• Firma digitale senza notaio per le società? No grazie!

    Il notaio e la firma digitale per le società

    Il notaio – statuetta di presepe di arteinmovimento.it

    I notai italiani sono abituati a leggere, specie nei quotidiani, articoli giuridicamente strampalati, e sono pure abituati a leggere attacchi contro il controllo notarile da parte di chi vuole confezionarsi contratti caserecci per conto suo senza rendere conto a nessuno, né al fisco né tampoco al controllo statale.

    L’articolo di Italia Oggi

    Sorprende però che questa volta sia il quotidiano “Italia Oggi” a dedicare l’intera pagina 30 della edizione del 12.12.2017 un’interpretazione infondata dell’art. 11 bis del D. L. 16.10.2017 n. 148 (Gazzetta Ufficiale 16.10.2017 n. 242). E oltretutto attraverso un attacco al notariato tanto incomprensibile quanto infondato.

    Il sentimento anti-notarile, che è stridente in un quotidiano che dichiara di avere come lettori liberi professionisti, mi sembra palese nella immediatezza. Nel titolo – tanto per cominciare – si parla infatti di atti societari “senza visto notarile”, umiliando la categoria notarile che viene retrocessa al ruolo di appositore di “visto”, dimenticando che i notai sono quelli che formano gli atti, li scrivono, li elaborano, assistendo il cliente in tutte le fasi della loro manifestazioni di volontà, e anche dopo. Nel richiamo sotto al titolo si parla poi del grande successo di poter redigere atti “senza passare dal notaio”, rappresentando – anche qui –  l’impressione che il notaio stia lì, in piedi, ottusamente, e che si limiti a declamare di fronte a tutti quelli che passano davanti a lui: “Chi siete? Quanti siete? Un Fiorino!”

    Senza contare che Italia Oggi, in quell’articolo,  amplifica le dicerie anti-notarili sostenendo la tesi che la legge avrebbe come fine di “generare un notevole risparmio in termini di oneri economici per l’imprese” con ciò dimenticandosi che tutte le altre categorie professionali, se chiamate allo stesso compito del notaio, chiedono parcelle di gran lunga superiori (ovviamente quando riescono a farsi pagare).  E’ la solita argomentazione che ripetono tutti quelli che vogliono convincere i lettori a fare a meno del notaio e dei controlli di legalità.

    La sorpresa della fonte

    Ma la mia grande sorpresa deriva dalla circostanza che un’intera pagina di informazioni sia stata pubblicata su un giornale che vuole una sua autorevolezza, e che la cerca tra i professionisti, anzi che si pone, addirittura, come concorrente del quotidiano Il Sole 24 Ore, il quale, invece nella giornata di oggi, pubblica un articolo sullo stesso argomento che dice, giustamente, esatto contrario di quanto detto dal quotidiano “Italia oggi”, ribadendo che la legge dianzi citata non vuole affatto dire che il legislatore ha inteso abrogare un paio di centinaia di articoli del codice civile, come sostiene di fatto Italia Oggi.  E’ evidente che il Sole 24 Ore ha dato informazioni opposte dopo aver ben riflettuto.

    Perché questo sentimento anti-notarile?

    Non vorrei proprio uscire fuori tema, ma certamente a questo punto ci sarebbe da domandarsi se ci siano fini strategici a spingere i lettori verso convinzioni infondate.

    Rilevo al riguardo che Il Sole 24 Ore pochi giorni fa ha persino pubblicato un interessante articolo dal titolo “Sir Messina Denaro sbarca a Downing street”, che mette in luce come nei paesi anglosassoni la mancanza di controlli notarili in campo societario conduce a incredibili vantaggi verso la criminalità organizzata, e produce danni economici rilevanti alle persone oneste e agli imprenditori corretti.

    Mentre, invece, Italia Oggi – che opposto punto di vista! – ignora il danno che colpirebbe il paese eliminando i controlli statali sull’attività societaria, e addirittura sembra trovarlo profittevole, tantochè appena viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale una legge che, in un’affrettata interpretazione, potrebbe far pensare a un’abrogazione dei controlli dello Stato sull’attività societaria corre a darne notizia al lettore.

    La interpretazione autentica

    Perdonate la digressione filosofica e torniamo all’aspetto giuridico concreto. L’art. 11 bis predetto dichiara che “tutti gli atti di natura fiscale”……. “possono essere sottoscritti con firma digitale”. Una quantità di articoletti che in passato hanno sostenuto ingiustificatamente che la firma digitale sia in antitesi ai  controlli del notaio hanno – secondo me – fatto evidentemente breccia, sicchè la possibilità concessa dal legislatore con quella legge di utilizzare la firma digitale per determinati atti viene considerata tout court come una abolizione dei controlli statali che in Italia sono svolti dal notaio, e non da altri.

