• Notaio latino o notaio anglosassone? L’Italia ad un punto di svolta!

    Il notaio Massimo d’Ambrosio ha partecipato il 9.6.2017 ad un summit internazionale di notai nella sala della prestigiosa biblioteca privata dell’Imperatore di Germania Federico II nel Friedricshof Kronberg.  In quella occasione ha informato il notariato internazionale della gravità del momento che sta attraversando il notariato italiano.  Di seguito la traduzione italiana del discorso che potete visionare nella lingua originale inglese nel video soprariportato

    Massimo d’Ambrosio

    Notaio latino o notaio anglosassone?

    L’Italia ad un punto di svolta.

    Cari amici grazie dell’attenzione che vorrete dedicarmi. Cercherò brevemente di illustrarvi la drammaticità del momento che investe il notariato italiano, ma credo che l’oggetto di questa mia relazione sia emblematico di ciò che succede, o succederà, nel notariato occidentale, con eccezione dei nuovi notariati russi e cinesi.

    Il notaio italiano

    Il notariato italiano è un cardine essenziale di tutto il sistema di diritto privato del Paese. Quale amministratore di tutti i contratti di diritto privato è una figura che consente l’equilibrata applicazione del nostro diritto.

    Molto in sintesi il notaio italiano è un servitore di tre distinti padroni. Innanzi tutto il notaio è al servizio dei clienti in quanto ha l’obbligo di aiutarli e di assisterli nella formazione della loro volontà contrattuale con una preparazione specifica che nessun altro professionista del diritto ha. E lo deve fare in maniera imparziale, aiutando tutte le parti contrapposte, indipendentemente da chi lo paga. Come è noto nel sistema anglosassone il contratto è invece il risultato di una contrapposizione tra avvocati delle diverse parti, sicché è svantaggiato chi non ha un avvocato, e soccombe chi ha l’avvocato meno bravo.

    Il notaio italiano è a servizio dello Stato, e si fregia, unica persona fisica in Italia, del diritto di utilizzare il sigillo della Repubblica. E lo Stato non lesina le richieste al notaio, che nello svolgimento dei suoi compiti deve perseguire numerosissime incombenze di carattere civilistico, urbanistico, amministrativo, penale, per consentire allo Stato di raggiungere le sue finalità. Negli ultimi dieci anni la lunghezza degli atti notarili è più che triplicata a causa degli accertamenti che deve compiere il notaio, delle dichiarazioni che devono rilasciare le parti, per le molteplici finalità pubblicistiche. Come è noto nel sistema anglosassone lo Stato persegue questi obiettivi in altro modo, con altri organismi, con altre istituzioni.

    Il notaio è poi al servizio dell’Erario. Nel sistema anglosassone le tasse sui contratti vengono pagate separatamente dalle parti. In Italia il pagamento anticipato è impossibile, perché la determinazione di quanto va pagato può essere compiuta solo al momento della conclusione del contratto, e il pagamento successivo è pure impossibile perché si lascerebbe uno spazio di tempo inammissibile tra la conclusione del contratto e la realizzazione dei suoi effetti a seguito del pagamento.

    L’attacco del Presidente del Consiglio

    Improvvisamente, senza che nessuno potesse avere il benché minimo sentore, il Presidente del Consiglio il 21 febbraio 2015 presentò una legge che aboliva il notariato italiano. In una celebre conferenza stampa dello stesso giorno il Presidente del Consiglio dichiarò che “non c’è nessun problema ad andare un po’ meno dal notaio “. Non vi era stato nessun dibattito di carattere giuridico, non erano stati interpellati professori, magistrati o notai, nessuna commissione di studio era stata costituita per esaminare la questione. La legge era composta di sole tre righe in cui si dichiarava che l’autentica della firma delle parti poteva essere compiuta da chiunque dei centocinquantamila avvocati presenti in Italia.

    Il Presidente del Consiglio, nel suo blitz del 21 febbraio 2015, non ha minimamente pensato chi avrebbe dovuto svolgere gli innumerevoli compiti che spettano oggi ai notai, col risultato che quelle due righe della legge di fatto abrogavano migliaia di norme, lasciando il vuoto assoluto.

    Incredibilmente da pochissimo tempo era entrata in vigore un’altra legge che attribuiva ai notai un nuovo compito di controllo dei Registri Immobiliari e delle risultanze catastali per contrastare l’abusivismo edilizio, per correggere gli errori esistenti nel catasto, e per assicurare la certezza all’acquirente di quello che comprava: una legge recentissima, frutto di un complesso dibattito giuridico e politico, che veniva spazzata via all’improvviso, insieme a moltissime altre leggi, senza che il Presidente del Consiglio se ne rendesse neppure conto.

    La reazione del paese

    In Italia, fortunatamente, la maggior parte dei cittadini, anche i detrattori del notariato, fino alle più piccole associazioni di consumatori, si sono resi contro che la norma in realtà non aboliva il notaio ma liberalizzava qualsiasi contratto, cancellando tutte le regole del diritto privato.

