamento vero, a favore delle soluzioni quasi impartite dalle scuole, che però influenzano pure le commissioni di concorso. Non che sia così ovunque, per fortuna, ma rilevo questo dato abbastanza spesso. Che dire, spero di avere anche fortuna. Sì, fortuna. Perché se all’inizio pensavo che contasse solo lo studio, adesso mi sono resa conto che serve anche altro e che l’alea a volte la fa proprio da padrone.

      • notaio ha detto:

        Veritiero e drammatico resoconto. L’alea, che c’è, come pure ho scritto, è comunque presente in tutte le avventure della vita. Occorre accettarla. Stia comunque per il resto tranquilla, forse è stata fortunata: il concorso è rimasto difficilissimo, come sempre, ma le soddisfazioni della professione non sono più in equilibrio con i sacrifici pre- e post- concorso

    • Francesca Bianchi ha detto:

      Sicuramente la fortuna ha un peso non indifferente in tutte le scelte della vita, anzi, a volte pure nelle non scelte (si pensi alla salute). Ad ogni modo, nessun lavoro è più come prima. Vengo da una famiglia di dentisti da tre generazioni e il lavoro e le soddisfazioni sono cambiati tantissimo…in peggio. Ho amici architetti o ingegneri costretti ad andarsene per lavorare dignitosamente, mio marito è medico ospedaliero e lavora almeno venti ore in più a settimana, che non verranno mai retribuite in alcun modo (lui lo chiama ‘il mio volontariato’), ha una turnistica massacrante e una retribuzione da fame, per la difficoltà degli studi che ha affrontato e la responsabilità che ha, sicuramente superiore a quella di molte altre categorie, quella notarile compresa. Per quanto vada tutto a rotoli, il lavoro del notaio rimane tra quelli che ancora funzionano e che un minimo di soddisfazione la danno. Questo spiega l’indubbio ‘protezionismo’ di categoria. Ho compagne di studi che sono già magistrati, a fronte di numerosi tentativi falliti per diventare notai. Io insisto; ‘me lo posso permettere’, come dice mio padre. Cosa anche questa sbagliata. E comunque rimango spiacevolmente colpita nel vedere che il famoso concorso del 2018 ha prodotto nell’ultimo mese su 114 candidati corretti ben 5 idonei. Cinque. Percentuali così non se ne sono mai viste. E il notariato tace. Non penso che noi si sia tutti incapaci. Non mi viene nemmeno da chiamarla ‘fortuna’. Qualcosa è stato ampiamente sbagliato e nessuno se ne assumerà la responsabilità. Nelle scuole diranno che è colpa dei magistrati cattivoni e pazienza. Intanto io e tutti gli altri candidati abbiamo buttato fatica (tanta) tempo e denaro dalla finestra.

      • notaio ha detto:

        I medici sono in situazione vergognosa. Il Paese è allo sfascio, se non sopravviene presto il “boom economico” di cui parlano i nostri governanti. E’ stato addirittura necessario elaborare anche la c.d. “medicina difensiva”. Delle percentuali di superamento al concorso notarile attualmente in essere non so nulla. Se è bassa, ed è più facile diventare magistrati, come mi dice, comunque, a mio avviso dimostra la severità del concorso e la sua resistenza a raccomandazioni e pressioni indebite.

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