• Prestito vitalizio ipotecario e altre leggi bancarie

    basilica s.francesco notaio d'ambrosioIl notaio Massimo d’Ambrosio ha illustrato al 3° Convegno nazionale dei Notai Cattolici (AINC) tenutosi ad Assisi il 13-14 maggio 2016 la problematica del prestito vitalizio ipotecario collegandola al leasing immobiliare, alla deroga al patto commissorio, alla esecuzione sui beni della donazione e del fondo, e alla acquisizione diretta del patrimonio immobiliare italiano dei privati e delle imprese con riferimento alla tutela dei diritti soggettivi del cittadino e della persona umana.

    Di seguito il testo integrale della relazione pronunciata in sede congressuale e che potrete ascoltare nel video in fondo al presente articolo.

    Il prestito vitalizio ipotecario è un finanziamento, un mutuo, conosciuto nel mondo anglosassone , da cui la nostra legislazione prende ormai continua ispirazione, ove è denominato con il termine “reverse mortgage”. E’ un finanziamento mirato alle esigenze finanziarie della popolazione di età avanzata che si trova ad essere proprietaria di immobili, a volte di pregio, ma con difficoltà di carattere economico dovute al crollo dei loro redditi sia per la crisi sia per la loro ridotta capacità lavorativa dovuta all’età. La partita economica è stata considerata molto interessante perché è stato calcolato che riguarda un patrimonio immobiliare da tre miliardi di Euro, e cioè il valore delle case dei tredici milioni di proprietari che hanno in Italia un età superiore ad anni sessanta. Con il prestito vitalizio ipotecario, in pratica, chi ha sessanta anni e più, e ha bisogno di liquidità, per sè, o per i propri figli e nipoti, può ricorrere al prestito vitalizio ipotecario, “barattando” la propria casa con la disponibilità di una somma di danaro immediata, ma con la sicurezza che potrà abitare nella propria casa fino al momento della morte.
    Sostanzialmente si tratta di una modifica dell’oggetto tradizionale degli istituti di credito, che ormai si avvicinano sempre più a società immobiliari. Obiettivo della norma è infatti quella di consentire alle banche di ricavare il loro guadagno non più dagli interessi sui prestiti, che vengono erogati e poi restituiti ratealmente sia nella somma capitale che negli interessi, bensì dalla ricchezza italiana per eccellenza, e cioè la casa, erogando una somma che consenta al proprietario di superare le momentanee difficoltà in cui è finito. Certamente una valutazione concreta del prestito vitalizio ipotecario potrà operarsi quando inizierà a regime la stipula di detti contratti, per quanto ci preme fin d’ora mettere in luce che il punto di interesse mediatico della nuova legge non è tanto la quantità erogabile che la nuova norma mette teoricamente a disposizione dei cittadini e cioè dal sistema bancario agli over sessanta, quanto piuttosto la ricchezza che i cittadini over sessanta mettono a disposizione dei sistema bancario.

    Come funziona il prestito vitalizio ipotecario?

