• Il notaio: tutti questi soldi per una firmetta?

    la firma del notaioIl notaio italiano si trova a dover giustificare continuamente in che cosa consiste la sua attività professionale in un mondo che, apparentemente progredito dal punto di vista culturale, continua assolutamente ad ignorare in cosa consista l’attività di tale professionista.
    A parte un numero ristretto di italiani che ha sufficiente buon senso e cultura giuridica per rendersi conto di quello che succede dietro le quinte dell’attività notarile, la maggior parte di tutti noi si ferma ad un’impressione assolutamente superficiale, e consistente solo in quello che si può vedere con i propri occhi: e cioè la lettura dell’atto e la firma del notaio.
    Da qui il ritornello “tutti questi soldi per una firmetta?”.
    In realtà non è cambiato molto dall’atteggiamento del cliente di non molti anni fa. Anche allora si ignorava completamente in cosa consisteva l’attività notarile, ma il rispetto e la deferenza che si aveva nei confronti di professionisti che avevano passato una vita a studiare come risolvere i loro problemi avevano il sopravvento, e ci si fidava dell’attività del notaio.

    L’ignoranza del ruolo del notaio

    Oggi perdura l’assoluta ignoranza su quali siano i meccanismi giuridici ed operativi che stanno dietro alla felice conclusione dell’acquisto della propria casa, ma, cliccando qua e là su internet, molti ritengono di sapere cosa fa il notaio e ne danno sempre la superficiale valutazione del modesto livello culturale di chi dice “quanti soldi per una firmetta!”.
    Tra gli esempi numerosi che potrei enumerare vi è senz’altro quello delle visure ipotecarie. Navigando su questo o quel sito molti si sono fatti un’idea che per le visure ipotecarie basta premere un pulsante nel pc e avere il responso a pochi euro. Addirittura ci sono molti clienti che pur di risparmiare chiedono al notaio di soprassedere sulle visure ipotecarie, escludendolo dalla responsabilità, pur di non pagare i pochi euro dei costi della visura.
    Una vera follia, che giustamente il professionista serio respinge, sia perché tanto sa che in caso di possibili problemi nessuno crederebbe alla formulazione di una richiesta così sconsiderata da parte del cliente (neppure se fatta per iscritto), ma anche per sua responsabilità umana, morale e professionale, essendo l’atteggiamento del notaio italiano quello di proteggere il cliente ad ogni costo.
    Ciò non toglie che la richiesta sia una vera e propria manifestazione di irresponsabilità scaturente dall’idea della pressione del pulsante sul pc. Credere che la stampa di alcune notizie (certamente utili) dalle banche dati possa bypassare la valutazione del professionista è infatti una cosa senza senso. Nel campo medico, ad esempio, certamente sono utili tutti gli esami clinici (elettrocardiogramma, tac, analisi del sangue, ecc..) ma nessuno si sognerebbe di fare a meno del medico leggendosi da solo l’elettrocardiogramma. Lo stesso per le visure ipotecarie e catastali i cui output delle banche dati costituiscono certamente utili strumenti di valutazione che il progresso ci offre e che non possiamo rifiutare, ma che non possono sostituire la valutazione personale del notaio, che ha il dovere di garantire le parti utilizzando una serie complessa di elementi, ivi compreso lo studio e la lettura dei titoli originali.

    Come capire se il bene è libero

    La garanzia della libertà di un bene non si deduce certamente dalla lettura di un tabulato, così come il paziente non può dedurre la sua salute leggendosi e interpretando da solo il referto delle sue analisi.
    Altro esempio è quello della ingenua credenza che per preparare un atto notarile, anche lì, basti premere da parte di chiunque il pulsante “stampa” di un computer. Certamente esistono ricche e nutrite raccolte di formulari e di esempi di atti notarili, ma il cittadino non sa evidentemente che non esiste un atto uguale all’altro, che i rogiti sono tutti cuciti sartorialmente intorno alle parti, e che ci vogliono anni e anni di studi per valutare quale clausola inserire e come essa debba essere formulata.
    Non esistono forse anche cospicui prontuari di medicine, con i sintomi e le malattie nell’indice alfabetico? Credere che un atto notarile spunti fuori da un pc con la pressione di un tasto è come credere che la cura possa essere decisa dal paziente stesso consultando l’indice alfabetico di un prontuario di farmaci.
    Ancora: il notaio utilizza personale dipendente nel suo ufficio, e quindi si conclude  con facinoleria che “basta un impiegato per scrivere un atto notarile”.
    Certamente l’ufficio notarile ha anche un connotato di impresa, considerato l’alto numero di incombenze che spettano al notaio, ma tutto il lavoro di ogni genere e grado svolto dai dipendenti è sempre svolto sotto la direzione e la responsabilità del notaio che, unico, sa decidere cosa e come va formulato, anche se materialmente il dito che pigia sulla tastiera è di un dipendente.
    Quando andate in ospedale non sono gli infermieri e gli ausiliari del medico che vi danno le medicine, che vi applicano la flebo, che vi fanno l’iniezione? Non è però l’infermiere che ha deciso quale medicina darvi: egli esegue gli ordini del medico ed affidarsi solo all’infermiere per la diagnosi e la cura della propria malattia, onde magari risparmiare qualche soldo nella parcella del sanitario, sarebbe una irresponsabilità.
    Come e perché questo obnubilamento collettivo di larga parte degli italiani, dai quali ovviamente va escluso il settore degli italiani di buon senso e di maggior livello culturale?

    Di chi è la responsabilità?

    Certamente una responsabilità è della categoria e degli organi esponenziali di tutela del Notariato, primo tra tutti il Consiglio Nazionale del Notariato che hanno mancato di comunicativa.
    Ma c’è anche uno stato di degrado culturale del nostro paese che porta tutti a ritenere di essere capaci di tutto, di essere più intelligenti del prossimo, e di essere in grado, improvvisando, di fare meglio di colui che ha studiato per anni e anni.
    Giustamente lo Stato, conscio della delicatezza della posta in gioco conferma l’obbligatorietà della funzione notarile, così come conferma l’obbligatorietà di rivolgersi al medico per una ricetta, all’avvocato per una difesa di fronte al Tribunale, o ad un ingegnere per costruire un ponte.
    Passasse l’idea che ciascuno di noi può preparare il progetto di un ponte dopo aver consultato per una mezz’oretta qualche sito internet, quanti ponti reggerebbero e quanti crollerebbero travolgendo i passanti? Se passasse l’idea che basta consultare internet per diagnosticare una malattia e prescrivere le cure adatte quanti morti ci sarebbero in Italia? Se passasse l’idea che per fare un atto notarile basta consultare un sito web quanti italiani sarebbero costretti a mendicare un letto dai parenti dopo aver dovuto lasciare la casa che credevano, erroneamente, propria?

    Qualcosa in più sullo scritto cosa fa il notaio.

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

    sala firma del senato

    La sala firme del Senato della Repubblica

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    Il notaio: tutti questi soldi per una firmetta? ultima modifica: 2014-10-04T09:39:21+00:00 da notaio



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    Categoria: Rivolgersi al notaio

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