• Contratto di mantenimento, rendita vitalizia o alimentare, vitalizio alimentare

    rendita vitalizia o alimentare

    E’ un dato di fatto che oggi le persone hanno paura di pensare al futuro e si comportano come se il suo sopraggiungere rappresentasse per loro una remota possibilità. La verità è che la nostra vita si è progressivamente allungata ma nonostante questo la paura del futuro ci impedisce di pensare serenamente al domani.

    Non sarà un caso che il numero di testamenti in Italia sia nettamente diminuito come se lasciare testamento significasse quasi presagire la propria scomparsa.

    E’ invece importante non lasciarsi travolgere dall’irrazionale timore per il domani e iniziare a programmare la propria vita in vista del momento in cui potremmo non essere più del tutto autonomi. A tal fine, la legge ci offre una vasta gamma di strumenti diversamente strutturati al fine di rispondere alle particolari esigenze di cui potremmo aver bisogno.

    Mentre la giurisprudenza non sembra fare grandi differenziazioni riunendo le diverse ipotesi nella più ampia categoria dei contratti “vitalizi impropri“, la dottrina si è impegnata al fine di delineare le peculiari caratteristiche delle diverse strutture contrattuali. Ora cercheremo di fare chiarezza sulle ipotesi principali soffermandoci su quelle che maggiormente riguardano l’attività notarile.

    Contratto di mantenimento

    Il Contratto di Mantenimento è un contratto oneroso molto diffuso nella prassi, spesso ricondotto alla cd. “vendita con obbligo di mantenimento“, nella quale una parte trasferisce la proprietà di un immobile e l’altra, al posto di pagare una somma di denaro, si obbliga ad offrire una serie di prestazioni continuative variamente combinate di dare e di fare.

    Il contenuto di quest’ultime può essere il più svariato, ben potendosi adeguare alle specifiche esigenze del caso concreto. Possono andare dall’assistenza materiale – cure mediche, vitto, alloggio, fornitura di vestiario o derrate alimentari – a quella morale – visite periodiche presso l’abitazione o un generale supporto psicologico – fino all’assistenza spirituale – ad esempio accompagnando il beneficiario alle celebrazioni religiose – e comunque quant’altro necessario per il mantenimento del tenore di vita del beneficiario stesso.

    Proprio quest’ultimo elemento differenzia il mantenimento dall’obbligo degli alimenti, in quanto le prestazioni oggetto del contratto di mantenimento, da un lato, sono totalmente svincolate dalla sussistenza dello stato di bisogno (essendo dovute per tutta la vita del beneficiario), e dall’altro, hanno un contenuto più ampio non limitandosi al minimo necessario per vivere una vita dignitosa.

    Il fatto che le prestazioni oggetto del contratto possano essere così variabilmente strutturate ne sottolinea il loro carattere prettamente infungibile. Questo significa che al beneficiario interessa ricevere il mantenimento proprio da quella determinata persona e non da altre con le quali non sussiste invece alcun rapporto di fiducia.

    Rendita vitalizia

    La Rendita Vitalizia a differenza del mantenimento, in questo contratto la controprestazione per il trasferimento dell’immobile non è mutevole ma consiste semplicemente nella dazione periodica di una determinata somma di denaro.

    Il vitaliziato trasferisce la proprietà di un immobile al vitaliziante il quale, in cambio, si obbliga a corrispondergli periodicamente (ad esempio ogni mese, ogni due mesi oppure ogni anno) e per tutta la sua vita una determinata somma di denaro che il vitaliziato potrà usare come meglio crede per tutte le sue necessità.

    Rendita alimentare

    La Rendita Alimentare è una particolare forma di rendita, a dire il vero rara nella prassi, si caratterizza per il fatto che il vitaliziante non corrisponde per tutta la vita del beneficiario una somma fissa di denaro bensì una quantità predeterminata di derrate alimentari (ad esempio 2 kg di pasta, 2 litri d’olio, 4 kg di pane) con cadenza settimanale o mensile.

    Inoltre, le parti possono anche stabilire la qualità media delle derrate da corrispondere, così adeguandosi alle specifiche esigenze del vitaliziato.

    Vitalizio alimentare

    Il Vitalizio Alimentare è un contratto, a differenza dei precedenti, fortemente caratterizzato dalla disciplina legale degli alimenti. Anche in questo caso vi è una parte che trasferisce un immobile ad un’altra la quale, però, si obbliga a prestargli gli alimenti, il cui contenuto pur non essendo esplicitato dal nostro codice civile è ricavabile da una norma contenuta nel codice Albertino del 1865 (art. 846), per cui vi sarebbero ricompresi il vitto, il vestiario, l’abitazione e le altre cose necessarie alla conduzione di una vita dignitosa per il beneficiario.

    Il contenuto della prestazione alimentare non è predeterminabile, dovendosi parametrare ai bisogni del beneficiario ma anche alle condizioni economiche di chi deve prestarla.

    Inoltre, l’obbligo alimentare è anche eventuale in quanto scatta solo se il beneficiario viene a trovarsi in stato di bisogno. Questo significa che il contratto dovrà predeterminare non solo i criteri con cui valutare la sussistenza o meno dello stato di bisogno ma anche indicare un soggetto terzo a cui rimettere tale valutazione (al fine di evitare contestazioni).