    Già “La Stampa” ebbe a dichiarare in un articolo di Luigi Fruscione e Benedetta Santacroce che “sembra chiaro che così com’è formulata la norma non sembra di per sé idonea a incidere sulle attuali modalità di gestione dell’atto e che la sottoscrizione digitale non è altro che una forma di redazione telematica del documento”.

    Ma Il Sole 24 Ore ha oggi pure rincarato la dose e ha descritto in maniera precisa la corretta interpretazione dell’art. 11 bis, mettendo in luce che la nuova disposizione “non incide sull’applicazione della norma del codice civile” e precisando pure che “appare evidente che le rigorose norme civilistiche non vengono in alcun modo intaccate dalla possibilità di utilizzo della firma digitale, in quanto sarà necessario, ad esempio, ai fini di validità dell’atto di trasformazione, redigerlo con le forme dell’atto pubblico”. Ne è controprova, riporta sempre Il Sole 24 Ore, che in una delle originarie formulazioni della legge le parole “sottoscritti con firma digitale” dovevano essere sostituite con le parole “stipulati con atto pubblico informatico”.

    Tra l’altro l’articolista de Italia Oggi non considera che il controllo notarile in materia societaria è richiesto espressamente dagli artt. 102 e 148 della direttiva n. 1132/2017 che si riferisce espressamente alla competenza del notaio, laddove non sia previsto un altro tipo di controllo preventivo magari giudiziario. E che quindi, per abrogare il controllo notarile di legalità, dobbiamo prima inventarci un altro tipo di controllo da parte di altri organi dello Stato.

    Gli atti di natura fiscale

    Addirittura l’articolo che abbiamo segnalato non si rende conto che l’art.11 bis sulla introduzione della firma digitale si riferisce esplicitamente a “tutti gli atti di natura fiscale”. Orbene, passi pure il considerare di natura fiscale la costituzione della impresa familiare che, secondo la legge, non è un atto necessariamente notarile, ed è richiesto in forma notarile solo dalla normativa fiscale, ma come si può attribuire valore di “atto di natura fiscale” alle trasformazioni, scissioni e fusioni societarie?

    La firma digitale

    La verità è che il Notariato è il primo a riconoscere l’importanza delle nuove metodologie digitali, prima tra tutti la firma digitale. Proprio in questi giorni i giornali hanno pubblicato la notizia di un acquisto di un importante albergo di Praga compiuto a distanza con la cooperazione di un notaio di Praga ed uno italiano attraverso gli strumenti della firma digitale, acquisto che senza di essa, non sarebbe stato possibile concludere.

    Il Notariato italiano è il primo a volere la firma digitale, e plaude che l’art. 11 bis abbia esteso la possibilità di suo utilizzo ad un’altra serie di atti, ma ciò non vuol dire che siano crollate tutte le normative in materia notarile, di controllo del notaio e dello Stato. La Stampa nel suo articolo  dianzi citato portò correttamente ad esempio l’art. 2500 del codice civile in materia di trasformazione societaria, concludendo che è evidente che l’atto deve essere in ogni caso redatto in forma pubblica (anche se si utilizza la firma digitale) e che l’atto in forma pubblica “non sembra essere messo in discussione dal fatto che lo stesso, nel suo contenuto, possa essere sottoscritto con firma digitale”.

    Una considerazione finale

    E adesso permettetemi un “pistolotto finale” per il lettore che si lascia ubriacare dagli articoletti low-profile che sostengono il vantaggio del “fai da te” sulla contrattualistica in generale: non vi illudete di avere dei vantaggi coi “fai da te” caserecci.

    Il risparmio non c’è, salvo ovviamente nella ipotesi che il vostro commercialista vi faccia il lavoro gratuitamente, ma in ogni caso vi espone a rischi gravissimi, perché se decidete di comprare una quota di s.r.l. dovete pagare subito il venditore ma non sarete mai sicuri che effettivamente l’avete comperata, perché la firma digitale vi garantisce solo che qualcuno, da qualche parte, ha inserito in un pc una smartcard e che un ditino ha digitato sulla keyboard un Pin, ma non vi dice certo se queste operazioni siano state fatte veramente dal venditore, se il venditore era cosciente, se non era stato ingannato o aveva mal compreso l’operazione.

    Giustamente i commercialisti più accorti preferiscono che le cessioni di quote continuino a farle i notai perché non è simpatico lavorare per un cliente che viene solo col desiderio di non pagare, e perché non è piacevole essere sospesi sotto la spada di Damocle di un ripensamento del cliente, che poi magari accusa il professionista di aver abusato della fiducia concessagli, come, purtroppo, capita sempre più frequentemente.

    notaio Massimo d’Ambrosio

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    Firma digitale senza notaio per le società? No grazie! ultima modifica: 2017-12-14T13:31:39+00:00 da notaio



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