    Come è noto il prestito vitalizio ipotecario è riservato a persone fisiche con età superiore a sessanta anni compiuti . L’opzione in realtà non era proibita nella normativa antecedente al prestito vitalizio ipotecario, ma di fatto, nell’ottica di un rimborso rateale nel tempo di capitale e interessi è evidente che l’età avanzata del mutuatario costituisce un problema per la restituzione dello spread, tant’è che le banche spesso prevedono che in ogni caso il piano di ammortamento del mutuo non possa superare il compimento del settantacinquesimo anno di età del mutuatario.
    La legge 2 aprile 2015 n. 44 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.92 del 21 aprile 2015, ma è stata congelata dall’art. 12 quinquies della legge medesima in attesa di un regolamento ministeriale, che è stato ora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 16 febbraio 2016, con Decreto 22 dicembre 2015 n. 226, avente decorrenza 2 marzo 2016.
    Il regolamento oggi conferma, all’articolo 3, che la Banca possa richiedere il rimborso integrale del finanziamento in unica soluzione al momento della morte del soggetto finanziato, ovvero se, anche in precedenza, vengano trasferiti in tutto o in parte la proprietà o altri diritti reali sull’immobile dato in garanzia. Egualmente è possibile richiedere dalla banca l’immediato rimborso integrale del finanziamento quando venga concessa sulla casa un godimento di usufrutto, d’uso, abitazione, servitù, o addirittura quando l’immobile venga affittato, o altri soggetti diversi dal finanziato e dai suoi strettissimi familiari prendano residenza nell’immobile dato in garanzia.
    Si tratta di una serie di ipotesi, trattate all’art. 3 del regolamento, che comportano immediatamente il diritto della banca di vendere l’immobile, bypassando la procedura esecutiva, e senza le garanzie previste dall’intero corpus del nostro ordinamento nei confronti del soggetto più debole e cioè il mutuatario.
    Ecco perchè da più parti si paragona il prestito vitalizio ipotecario alla vendita della nuda proprietà. Come vedremo ritengo giuridicamente errato il paragone, perché dal punto di vista normativo non c’è alcun collegamento con l’istituto della vendita del diritto reale parziario della nuda proprietà: l’oggetto della vendita della nuda proprietà è quello di un trasferimento definitivo e irrevocabile a favore di un terzo del diritto sull’immobile, che qui manca assolutamente, ma dal punto di vista “giornalistico” ritengo il paragone azzeccato perché di fatto la strutturazione dell’operazione del prestito vitalizio ipotecario è finalizzata banalmente al baratto di cui si è detto. Hai bisogno di soldi? Ora la banca ti da una somma di danaro, e quando non ci sarai più si prende la tua casa.
    Ecco perché il prestito vitalizio ipotecario dal punto di vista sostanziale deve essere esaminato dai potenziali utenti come una alternativa alla cessione della nuda proprietà, anche se, ovviamente, essendo la finalità della banca quella di monetizzare l’acquisizione del patrimonio immobiliare, con il sistema del prestito vitalizio ipotecario è concesso agli eredi di “ricomprarsi” l’immobile secondo un calcolo i cui vantaggi vedremo più appresso.
    Dal punto di vista normativo ribadiamo che il prestito vitalizio ipotecario è un mutuo. E’ la concessione da parte di una banca di un finanziamento, garantito da ipoteca di primo grado su immobili residenziali e in ciò quindi non differisce dai normali mutui ipotecari .
    Anche la circostanza che in caso di morte del mutuatario il debito possa essere rimborsato dai suoi eredi non è circostanza che differisce dal normale mutuo ipotecario .
    Il finanziamento può essere rimborsato integralmente dagli eredi in unica soluzione al momento della morte (ovvero quando l’immobile ipotecato voglia essere trasferito o vi si compiano atti che ne riducano il valore), oppure può essere stabilita una modalità di rimborso graduale della quota di interessi e di spese. Anche qui nessuna differenza con un normale mutuo ipotecario, anche se ovviamente si deroga al sistema di rimborso “alla francese”, deroga che però è pur sempre conforme alla disciplina attuale, come ben sanno coloro che prevedono e pattuiscono un periodo di preammortamento molto lungo . Anche se non usuale l’opzione di rimborso integrale in unica soluzione in un momento successivo non è contraria alle norme di legge vigenti.

    I vantaggi del prestito vitalizio ipotecario

    Il vantaggio del prestito vitalizio ipotecario è uno solo, e certamente non trascurabile, cioè la possibilità, per la persona anziana che si trova ad abitare in una casa, magari sovradimensionata, frutto di risparmi accumulati nel tempo, e la cui gestione nella precedente epoca lavorativa o comunque pre-crisi non era un problema, di poter continuare la vita ordinaria, più o meno agiata , che veniva condotta in precedenza, continuando a godere di quell’immobile frutto della sua vita di lavoro. Certamente è un vantaggio non trascurabile: è nell’esperienza continua la verifica di situazioni estreme nella nostra popolazione di età più avanzata . Quanti di noi conoscono situazioni incresciose in cui i proprietari di casa, magari rimasti anche vedovi, si trovano a dover combattere quotidianamente per la sopravvivenza, minata dagli altissimi costi che attualmente comporta la proprietà immobiliare, alla quale il soggetto non vuole rinunciare per motivi di principio, o comunque affettivi.
    Per un soggetto in età over sessanta si innesca un meccanismo di carattere psicologico nei confronti della propria casa, sicché arrendersi alla crisi, procedere alla svendita del proprio bene, che è stato costruito o acquistato a prezzo di lunghi e duri sacrifici, è un opzione dolorosa che si cerca di non percorrere, mentre ora, col sistema del prestito vitalizio ipotecario sarà possibile monetizzare anzitempo la casa, rimanendo in una parvenza di normalità, e allungando l’inevitabile momento del redde rationem.