    Tutti si sono resi conto che la finalità del Presidente del Consiglio era creare in Italia il “notary public”, all’improvviso, senza dire nulla a nessuno, e principalmente senza domandarsi come sostituire le funzioni del notaio italiano che non si limitano certo alla autenticazione delle firme. Come vi ho detto la attestazione della identità personale delle parti nel contratto è una frazione infinitesimale dei compiti del notaio italiano.

    Molti si sono ricordati che l’anno precedente il Presidente del Consiglio aveva espresso una frase che avrebbe potuto forse far presagire la sua iniziativa, parlando a un gruppo di imprenditori della Silicon Valley negli Stati Uniti, sicché tutti in Italia hanno chiaramente individuato il suggeritore di questa iniziativa non solo insensata, ma anche metodologicamente estranea ai normali processi formativi delle leggi.

    Allarme temporaneamente rientrato

    Per fortuna il Parlamento italiano ha riflettuto un po’ di più del Presidente del Consiglio, e nel successivo dibattito parlamentare la legge è stata cancellata. Certamente hanno influito sulla decisione le proteste dei cittadini, prima tra tutti delle diffuse associazioni degli utenti e delle associazioni dei consumatori, che si sono resi conto di come il notaio in Italia sia una garanzia del più debole, ed ha influito anche la considerazione che senza il notaio il fisco avrebbe, all’improvviso, perso circa undici miliardi di Euro l’anno.

    Una cifra enorme che sarebbe andata definitivamente perduta in quanto il Presidente del Consiglio non aveva neppure considerato quale avrebbe potuto essere il meccanismo alternativo per la riscossione delle tasse.

    Ha influito anche la circostanza che le compravendite liberalizzate, senza i successivi adempimenti avrebbero in breve tempo condotto al caos economico e all’incertezza giuridica, perché nessuno avrebbe più potuto avere la certezza di essere proprietario della propria casa.

    Ha avuto altresì il suo peso la protesta dei magistrati, specie di quelli addetti ai Tribunali contro la mafia, che hanno sottolineato come la caduta improvvisa di regole e di vincoli avrebbe condotto ad un aumento della criminalità organizzata.

    Proseguono gli attacchi al notariato italiano

    Da quel giorno, nonostante la cancellazione della assurda proposta di legge, si è aperta in Italia una guerra tra chi vuole abolire il notariato e chi invece ne afferma la validità economica, sociale e giuridica.

    Così, ad esempio, negli ultimi mesi, vi è un ampio dibattito nei mass media sulle possibilità offerte dal meccanismo della firma digitale, e segnatamente dal blockchain che potrebbe avere un ruolo nella sostituzione del notariato.

    Entrare nella questione ci condurrebbe al di fuori degli stretti limiti della nostra relazione, ma mi preme sottolineare come, ancora una volta, con la propaganda del blockchain gli abolitori del notariato non hanno capito (o vogliono far finta di non capire) che il problema non è l’autenticazione della firma, e cioè la verifica della identità di chi ha firmato un documento, come fa il notary public anglosassone, ma sono le numerose funzioni e i compiti che da secoli la legislazione italiana impernia sul notaio.

    Nessuno ha ancora riflettuto su chi mai, nella ipotesi che l’autenticazione della firma sia sostituita da un codice da digitare nella tastiera di un PC, debba svolgere i compiti attualmente affidati al notaio italiano.

    Un esempio lo si può rinvenire dalla recente legislazione sulla costituzione delle società aventi contenuto innovativo di carattere digitale informatico espressa da una legge del luglio 2016.

    Per queste società, per le nuove start up che hanno un contenuto altamente innovativo dal punto di vista informatico e digitale, la legge ne ha previsto la costituzione senza notaio, con firma digitale.

    Ovviamente lo Stato stavolta non ha voluto rinunciare alla verifica delle regole e dei requisiti, sicché ha previsto una procedura solo apparentemente snella, ma in realtà burocraticamente complessa, difficile, onerosa.

    Oggi costituire una start up digitale, per chi non è contemporaneamente avvocato e dottore commercialista, comporta mesi di lavoro e spese rilevanti, sicché tutti, ovviamente, preferiscono tornare dal notaio, dal quale risolvono tutti i loro problemi in mezz’ora di tempo e col pagamento di poche centinaia di Euro.

    Proprio prima di partire per raggiungervi ho letto sui quotidiani una serie di articoli trionfalistici che riferivano come nella città di Mantova con estrema facilità era stata costituita la prima società innovativa con le nuove metodologie e senza notaio.

    Ma gli articoli trionfalistici non spiegano come mai, se è così facile, la prima società italiana col nuovo sistema sia stata costituita dopo quasi un anno dalla entrata in vigore della legge.

    Le modalità dell’attacco al notariato

    Fa purtroppo molto dispiacere alla comunità dei notai italiani la modalità con cui si cerca l’introduzione del notary public nel nostro ordinamento. Non solo manca totalmente qualsiasi serio dibattito giuridico ed economico sul problema, e le leggi appaiono all’improvviso, dall’oggi al domani, scritte chissà da chi, chissà in quale stanza buia e remota, ma esse sono precedute da fortissimi attacchi denigratori dei mass- media contro il notariato.