    Solo qualora questo soggetto ritenga che il beneficiario sia in stato di bisogno, allora l’obbligato sarà tenuto a eseguire le suddette prestazioni alimentari. Qualora poi, nel corso degli anni, dovesse venir meno lo stato di bisogno, di conseguenza verrà meno anche l’obbligo alimentare.

    Il fatto che le prestazioni alimentari potrebbero subire alcune interruzioni nel corso del tempo ha reso meno frequente il ricorso al vitalizio alimentare rispetto alla rendita vitalizia o al mantenimento. Nonostante questo scegliere il vitalizio alimentare può presentare la sua utilità in particolari ipotesi, come nel caso di contratto stipulato tra familiari ove non si voglia gravare eccessivamente l’obbligato.

    Cosa succede se l’obbligato è inadempiente?

    Nel caso del contratto di mantenimento è possibile chiedere la risoluzione per inadempimento ai sensi dell’art. 1453 c.c. mentre nella rendita vitalizia, se il vitaliziante non paga le rate scadute, non si può chiedere la risoluzione del contratto ma il vitaliziato può far sequestrare i beni del vitaliziante al fine di farli vendere ed ottenere così le somme necessarie al pagamento della rendita.

    Questa particolare forma di tutela è tesa alla maggior finalità assistenziale del contratto stesso. Quanto al vitalizio alimentare è discusso se si applichi o meno la norma che impedisce di chiedere la risoluzione per inadempimento ma le parti possono autonomamente apporre al contratto una clausola risolutiva di inadempimento con la quale superare questa problematica.

    La caratteristica della aleatorietà

    Occorre precisare che tutti questi contratti si caratterizzano per un elemento essenziale: l’aleatorietà. Questa consiste nel particolare rischio che corrono le parti quando stipulano il contratto, non sapendo quale delle due otterrà il vantaggio maggiore.

    Si pensi al caso della rendita vitalizia dove il vitaliziato trasferisce subito la proprietà dell’immobile mentre il vitaliziante non sa per quanti anni sarà obbligato a corrispondere la somma pattuita. In effetti, il contratto è parametrato alla vita del beneficiario, ragion per cui non è possibile sapere chi trarrà vantaggio dalla stipula, ben potendo accadere che il vitaliziato venga a mancare pochi anni dopo la stipula o anche a distanza di tantissimo tempo, così da ottenere in cambio una somma complessiva nettamente superiore al valore storico dell’immobile ceduto.

    Mentre nella rendita l’alea è una sola (la durata della vita del beneficiario), nel contratto di mantenimento e nel vitalizio alimentare l’alea è doppia in quanto è riconducibile non solo alla durata della vita del beneficiario ma anche all’incertezza circa la mutevolezza delle prestazioni dovute dall’obbligato.

    Si immagini ad esempio una persona che anche in tarda età sia quasi del tutto autosufficiente, la quale avrà bisogno di una assistenza sicuramente minore di quella che potrebbe servire ad un’altra persona che nel corso del tempo maturi gravi problemi fisico-motori o anche psicologici.

    L’onere nella donazione

    Non esistono solo i contratti onerosi ma anche i contratti gratuiti con i quali è possibile raggiungere le stesse finalità. E’ ben possibile stipulare una semplice donazione di immobile alla quale però apporre un onere in capo al donatario consistente proprio nella prestazione degli obblighi di mantenimento o di assistenza morale, materiale e spirituale.

    In questo caso, però, trattandosi di una donazione, il donatario sarà obbligato ad eseguire le prestazioni pattuite fino al valore di quanto ricevuto con la donazione stessa (art. 793 c.c.). Inoltre, il contratto anche se sottoposto ad onere resta pur sempre una donazione e come tale soggetta alle note problematiche in tema di lesione di legittima di cui vi ho già parlato in altri articoli cui  rinvio.

    Stipulabile anche a favore dei propri cari

    Il contratto di mantenimento come la rendita vitalizia, il vitalizio alimentare o assistenziale possono essere stipulati anche a favore di persone diverse da chi trasferisce la proprietà dell’immobile.

    Si pensi al caso di un anziano signore che sia proprietario di un immobile e voglia stipulare un contratto di mantenimento, garantendo le prestazioni assistenziali anche a favore di sua moglie.

    Questo è sicuramente possibile ricorrendo alla figura del contratto a favore di terzo (art. 1411 c.c.) essendo sufficiente che in sede di stipula del contratto sia presente anche la moglie per manifestare la propria volontà di beneficiare della stipulazione in suo favore. Ça va sans dire che in questo caso siamo di fronte ad una liberalità indiretta a favore della moglie, trovando quindi applicazione tutte le norme sostanziali in tema di donazione, come ad esempio quelle in tema di lesione di legittima.

    Se anche dopo la lettura di questo articolo siete ancora in dubbio sullo strumento giuridico più adatto alle vostre esigenze il consiglio finale è quello di rivolgervi al notaio il quale vi saprà sicuramente consigliare quale sia la strada più giusta per voi e per i vostri cari.

     

    Notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    Contratto di mantenimento, rendita vitalizia o alimentare, vitalizio alimentare ultima modifica: 2019-07-17T19:43:42+02:00 da notaio



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