• Indulgenza plenaria Divina Misericordia – Commento Decreto S.Sede n. 116 del 29-6-2002

    enchiridion indulgentiarium

    Così come feci per il S. Natale 2013 vorrei trasmettere a tutti i lettori e frequentatori del mio blog i miei sinceri auguri per la S. Pasqua 2014 mediante alcune considerazioni utili su un argomento di cui oggi si sta comprendendo  la rilevanza.

    Nella Chiesa universale è infatti sempre più diffusa la coscienza della importanza della indulgenza plenaria concessa la domenica in Albis, la domenica dopo Pasqua, chiamata ora la domenica della Divina Misericordia. L’indulgenza plenaria lucrata in quel giorno è, secondo i teologi, qualcosa di più di un’indulgenza plenaria ed ha caratteristiche paragonabili a una specie di “secondo Battesimo”.

    Non sempre è chiaro però quale sia l’opera indulgenziata, cioè quale sia il comportamento che il fedele deve osservare per lucrare i meriti della passione di Gesù Cristo che lui stesso ha promesso a Santa Faustina Kowalska, e confermati col Decreto della S. Penitenzieria Apostolica 29.6.2002,  n. 116/01/1, di cui in epigrafe.
    Ecco perché, in fondo svolgendo io ora la professione dello scriba del Vangelo (sperando di non essere annoverato tra i sepolcri imbiancati), fiducioso delle reminiscenze tecniche del mio corso di laurea in Diritto Canonico presso l’università S. Tommaso d’Aquino in Roma, ho ritenuto interessante fare chiarezza tecnica su quanto stabilito dalla Sede Apostolica.
    Ebbene, col Decreto della S. Penitenzieria Apostolica 29.6.2002 n. 116/01/1, in ossequio all’invito del Santo Padre espresso il giorno 13.6.2002, è stato decretato quanto segue:

    “Si concede l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni (Confessione Sacramentale, Comunione Eucaristica e Preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefice) al fedele che nella domenica seconda di Pasqua, ovvero della “Divina Misericordia” in qualunque Chiesa o oratorio, con l’animo totalmente distaccato dall’affetto verso qualunque peccato, anche veniale, partecipi a pratiche di pietà svolte in onore della Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del SS.mo Sacramento dell’Eucarestia, pubblicamente esposto o custodito nel Tabernacolo, il Padre nostro e il Credo con l’aggiunta di una pia invocazione al Signore Gesù Misericordioso (p.e. “Gesù Misericordioso, confido in te”).”

    Prosegue poi il Decreto trattando le ipotesi dell’indulgenza parziale e le ipotesi della concessione dell’indulgenza nei casi particolari, come ad esempio per i naviganti, i fedeli che si trovano impediti per guerre, vicende politiche, inclemenza di luoghi, infermi, ecc.
    Non è nostra intenzione soffermarci sui casi particolari che potranno essere studiati esaminando l’intero Decreto pubblicato sull’ Enchiridion Indulgentiarum per i tipi della Libreria Editrice Vaticana.
    Quanto poi alle condizioni ordinarie (Confessione, Comunione e preghiera) esse sono pure abbondantemente conosciute e comunque trattate in via generale dal Canone n.20 delle Normae Generalis sulle indulgenze nel Manuale delle Indulgenze disposto in esecuzione della norma n.13 della Costituzione Apostolica “Indulgentiarum Doctrina”. Basti qui ricordare che si tratta di condizioni che possono essere adempiute parecchi giorni prima o dopo di aver compiuto l’opera prescritta, rimanendo tuttavia conveniente che la Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice siano fatte nello stesso giorno in cui si compie l’opera indulgenziata.
    È essenziale il verificarsi della piena disposizione d’animo distaccato dall’affetto verso il peccato, in mancanza del quale l’indulgenza plenaria viene derubricata dal Decreto ad indulgenza parziale.
    Ma è rilevante è qui precisare quale sia l’opera indulgenziata. Circostanza che da luogo a volte a non corretta informazione, come abbiamo spesso dovuto constatare.
    Ebbene, si tratta di partecipare, nel giorno preciso della domenica seconda di Pasqua, a “pratiche di pietà svolte in onore della Divina Misericordia” che vengono ammesse anche in via “minimale” dal Decreto, ivi prevedendo che si reciti almeno, alla presenza del SS.mo Sacramento dell’Eucarestia, il Padre nostro e il Credo con l’aggiunta di una semplice e breve invocazione al Signore Gesù Misericordioso.
    Opera indulgenziata quindi di estrema “facilità” che potrebbe far nascere nel fedele perplessità in ordine alla differenza tra il beneficio che viene concesso e l’estrema semplicità dell’opera che viene chiesta per l’ottenimento del beneficio.
    Ma anche qui è questione di fiducia nella Divina Misericordia, perché il dono di Dio è sempre gratuito in via generale, ma in particolare con l’opera indulgenziata di cui si tratta, nella sua semplicità, si richiede proprio questo, e cioè l’espressione di fiducia nella infinita Divina Misericordia che, in quanto tale, è concessa non per chissà quali nostri meriti ma per la gratuita elargizione della bontà di Dio che ci concede di usufruire del tesoro dei meriti della sua Passione.
    I meriti della Passione possono quindi essere lucrati dal fedele solo con la confidenza alla Divina Misericordia e credere alla promessa della indulgenza plenaria della domenica in Albis con l’esecuzione di un’opera indulgenziata apparentemente semplicissima è appunto proprio questo: fiducia nella Divina Misericordia.

    Nel video che segue, ripreso la Domenica in Albis del 2013 nel santuario della Divina Misericordia in Roma, chiesa di S. Spirito in Sassia, abbiamo cercato di ricreare l’attesa trepidante dei fedeli prima della concessione della Indulgenza.

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

    Indulgenza plenaria Divina Misericordia – Commento Decreto S.Sede n. 116 del 29-6-2002 ultima modifica: 2014-04-18T09:17:33+00:00 da notaio



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