• La Diseredazione. Tecniche redazionali e limiti di legge.    

    Diseredazione

    Quando si parla del rapporto tra libertà testamentaria e limiti di legge uno degli argomenti maggiormente dibattuti riguarda proprio la diseredazione. Questa altro non è che una disposizione con la quale il testatore dichiara espressamente di voler escludere un erede legittimo dalla propria successione. In effetti, ad una prima riflessione sembra giusto ritenere che il testatore sia totalmente libero di scegliere i soggetti che saranno chiamati a succedergli quando questi non ci sarà più.

    In realtà non è così, anzi la legge, al fine di tutelare interessi ritenuti di rango costituzionale, quale ad esempio la tutela della famiglia e dell’uguaglianza morale e giuridica, pone dei limiti a riguardo ed anche abbastanza stringenti.

    Con questo breve scritto cercheremo di capire se effettivamente è possibile escludere qualcuno dalla nostra successione e, in caso di risposta affermativa, entro quali limiti. Infine, il Notaio Massimo d’Ambrosio cercherà di dare la propria personale lettura dell’istituto della diseredazione al fine di capire se sono ancora giustificati i limiti che la circondano.

    Le origini della diseredazione

    Ai tempi dei romani al testatore era riconosciuta la più ampia libertà di scegliere chi sarebbe stato chiamato a succedergli. Il suo fondamento andava rinvenuto nella tutela della volontà privata e nel potere riconosciuto al cosiddetto “pater familias” di incidere sul comportamento dei propri figli anche mediante la minaccia della diseredazione.

    In effetti, in una società come quella romana, dove la figura del pater familias era centralissima, la diseredazione non solo era vista come strumento di minaccia per poter educare e influenzare le scelte dei propri discendenti ma anche come strumento punitivo nel caso in cui il figlio non avesse poi effettivamente rispettato la direttive del padre o avesse mancato di rispetto alla propria famiglia.

    Il diritto romano pur non prevedendo limiti al potere di diseredare riconosceva uno strumento giudiziale di tutela, la cosiddetta “querella inofficiosi testamenti” con la quale chi si reputava ingiustamente diseredato poteva impugnare il testamento e veder riconosciuta la propria qualità di erede.

    E’ solo con l’avvento della rivoluzione francese e della forte influenza del Code Napoléon negli ordinamenti europei che si passò alla abolizione della diseredazione. L’illuminismo iniziò ad affermare il concetto di libertà individuale che come tale strideva con il potere riconosciuto al pater familias e di conseguenza si decise di eliminare la diseredazione e lasciare solo alla legge il potere di stabilire i casi tassativi di indegnità a succedere, come ad esempio per il caso del figlio che abbia ucciso o tentato di uccidere il genitore od anche per il caso dell’erede che abbia redatto un testamento falso o volontariamente distrutto quello autentico.

    Il portato della rivoluzione francese ha inciso anche sul codice civile italiano tanto che nè nel Codice Albertino del 1865 nè in quello attuale vi è stato un reinserimento dell’istituto della diseredazione.

    Il silenzio normativo e il dibattito giurisprudenziale

    Come detto, il codice civile nulla prevede sulla diseredazione limitandosi a riconoscere l’intangibilità dei diritti degli eredi legittimari e a stabilire i casi tassativi di indegnità a succedere (artt. 463 e seguenti c.c.). La giurisprudenza però si è trovata ad affrontare l’esigenza sociale sempre più avvertita di voler disporre liberamente dei propri beni anche arrivando ad escludere soggetti a cui la legge riconosce a prescindere diritti ereditari.

    In un primo periodo le sentenze hanno negato l’ammissibilità della clausola di diseredazione sulla base della considerazione che il testamento potrebbe contenere solo disposizioni a contenuto positivo o per meglio dire attributive. Di conseguenza, non si sarebbe potuto scrivere nel testamento “dichiaro di voler escludere dalla mia successione mio fratello Paolo” in quanto clausola a contenuto meramente negativo.

    In un secondo momento la giurisprudenza ha cambiato orientamento (sentenza della Cassazione n. 8352 del 25 maggio 2012) sul presupposto che anche la volontà espressa di voler diseredare qualcuno implica la volontà di beneficiare qualcun altro e quindi anche nella clausola di diseredazione vi sarebbe una volontà attributiva in via indiretta. Per esempio se Filippo non è sposato e non ha figli ma ha solo due fratelli Paolo e Carlo, se esclude dalla sua successione Paolo, di fatto sta lasciando tutto a Carlo.

