• La prelazione del coerede nella vendita di quota ereditaria

    coerede notaio d'ambrosioQuando si apre una successione mortis causa, può capitare che i beni ereditari cadano in comunione tra gli eredi (c.d. comunione ereditaria). Anche la comunione ereditaria, come ogni altro tipo di comunione, può dar luogo a problemi gestionali e scontri tra i comproprietari. Qualora un coerede, anzichè procedere allo scioglimento della comunione ereditaria (divisione) decida di alienare la propria quota di eredità, gli altri eredi hanno diritto di essere preferiti agli estranei alle stesse condizioni. L’articolo 732 c.c. infatti dispone che: “Il coerede, che vuol alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall’ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria. Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali.”

    No agli estranei nella comunione ereditaria

    La ratio giustificativa dell’istituto è quella di conservazione del patrimonio familiare evitando l’ingresso di estranei nella comunione ereditaria.
    Presupposto del diritto di prelazione in esame è dunque l’esistenza di una comunione ereditaria. In altri termini, dopo che è stata effettuata la divisione, l’erede può vendere a chiunque i beni specifici che ha ricevuto con la divisione. Altro presupposto è che il trasferimento della quota (o di parte di essa) avvenga a titolo oneroso (vendita). Dunque, la prelazione non si applica nel caso in cui il trasferimento non avviene a titolo oneroso ma a titolo gratuito, come ad esempio, in caso di donazione.

    La quota indivisa del coerede. Prelazione e riscatto.

    Il coerede che intende alienare la sua quota indivisa dovrà quindi comunicare, con qualsiasi mezzo idoneo, agli altri coeredi la proposta di vendita o l’offerta ricevuta dal terzo, con indicazione a pena di nullità del prezzo della vendita. I coeredi possono esercitare il loro diritto entro due mesi dall’ultima notificazione ma è comunemente ammessa la facoltà di rinunciare al loro diritto di prelazione anche prima.
    In caso di vendita della quota ereditaria senza aver rispettato tali regola sulla prelazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finchè dura lo stato di comunione ereditaria. Ciò non significa, come ha affermato anche la giurisprudenza della Cassazione, che fino alla divisione i coeredi possano sempre riscattare perché, come ogni altro diritto, anche quello di riscatto è soggetto alla prescrizione ordinaria di 10 anni, che comincia a decorrere dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, cioè dall’alienazione della quota. Il retratto successorio è quindi il rimedio riconosciuto al coerede per il caso in cui non siano state rispettate le norme sulla prelazione volto ad agevolare la permanenza della titolarità delle quote a favore di persone aventi legami affettivi, concedendo loro il diritto potestativo di escludere il terzo, pagandogli il corrispettivo dallo stesso già versato per l’acquisto della proprietà della quota alienata da uno dei coeredi. Ha la funzione di salvaguardare gli interessi dei coeredi lesi dalla cessione della quota da parte del coerede ad un terzo senza la preventiva comunicazione. Questi, non avendo potuto esercitare il diritto di prelazione, hanno il potere di riscattare la quota dell’acquirente. L’alienazione fatta in spregio alla prelazione, infatti, non sarà invalida, semplicemente il coerede potrà riscattare la quota subentrando nell’identica posizione giuridica dell’acquirente. L’esercizio del retratto successorio comporta infatti la sostituzione del coerede nella posizione del terzo acquirente. Trattasi di una surrogazione legale con efficacia ex tunc, ossia retroattiva, con cui tutti gli eventuali atti di disposizione dell’acquirente perdono efficacia ipso iure, indipendentemente dalla priorità delle trascrizioni.

    La vendita di singoli beni del coerede

    Attenzione: non va confusa la quota ereditaria con la vendita di un immobile o parte di esso proveniente da una successione.  L’art. 732 si riferisce alla “quota di eredità”, e cioè alla posizione soggettiva di erede, comprendente l’attivo e il passivo della successione. Di conseguenza l’art. 732 non si applica nel caso che un coerede voglia vendere un immobile della eredità, oppure anche una quota di un immobile della eredità, continuando a riservarsi la quota ereditaria composta da attivo e passivo.  Ecco quindi che nelle vendite occorre sempre fare chiarezza sulla effettiva volontà del coerede/venditore. In difetto sarà il Giudice a stabilire se con la vendita dell’immobile (o di quota di esso) il coerede abbia inteso cedere o meno la sua quota di eredità-.

    Vedasi l’antica ma attuale opera dello scrivente sul retratto successorio

    notaio Massimo d’Ambrosio

    Cosa ne pensi della prelazione del coerede? L’articolo ti è stato utile? L’hai trovato interessante? Condividilo sui tuoi social e commentalo con le tue idee o proponi le tue richieste di chiarimento qui di seguito!

     

    La prelazione del coerede nella vendita di quota ereditaria ultima modifica: 2017-09-11T22:23:38+00:00 da notaio
    Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on Twitter

    Categoria: Info e novità notarili

    Articolo precedente:

    Articolo Successivo:


    © Tutti i diritti sono riservati. È vietato qualsiasi utilizzo, totale o parziale dei contenuti inseriti nel presente blog, senza autorizzazione scritta del notaio Massimo d'Ambrosio.

    Lascia un commento