• Il notaio Massimo d’Ambrosio e le Brigate Rosse

    Il notaio Massimo d’Ambrosio e le Brigate RosseConosciamo tutti quale strumento meraviglioso sia il collegamento internet. La tecnologia moderna ci ha dato uno strumento di conoscenza ineguagliabile, ma con una sola limitazione. Mi riferisco alla circostanza che su internet appaiono solo le notizie che sono state introdotte in un periodo recente. Certamente se oggi qualcuno mette online una notizia relativa al passato, potremmo trovare tale notizia, ma le notizie originali del passato non potremmo trovarle su internet, per il semplice fatto che, fino a non molti anni, fa il web non esisteva.

    La digitalizzazione

    Ciò apre la possibilità anche a importanti manipolazioni storiche. Così, ad esempio, se tutti noi ci accordiamo ora nel dire che a Stalingrado hanno vinto i tedeschi possiamo far credere che nel passato le cose si sono svolte diversamente.

    Lodevole compensazione di questa lacuna è la digitalizzazione di documenti del passato, intendendosi per passato non il passato remoto, ma il passato recentissimo antecedente allo sviluppo del web. Anche lo scrivente ha fornito un piccolo contributo: se andate nelle pubblicazioni del notaio Massimo d’Ambrosio vedrete che sono stati da me inseriti tutti i miei scritti antecedenti all’era internet, quando, cioè, il mezzo di trasmissione ordinario era solo quello cartaceo.

    Gli archivi dei quotidiani

    Lodevolissima iniziativa è quindi quella dei principali quotidiani che hanno iniziato a riversare i propri archivi nella rete, sicché noi possiamo leggere le notizie del passato come se fossero pubblicate oggi. Certo sarà più difficile il reperimento della singola notizia, perché spesso occorre prima entrare nell’archivio del quotidiano, e poi successivamente compiere una ricerca interna, tenendo presente che inoltre i documenti vengono archiviati in formato PDF non essendo pensabile ridigitare tutte le parole. Anche il piccolo archivio dello scrivente di cui vi ho appena parlato presenta questa difficoltà.

    Riappaiono le Brigate Rosse

    Orbene, navigando in questi documenti del passato mi è riapparso per caso, all’improvviso,  un vecchio episodio della mia giovinezza da magistrato che vorrei qui condividere con voi.

    All’epoca le Brigate Rosse, anche se erano in fase calante grazie alla legislazione straordinaria voluta da Andreotti e da Berlinguer successivamente al delitto Moro, facevano ancora paura, molta paura. Le macchine blindate, le sirene e le corse pazze in città, avevano ancora un senso, e i magistrati a rischio dovevano essere scortati continuamente, vivendo in profondi disagi e con la paura che quel giorno avrebbe potuto essere l’ultimo.

    Avevano persino inventato, mi si consenta una notazione umoristica, l’impermeabile blindato di ordinanza che i magistrati avrebbero dovuto indossare, munito anche di valigetta corazzata con lastra d’acciaio che il magistrato avrebbe dovuto adoperare per parare i colpi della mitraglietta Skorpion (la preferita dalle BR). Ovviamente lo scrivente, che aveva rapporti quotidiani con i principali esponenti delle Brigate Rosse e di Prima Linea,  si fece una crassa risata,  come peraltro – credo – tutti i magistrati destinatari della iniziativa.

    Brigate Rosse e Prima Linea

    Tra i terroristi più celebri c’era anche Marco Donat Cattin, il figlio dell’allora Ministro della Sanità che, nonostante reo confesso di numerosi delitti, godeva di non poche facilitazioni nella sua detenzione (ufficiali e non), ivi compreso il regime di semilibertà che gli permetteva un certo movimento al di fuori del carcere.

    Ad un certo punto ritenne di approfittarne di queste facilitazioni e di potersi muovere tranquillamente in tutto il territorio nazionale a suo piacimento.
    Non aveva però fatto i conti col magistrato competente, che è lo stesso personaggio che ora in tarda età sta qui a rogare i vostri atti notarili e a scrivere questo blog, che non gliela fece passare liscia.

    Appresa la notizia dai giornali, ottenuta la conferma dalle autorità di Polizia, il magistrato revocò immediatamente i benefici della semilibertà al detenuto, suscitando uno scandalo mediatico gigantesco a causa dei delitti del soggetto e della sua posizione di figlio del papà. Anche se, in verità, persino coloro che più manifestavano “buonismo” verso le Brigate Rosse (in questo caso, più precisamente, “Prima linea”) poterono eccepire granché alla logica e ineccepibile decisione del magistrato e furono costretti a limitarsi a pubblicare articoli soft per minimizzare ed edulcorare la questione, come vi apparirà evidente da molti degli articoli che sotto presento.

    La Rassegna stampa

    Tratta quindi dai meandri del web vi segnalo il reperto storico di questa antica vicenda risalente nel tempo (cliccate sull’immagine sottostante!), con un plauso particolare al quotidiano “La Repubblica” che, oltre a pubblicare l’articolo in PDF è stato l’unico quotidiano che ha proprio digitalizzato ex novo l’antico documento.

    Notaio Massimo d’Ambrosio

    BRIGATE ROSSE NOTAIO D'AMBROSIO

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    Il notaio Massimo d’Ambrosio e le Brigate Rosse ultima modifica: 2018-03-12T17:47:52+00:00 da notaio



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