• Il notaio donna nell’Islam e in Italia. Un esempio dal Marocco

    notaio donna MaroccoIl Ministero della Giustizia del Marocco ha pubblicato i risultati del primo concorso per l’accesso al Notariato aperto ad entrambi i sessi. Le candidate che lo hanno superato sono state numerose, e precisamente 38,37 % a fronte del 61,63% rappresentato dagli uomini.

    Si tratta di una piccola notizia ma costituisce una svolta epocale, perché è la prima volta nel mondo islamico che la donna è ammessa a svolgere la professione di notaio. Si tratta di una iniziativa del Re del Marocco Mohamed VI, che ha ritenuto, quale comandante dei credenti, di aprire anche alla donna la professione di notaio dopo un parere favorevole del Consiglio Superiore degli Ulema.

    In particolare da notare che nel mondo islamico il notaio ha una rilevanza maggiore che nel nostro ordinamento perché secondo il Corano e la sharia il notaio (in arabo adoul) è una figura di supporto del Magistrato, con notevoli compiti giuridici, sia in campo matrimoniale (famiglia, matrimoni), che patrimoniale (economia ).

    L’importanza della svolta voluta dal Re del Marocco si comprende tenendo presente che la donna nel mondo islamico non ha gli stessi diritti giuridici dell’uomo. Persino in Tribunale, come ricorda il versetto 282 della Sura della Vacca, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, sicché per attestare il fatto ci vogliono due donne testimoni per equiparare la testimonianza di un uomo.

    Il notaio donna in Italia

    Il Notariato Italiano è invece stato all’avanguardia in tutto il mondo per l’ammissione della donna all’esercizio della professione Notarile. La legge Notarile del 1913 era. all’epoca, modernissima, e non faceva distinzioni di sesso, sicché fin dal 9 gennaio 1914 si iscrisse al concorso la candidata Adele Pertici.

    Purtroppo il procuratore del Re chiese la revoca dell’iscrizione al Tribunale di Roma ritenendo che sussistesse un divieto generale per le donne di esercitare un pubblico ufficio, e il Notariato era (ed è) da considerare un pubblico ufficio. Il Tribunale di Roma confermò l’iscrizione, ma il procuratore generale del Re presso la corte d’appello ebbe invece successo, e la corte d’appello di Roma l’8 aprile 1914 respinse e cancellò la candidatura della prima donna.

    A seguito della nuova legge 17 luglio 1919 n.1176, che riconosceva la capacità giuridica alla donna, la candidata riuscì ad ottenere nuovamente l’iscrizione ma, successivamente, nel 1920, forse stanca per i lunghi anni di traversie giudiziarie, rinuncio ad esercitare la professione di notaio.

    Fu quindi nel concorso successivo del 1927 che vennero ammesse al concorso notarile due donne, ed una di esse, Elisa Resignani, superò la prova acquisendo il titolo di prima donna notaio del Regno (Vedi il sito del Consiglio Nazionale del Notariato)

    Le donne in magistratura

    In magistratura le cose sono andate molto più lentamente, perché il divieto assoluto alla donna di entrare in magistratura venne abrogato solo nel 1963, ed è nel 1965 che entrano nell’ordine giudiziario le prime otto donne.

    Chi scrive ha anche un ricordo personale preciso di questa “rivoluzione”. Al momento della immissione nell’ordine giudiziario dello scrivente fu necessario presentare una certa documentazione e compilare una serie di documenti contenenti informazioni personali .

    Ebbene notai subito che tutti i documenti e la documentazione personale venivano richiesti solo al maschile, non avendo il Consiglio Superiore della Magistratura ancora aggiornato la procedura e la modulistica. Ad esempio veniva richiesto di fornire il nome e cognome della moglie (non del coniuge), costringendo gli uditori giudiziari donna ad apportare a penna delle modifiche alla modulistica, modifiche non ben viste dal personale di cancelleria.

    Il numero delle donne nei pubblici uffici

    Oggi tra i vincitori dei concorsi per notaio e per magistrato la maggioranza è composta da donne.

    Le donne vincitrici dei suddetti concorsi costituiscono il 63 % del totale. Il motivo per cui la donna vince di più tali concorsi è ancora tutto da studiare. C’è chi dice che le donne sono più intelligenti, ma altri osservano che anche tra gli ammessi al concorso la maggioranza è femminile, perché gli uomini, specie nel nord, possono contare su altri sbocchi di lavoro, magari più remunerativi dei pubblici impieghi.

    notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    Il notaio donna nell’Islam e in Italia. Un esempio dal Marocco ultima modifica: 2018-07-23T20:57:46+00:00 da notaio



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