    La sequenza è sempre la stessa: prima il giornale e le televisioni, contemporaneamente, iniziano una campagna contro il notaio, dipingendolo come un residuato medioevale che sussiste solo in Italia ed è già stato cancellato da tutti i paesi civili, dipingendolo come un avvoltoio che succhia il denaro alla povera gente per spenderlo nel lusso e con donne di malaffare, definendolo l’ostacolo numero uno dello sviluppo imprenditoriale della crescita economica del paese, oppure come un corrotto che evade le tasse e che trama contro i cittadini.

    Poi, al momento clou della campagna mediatica, l’attacco improvviso, contro ogni legge, contro il buon senso, e contro l’interesse dei cittadini.

    Non è possibile non fare paragoni con la stessa metodologia che viene adoperata nei grandi confronti geopolitici mondiali attuali. Prima la demonizzazione del Governo di un Paese, sia essa la Serbia, l’Iraq, l’Afganistan, la Siria, e poi l’attacco improvviso per portare pace e democrazia. I milioni di morti sono un semplice danno collaterale.

    Perché il notary public anglosassone in Italia

    Avrete notato che la mia relazione non si è addentrata nel paragonare giuridicamente i due sistemi di carattere romanistico e di common-law. Ci sarebbe certo molto da dire, ma si tratta di argomento che non può essere trattato nel breve tempo a nostra disposizione e che anzi meriterebbe un incontro speciale di riflessione e di studio, ascoltando gli esperti di entrambi i sistemi contrapposti. Ma qui non si può non rappresentare i danni gravissimi che verrebbero al sistema tradizionale di diritto romano da siffatte procedure dissennate.

    Il passaggio dal sistema di diritto romano al common law non può essere realizzato all’improvviso da missili che partono da un sommergibile di cui nessuno si era neppure accorto dell’esistenza. Se vogliamo abolire il notariato latino si sappia che esso comporta anche l’abolizione del Codice Civile e delle principali leggi dell’ordinamento, sicché la transizione dal sistema di diritto romano al sistema anglosassone, qualora questo fosse un sistema migliore del nostro, può avvenire solo con ponderazione, riflessione, e, principalmente, con tempi di attuazione adeguati.

    Una diversa metodologia di attacco contro il notariato italiano non può non far sorgere gravi sospetti che la posta in gioco sia ben diversa, e che le campagne dei mainstream nascondano una verità molto drammatica.

    E che cioè che contro il notariato italiano ci sia una perversa alleanza tra coloro che vedono nel notaio un ostacolo per la realizzazione dei loro fini.
    Mi riferisco innanzi tutto a coloro che sono insofferenti delle regole. Il Notaio italiano è un garante delle regole, ed anche il notaio peggiore, il notaio più disonesto, non può consentire che di fronte a lui si svolga un’attività palesemente contraria alla legge.

    D’altro canto, ai privati che non vogliono ostacoli per il raggiungimento dei fini che il notaio italiano oggi impedisce, si congiunge un disegno di politica strategica globale. Francis Delano Roosevelt ebbe a dire in un suo famoso discorso, mutuando da considerazioni storiche sul millenario dominio dell’impero romano, che un paese può avere un sicuro predominio su un altro solo influendo sulla lingua e sul diritto.

    Oggi il notariato latino è un baluardo del diritto nazionale, una diga che tiene saldo e cementato il sistema giuridico di diritto privato (e non solo) e non è difficile immaginare come ciò lo faccia apparire l’obiettivo principale di chi vuole influire sul nostro diritto.

    notaio Massimo d’Ambrosio

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    notaio Massimo d'Ambrosio ed il notaio anglosassone

     

    Notaio latino o notaio anglosassone? L’Italia ad un punto di svolta! ultima modifica: 2017-06-30T17:31:29+00:00 da notaio



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    Categoria: Notai e liberalizzazioni

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    2 Commenti su “Notaio latino o notaio anglosassone? L’Italia ad un punto di svolta!

    • califfo ha detto:

      gentile notaio
      nel 2005 io e mio padre abbiamo comprato una casa usando per comodità il conto di mia madre (nel senso che abbiamo fatto bonifici sul conto di mia madre per pagare le rate).
      I miei fratelli hanno fatto fare testamento a mia madre includendo questo immobile nell’eredità di mia madre e presentando assegni circolari rilasciati dalla banca di mia madre.
      Ora pur avendo fatto richiesta alla banca degli estratti conto mi è stato risposto che sono passati 10 anni e non ci sono più . Quindi non posso dimostrare che la provenienza del denaro veniva da me e mio padre.
      Come posso fare? C’è qualche norma che posso presentare alla banca per fammi dare gli estratti conto di 14 anni fa?
      Se non riuscirò ad avere le movimentazioni è una prova valida lì’assegno circolare senza prova della provenienza?

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