• Anche i notai hanno un anima

    unioni civili - aincQuando venne fondata, ad Assisi, l’Associazione Italiana Notai Cattolici (AINC) molti dietrologi ipotizzarono chissà quale recondito scopo di carattere politico. L’attività dell’associazione ha già dimostrato l’infondatezza delle maliziose valutazioni.
    I trecento notai di tutta Italia che costituirono l’associazione (ora arrivati a 420) avevano le idee ben chiare, e hanno iniziato a realizzare, subito, attivamente, una serie di progetti di volontariato per i cittadini più indigenti che, a torto o a ragione, non avrebbero mai pensato di poter usufruire dei servizi notarili.
    Servizi notarili che non riguardano solamente coloro che hanno grandi beni sotto al sole, ma che servono anche a coloro che hanno da spartirsi tra fratelli un piccolo terreno nel paesello di provenienza , o che, semplicemente, non sanno dove cominciare per la realizzazione dei propri diritti, che, troppo spesso, vengono schiacciati da coloro che tradizionalmente possono usufruire di assistenza professionale ad alto livello.
    I progetti “il notaio per la parrocchia” o le collaborazioni con la Caritas delle varie diocesi ne sono un esempio.
    Ma qui ci preme riferire del progetto che riguarda i più abbandonati, i più trascurati, i meno abili a districarsi nella complessità delle leggi patrimoniali ed economiche.

    Il notaio per le carceri

    Ci riferiamo al progetto “il notaio per le carceri” che è condotto con successo dai notai cattolici in tutto il territorio nazionale con un opera volontaria e gratuita in tutte le strutture carcerarie italiane. Oggi molto attivo negli istituti penitenziari di Pescara, Perugia, Spoleto, Orvieto, Secondigliano, Poggioreale, Palermo e Catania, ma in sviluppo anche in moltissime case di reclusione, laddove le direzioni degli istituti e dei provveditorati regionali del dipartimento di prevenzione e pena sono maggiormente sensibili.
    “Visitare i carcerati” è una delle principali opere di misericordia corporale della religione cristiana, e non è certo un concetto sorpassato, relegato a criteri ottocenteschi, o proprio di un sistema di detenzione pre-industriale .
    Le carceri italiane oggi racchiudono una umanità sofferente, per una pena che, per il fatto stesso che è comminata dagli uomini, è spesso sbagliata e ingiusta. Altissimo è il numero dei detenuti in custodia cautelare, cioè in attesa di giudizio, e che vengono poi con sentenza definitiva riconosciuti innocenti . Sicché anche solo dal punto di vista giuridico-formale nelle carceri italiane soffre un numero elevato di persone che non meritano di soffrire. Ma anche coloro che vengono riconosciuti colpevoli con sentenza definitiva passata ingiudicato hanno il diritto di soffrire limitatamente a quanto espressamente previsto dalla legge.
    Ebbene, la restrizione in un luogo chiuso, senza possibilità di comunicare con l’esterno, porta conseguenze gravissime sul piano sociale, familiare, umanitario, ed anche per la difesa e la tutela dei propri interessi di carattere economico, che non possono essere difesi o realizzati dall’interno della propria cella. A ciò si aggiunga la estrema povertà della quasi totalità dei detenuti ristretti nelle carceri italiane che, anche avendone teoricamente la possibilità, non possono far ricorso a consigli, a suggerimenti, e ad aiuti che per tutti i cittadini sono un fatto normale.

