• La fine del fondo patrimoniale. Leggi le novità e scioglilo subito!

    fine del fondo patrimonialeLa  moda del fondo patrimoniale

    I fondi patrimoniali che ho costituito nella mia carriera di notaio possono contarsi sulle dita delle mani. E in quei rari casi in cui sono stato costretto dalla pervicace volontà dei clienti a stipulare il fondo (il notaio è obbligato a prestare il suo ministero ex art. 27 L.N.) ho richiesto una dichiarazione che essi erano ben consci che la costituzione del fondo patrimoniale non garantiva il raggiungimento di finalità diverse da quelle proprie dell’istituto.

    Nonostante ciò il fondo patrimoniale è andato follemente di moda per cercare di ripararsi dai debiti della propria azienda, della professione, e dai mutui che non si riusciva a rimborsare.

    Errate opinioni sul fondo

    La falsa credenza deriva dall’art. 170 del c.c., che dice: “l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”. L’articolo del c.c. ha fatto credere ai più superficiali che ci fosse una specie di “blindatura” sicché il fornitore che non era stato pagato rimaneva a bocca asciutta.

    Ebbene tutti si sono dimenticati che la costituzione del fondo patrimoniale è un atto di liberalità a titolo gratuito, sia che si tratti di fondo patrimoniale con trasferimento dei beni, sia che si limiti a mettere a disposizione dei bisogni della famiglia i soli frutti. Cos’è un atto di liberalità a titolo gratuito? Una donazione.

    Orbene quando si hanno creditori qualcuno pensa di poter porre al riparo i propri beni donandoli ai figli? Certo che no, conosciamo tutti il meccanismo della revocatoria. La costituzione del fondo patrimoniale è la stessa cosa. Una donazione ai propri figli e alla propria famiglia che non può reggere di fronte al principio che la legge preferisce chi deve avere il denaro piuttosto di chi ha ricevuto gratuitamente dei beni.

    Senza contare poi che la revocatoria colpisce addirittura anche i trasferimenti a titolo oneroso!

    In sostanza la costituzione del fondo patrimoniale aveva (ed ha) la sola funzione di far guadagnare un po’ di tempo dalle pretese del creditore, ma anche ciò con notevole controindicazioni, perché il vincolo sul bene impedisce, nel momento che si avvicini il fatto drammatico, la giusta possibilità di compiere manovre straordinarie in extremis più proficue.
    Si veda comunque più in dettaglio quanto abbiamo già scritto sull’argomento della tutela dai creditori.

    Cancellato il fondo patrimoniale

    Con tale  mio ultimo titolo annunciavo la nuova norma del Dl. 83/15 che di fatto spazzava via il fondo patrimoniale assieme alle donazioni, ai vincoli e ai trust perché ivi si prevedeva che entro un anno dalla costituzione del fondo patrimoniale (o degli altri vincoli) chiunque, e cioè qualsiasi creditore, indipendentemente da qualsiasi credito potesse vantare, aveva il diritto di procedere subito all’esecuzione forzata iscrivendo pignoramento sui beni del debitore.

    E’ evidente che l’art. 170 del c.c. veniva spazzato via totalmente perché in applicazione della norma è stata eliminata la distinzione tra beni destinati ai bisogni della famiglia e beni professionali e/o imprenditoriali. Entro l’anno dalla costituzione il fondo, in pratica, non esiste più.

    Questi concetti li ho espressi nel mio scritto a cui vi ho rimandato che, ad oggi, ha suscitato moltissimo interesse essendo stato consultato da quasi 51 mila lettori (spero non tutti titolari di fondo patrimoniale).

    Concludevo in quello scritto con una piccola nota positiva mettendo in luce la durata temporale modesta (un anno dalla costituzione del fondo) prevista dalla norma, anche se si tratta di un anno importante perché nessuno costituisce il fondo patrimoniale per difendersi da eventuali rischi quando i rischi sono molto lontani.

    Il colpo di grazia al fondo patrimoniale

    Ma la gioia (molto relativa) per questo limitato effetto temporale della norma è durata ben poco. Con il DL 83/15, trascorso l’anno, si poteva tornare a sperare di potersi opporre alla richiesta di revocatoria da parte del creditore (sia pur con i modestissimi effetti che ho narrato all’inizio).

    Ora oltre al legislatore è intervenuta la Corte di Cassazione che in numerose sentenze ha interpretato in maniera completamente diversa da quanto si credeva il contenuto dell’art. 170 del c.c. . Esso veniva interpretato come discrimen tra due tipi diversi di obbligazioni. Da un lato i bisogni immediati della famiglia (una vacanza, l’istruzione dei figli, una seratina al ristorante etc.) dall’altra i veri debiti per l’attività professionale e imprenditoriale. No!

    La Corte di Cassazione (vedasi ad es.: Cass. 24 febbraio 2016 n. 3600) ha iniziato con numerose sentenze, una dopo l’altra, a precisare che il concetto di “bisogni della famiglia” deve intendersi in maniera molto più ampia, e cioè come finalità principale della vita del soggetto e della sua famiglia a cui sono preordinate le attività lavorative, professionali e imprenditoriali.

    In sostanza si domanda la Cassazione, perché un imprenditore mette su un’azienda o un’impresa e inizia ad intessere rapporti commerciali con altri soggetti? E risponde: per ricavare un reddito da utilizzare per migliorare la propria situazione economica e quella dei propri cari, e cioè della propria famiglia! Di conseguenza anche l’attività imprenditoriale è, sia pure indirettamente, tesa al soddisfacimento dei bisogni della propria famiglia e quindi rientra nell’ambito di quella casistica che consente al terzo di procedere all’esecuzione forzata immediatamente e senza neppure esperire la revocatoria.

    Certamente la Corte di Cassazione non “emette “ le leggi, sicchè il discernimento tra i singoli debiti verrà deciso di volta in volta dai giudici. La Corte di Cassazione non emette principi normativi da interpretare, e che consentono di dedurre in anticipo se il singolo debito professionale/imprenditoriale permetta o meno l’esecuzione immediata od obblighi a passare attraverso la revocatoria (sempre schermo modestissimo) ma il lettore comprenderà come l’indirizzo giurisprudenziale ormai sia tale da inibire qualsiasi utilità al fondo patrimoniale, anzi da suggerire lo scioglimento immediato di tutti i fondi patrimoniali esistenti (quelli creati con finalità di tutela diverse dal reale soddisfacimento dell’interesse astratto della legge) per porre in essere soluzioni alternative e più intelligenti.

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

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    La fine del fondo patrimoniale. Leggi le novità e scioglilo subito! ultima modifica: 2016-10-02T00:57:09+00:00 da notaio



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