• Il divieto assoluto del patto commissorio

    usuraio patto commissorioIl patto commissorio è un accordo tra debitore e creditore con il quale il debitore, a garanzia della soddisfazione di un proprio debito, mette a garanzia del creditore un proprio bene, con l’intesa che, in caso di mancato pagamento, detto bene passerà in proprietà del creditore.

    Il divieto assoluto del patto commissorio

    Nel nostro ordinamento il patto commissorio è espressamente vietato dall’art. 2744 c.c., nel quale si prevede la nullità del patto con il quale il debitore e creditore convengono che, in mancanza di pagamento del debito nel termine stabilito, la cosa ipotecata o data in pegno diventi di proprietà del creditore, anche nel caso in cui il patto sia successivo alla costituzione dell’ipoteca o del pegno.

    Il principio espresso da questa disposizione è poi ribadito con riferimento al contratto di anticresi, nell’art. 1963 c.c., norma che contiene il divieto del patto commissorio e la nullità dell’accordo con cui si conviene che la proprietà dell’immobile passi al creditore in caso di mancato pagamento del debito.

    Infatti lo strumento che l’ordinamento giuridico riconosce al creditore ipotecario o pignoratizio per soddisfarsi sui beni del debitore è quello dell’espropriazione forzata mediante le forme del processo esecutivo con cui si procede alla vendita forzata del bene ed alla successiva soddisfazione sul ricavato della vendita, ma non certo il trasferimento direttamente in capo al creditore.

    La ratio del divieto del patto commissorio

    La ratio sta innanzitutto nell’esigenza di tutelare gli interessi del debitore, i quali possono essere pregiudicati sia da un accordo pregiudizievole, sia dalla coartazione esercitata dal creditore, che dalla possibile sproporzione tra l’ammontare del debito e il valore del bene venendo in tal modo il creditore ad ottenere più di quanto di sua spettanza, ma anche dalla necessità di rispettare la par condicio creditorum senza creare cause di prelazione non previste dall’ordinamento.

    Attualmente tale accordo è formalmente in disuso e, nella prassi, da sempre ci si imbatte piuttosto in accordi conclusi sotto altre forme che, per conservare l’efficacia, celano l’intento fraudolento del patto commissorio.

    Ma la giurisprudenza ha più volte affermato che il divieto di patto commissorio è riferibile ad ogni negozio, pur astrattamente previsto e consentito dall’ordinamento (come ad esempio una compravendita), che abbia l’effetto pratico di sottomettere il debitore alla pretesa del creditore il quale, in caso di mancato pagamento del debito, illecitamente consegue il diritto di proprietà su di un bene del debitore.

    Il divieto deve quindi essere interpretato come diretto a sanzionare un preciso risultato giuridico ed economico e non i mezzi che vengono concretamente adottati per conseguirlo. Il divieto è inteso, secondo la tesi prevalente, come volto ad impedire che, attraverso qualsiasi strumento negoziale, si realizzi la preventiva destinazione del bene al soddisfacimento del creditore per l’eventualità che l’obbligazione non venga adempiuta.

    La Corte di Cassazione

    Le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno infatti affermato la nullità per frode alla legge delle alienazioni, seppur immediatamente traslative, poste in essere a scopo di garanzia sulla base della considerazione per cui il trasferimento, sebbene immediato, è provvisorio e diviene definitivo solo in caso di inadempimento del debitore-venditore. Tale impostazione ha ricevuto larghi consensi in dottrina e giurisprudenza ed è, allo stato, ancora la tesi predominante. Ne rappresenta conferma l’intervento della Cassazione (Cass., sez. II, 7 settembre 2009, n. 19288), in cui viene ribadito pedissequamente l’orientamento espresso dalla Sezioni unite più di venti anni or sono: “La vendita con patto di riscatto o di retrovendita, anche quando sia previsto il trasferimento effettivo del bene, è nulla se stipulata per una causa di garanzia (piuttosto che per una causa di scambio) nell’ambito della quale il versamento del denaro, da parte del compratore, non costituisca pagamento del prezzo ma esecuzione di un mutuo ed il trasferimento del bene serva solo per costituire una posizione di garanzia provvisoria capace di evolversi a seconda che il debitore adempia o non l’obbligo di restituire le somme ricevute, atteso che la predetta vendita, in quanto caratterizzata dalla causa di garanzia propria del mutuo con patto commissorio, piuttosto che dalla causa di scambio propria della vendita, pur non integrando direttamente un patto commissorio vietato dall’art. 2744 cod. civ., costituisce un mezzo per eludere tale norma imperativa ed esprime perciò una causa illecita che rende applicabile all’intero contratto la sanzione dell’art. 1344 cod. civ.”. D’altronde – sottolinea la Corte – “la vendita con patto di riscatto o retrovendita non incorre nel divieto di patto commissorio qualora venga accertata l’inesistenza, a base del trasferimento, di un rapporto di debito-credito tra le parti del contratto e quindi la mancanza di uno scopo di garanzia”.

    notaio Massimo d’Ambrosio

    Cosa ne pensi del divieto del patto commissorio? L’articolo ti è stato utile? L’hai trovato interessante? Condividilo sui tuoi social e commentalo con le tue idee o proponi le tue richieste di chiarimento qui di seguito!

     

    [Voti: 2    Media Voto: 5/5]
    Il divieto assoluto del patto commissorio ultima modifica: 2017-03-02T13:53:08+00:00 da notaio



    Vuoi interpellare il notaio Massimo d'Ambrosio per un quesito personale?

    Accedi alla sezione quesiti



    Categoria: Info e novità notarili

    Tag:, , , , ,

    Articolo precedente:

    Articolo Successivo:


    © Tutti i diritti sono riservati. È vietato qualsiasi utilizzo, totale o parziale dei contenuti inseriti nel presente blog, senza autorizzazione scritta del notaio Massimo d'Ambrosio.

    Lascia un commento