    I protocolli della Prevenzione e pena

    I notai italiani iscritti all’associazione dei notai cattolici, sovvengono a tutte queste problematiche, mettendosi a disposizione dei detenuti del tutto gratuitamente per aiuti, consigli, suggerimenti, ma anche per gli interventi professionali di competenza notarile.
    I notai cattolici hanno stipulato con le varie amministrazioni penitenziarie dei “protocolli”, come vengono chiamati dalla legge gli accordi che consentono l’attività all’interno degli istituti carcerari.
    In base a questi protocolli i notai italiani accedono all’interno delle strutture sia in giornate prefissate, sia anche a richiesta specifica di detenuti che hanno un più urgente bisogno. Parlano con i detenuti, ascoltano le loro esigenze, forniscono il loro aiuto che spesso non si limita al mero colloquio informativo, ma anche all’attività professionale vera e propria all’esterno delle mura carcerarie in esecuzione dei compiti che sono necessari al singolo detenuto.
    Certamente molti colloqui debordano dalla stretta competenza notarile, perché all’interno del carcere si ha bisogno di tutto ed a volte anche di un semplice conforto umano. I notai cattolici non si fermano al loro stretto ruolo, in ciò aiutati anche da una generale competenza giuridica che i notai hanno in tutto lo scibile legale, e che vede la sua massima espressione quando il notaio volontario ha anche altre esperienze pregresse, come avvocato o, addirittura, quale Magistrato di sorveglianza.

    Opera gratuita

    L’opera volontaria dei notai cattolici è totalmente gratuita, salvo che le necessità del detenuto non comportino la stipula di atti con notevoli costi od elevata tassazione, che certo non risparmia le persone più disagiate. Ma, molte volte, il notaio assume su di se anche i costi come, ad esempio, nella stipula di procure speciali che vengono frequentissimamente richieste, in quanto sono lo strumento che permette al detenuto di compiere, al di fuori del carcere, mediante l’intervento di un proprio rappresentante (familiare o amico), quelle attività che a lui sono totalmente inibite dalla impossibilità di svolgere la sua vita civile ordinaria all’esterno.
    Numerose sono anche le costituzioni di cooperative o di piccole società che sono essenziali e fondamentali, ad esempio, per preparare al di fuori del carcere un ambiente lavorativo per il reinserimento dei detenuti non appena sarà per loro possibile svolgere un lavoro all’esterno . Ma c’è di più, che spesso la preparazione all’esterno, grazie all’opera di familiari o di amici del detenuto di una piccola struttura imprenditoriale-lavorativa, consente al detenuto di usufruire dei benefici dell’ordinamento penitenziario. Sappiamo tutti che, ad un certo punto della detenzione, la legge consente l’uscita dal carcere in permesso solo a condizione che esista una collocazione lavorativa. E nella totale assenza di possibilità lavorative ordinarie (che affliggono oggi in questo momento di crisi tutti i cittadini) l’inventiva imprenditoriale del detenuto consente di preparare all’esterno del carcere piccole ma utili attività lavorative che possono costituire il requisito essenziale per la concessione del diritto di uscita.

    La conferma del Santo Padre

    E non vi è solo il principio umano, religioso, cristiano, del “visitare i carcerati”, a cui i notai cattolici si attengono, ma anche alla conferma di questo principio, attuale, immediato, che il Santo Padre Francesco ha ribadito in molteplici occasioni. Il Papa ha più volte manifestato i suoi dubbi e le sue perplessità sull’utilizzo della custodia cautelare nelle carceri italiane quale strumento atipico di sofferenza nei confronti dell’accusato ai fini giudiziari, ed ha sempre spinto la comunità cattolica ad agire, per quanto di loro spettanza, per alleviare una sofferenza ingiusta e spesso illecita.
    I notai cattolici non giudicano chi si trova in carcere, e neppure chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato. Si danno da fare per fornire assistenza gratuita a favore della popolazione detenuta indigente per la cura delle loro pratiche giuridiche e notarili. Popolazione detenuta, che perciò stesso è indigente, sia perché, di fatto, le disponibilità economiche dei detenuti sono modestissime, se non assolutamente inesistenti, e le loro eventuali disponibilità economiche e patrimoniali all’esterno del carcere , trattandosi tutti di soggetti deboli e senza alcuna difesa, corrono il rischio di svanire prima della loro uscita-
    Ecco quindi più precisato il ruolo dei notai cattolici nelle carceri: impedire che i soggetti deboli soffrano di più di quanto previsto dalla legge, e impedire che loro debolezza costituisca un fattore per la compressione dei loro diritti civili che, senza un aiuto, corrono il rischio di essere spazzati via.

    notaio Massimo d’Ambrosio

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    Anche i notai hanno un anima ultima modifica: 2016-06-28T00:13:00+00:00 da notaio



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