    Nell’incertezza circa l’ammissibilità della clausola di diseredazione al testatore resta la possibilità di raggiungere un risultato analogo attribuendo tutto il suo patrimonio ereditario ad altri eredi “dimenticando” quello che intende escludere. Ecco spiegata la distinzione tra diseredazione e pretermissione di erede.

    Con la prima il testatore prende espressamente posizione sulla sua volontà di escludere un determinato soggetto, con la seconda l’esclusione è indiretta perchè consegue all’attribuzione di tutti i beni ereditari ad altri eredi. Bisogna precisare però che sia la diseredazione diretta sia la pretermissione non salvano la validità del testamento se incidono sui diritti dell’erede legittimario.

    In effetti, la legge tutela certe categorie di eredi detti legittimari (il coniuge e i discendenti e, in loro mancanza, gli ascendenti) contro qualsiasi lesione dei loro diritti ereditari. L’obiettivo del legislatore è quello di tutelare la solidarietà familiare nonché nel dovere del defunto di assicurare ai più stretti congiunti una parte del proprio patrimonio ereditario.

    La legge valuta negativamente  sia la scelta di lasciare tutto il proprio patrimonio ereditario a un soggetto estraneo alla famiglia, si pensi al caso dell’anziano che lascia tutto alla badante, sia di escludere del tutto uno dei propri legittimari, per esempio nominando unico erede il figlio prediletto a danno degli altri.

    La situazione attuale e riflessioni de iure condendo

    Allo stato dell’arte, deve ammettersi quindi la validità di un testamento che contenga una clausola di diseredazione con l’importantissima precisazione che questa potrà riguardare solo successibili ex lege non legittimari. Nessun problema se il destinatario della clausola di diseredazione sia un erede legittimo ma non legittimario, si pensi ai fratelli ad esempio.

    Qualora però la diseredazione riguardi il coniuge o i discendenti del de cuius il testamento potrà essere impugnato. Secondo parte della dottrina la tutela dell’erede legittimario è identica sia nel caso di diseredazione sia nel caso di pretermissione: l’erede escluso o pretermesso potrà agire in riduzione per veder riconosciuta la propria qualità di erede e la sua quota di legittima. Secondo altra parte della dottrina la sanzione per la diseredazione di un legittimario sarebbe addirittura la nullità automatica della clausola e di conseguenza scatterebbe per il notaio il divieto di ricevere un testamento pubblico contenente la diseredazione di un legittimario (art. 28 della legge notarile).

    Non ci resta che concludere queste poche righe cercando di capire se i limiti di legge alla diseredazione imposti dalla volontà di tutelare la solidarietà familiare abbiano ancora ragion d’essere nel nostro ordinamento. In effetti, è sotto gli occhi di tutti che alle porte del 2020 non esiste più la figura egemone del pater familias di romana memoria in grado di condizionare tutte le scelte dei figli anche con la minaccia della diseredazione.

    Di conseguenza viene meno anche l’esigenza di tutelare in tal senso una solidarietà familiare che sembra davvero non esistere più. Probabilmente è arrivato il momento di riconsiderare certe scelte di politica legislativa anche alla luce del fatto che i figli hanno raggiunto un indipendenza tale da non subire più alcun condizionamento dai propri genitori; anzi molto spesso sono i figli con le loro scelte scellerate a condizionare la vita dei propri genitori senza che questi ultimi possano reagire in alcun modo.

    La società liquida e dinamica in cui attualmente viviamo ci impone probabilmente di riconsiderare certi valori e forse sembra arrivata l’ora di superare l’intangibilità dei legittimari e di ri-espandere la libera volontà del testatore di scegliere senza condizionamenti i soggetti chiamati a succedergli, anche arrivando ad escludere chi, pur essendo tra i prossimi congiunti, non gli abbia dimostrato nel corso della vita affetto e vicinanza.

     

    Notaio Massimo d’Ambrosio

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    La Diseredazione. Tecniche redazionali e limiti di legge.     ultima modifica: 2019-11-09T20:41:31+01:00 da notaio



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