    Poi, se vogliamo, potremmo aggiungere un altro vantaggio pratico.  A volte capita che l’anziano proprietario di immobili sia trascurato, se non abbandonato, dagli eredi, che lo considerano solo il detentore di una ricchezza immobiliare di cui si sentono già proprietari.  E se la banca provvede, sia pur parzialmente, al suo sostentamento, direi che dal punto di vista morale è pur sempre più apprezzabile il comportamento della banca da quello dei parenti che hanno lo stesso obiettivo  (acquisire l’immobile alla morte) ma senza voler compiere nessun sacrificio personale od economicio.

    Gli svantaggi del prestito vitalizio ipotecario

    1) Un primo momento di perplessità è sicuramente dovuto al tasso. E’ evidente che per il prestito ipotecario vitalizio lo spread che verrà applicato dalle banche sarà salato, e ben superiore a quello di un mutuo tradizionale, o di un mutuo per liquidità. Oltre tutto la capitalizzazione composta che la legge consente per gli interessi maturati annualmente (e non rimborsati secondo il nuovo sistema), sommata al capitale, da a sua volta origine ad altri interessi, facendo così lievitare l’importo da rimborsare.
    Con un tasso fisso tra il 6 e 7 per cento, ad esempio, il debito finisce col raddoppiare il suo valore in soli dieci anni: si tratta della reintroduzione dell’anatocismo, ovvero gli interessi sugli interessi, che era stato vietato dalla legge da poco più di un anno.
    Di conseguenza l’importo che sarà erogato dalle banche non potrà mai essere elevatissimo, perché è ignoto il momento del decesso del finanziatore, e le banche tenderanno ovviamente a cautelarsi in modo che al momento della scomparsa del finanziato la casa abbia un valore superiore al prestito erogato e alla successiva annuale capitalizzazione di interessi.

    2) Perplessità suscita l’obbligo di risiedere sulla casa tutt’al più con figli e badanti. I nipoti, ad esempio, non potranno risiedervi e questo perché le banche dovendo poi successivamente procedere alla liberazione dell’immobile, sono giustamente preoccupate dalla insorgenza di diritti di familiari residenti.

    3) Altro svantaggio è dato dal tipo di immobile richiesto, perché la banca non solo deve essere sicura che al momento della scomparsa del finanziato l’immobile avrà un valore superiore a quello del prestito erogato, aumentato degli interessi, ma che comunque si tratti di immobili che possano essere rapidamente immessi nel mercato. Ecco perché sarà difficile aspettarsi la concessione del prestito vitalizio ipotecario con un immobile che non sia evidentemente e immediatamente appetibile.

    4) Perplessità anche per l’obbligo per il finanziato di garantire il buono stato di manutenzione, impedendo qualsiasi fatto che possa portare ad una riduzione del valore dell’appartamento. Questo è forse il punto che evidenzierà di più al soggetto finanziato che, in realtà, pur rimanendo ad abitare nella sua casa, viene declassato ad una specie di “inquilino” del suo immobile, e con penalità gravi, perché il mancato rispetto delle norme a tutela dell’immobile costituisce causa che da diritto alla banca di ottenere l’immediato rimborso del debito in unica soluzione, o l’immediata vendita dell’appartamento per recuperare il credito vantato. Così, in sostanza, facendo crollare l’intera costruzione del prestito a danno del finanziato.

    5) Perplessità sorgono anche sulla “lungimirante” previsione della spettanza dell’eccedenza sulla vendita dell’immobile agli eredi del finanziato. L’intero meccanismo della norma è finalizzata a consentire alla banca di recuperare, con la vendita dell’immobile, l’erogato e il suo guadagno. Innanzitutto, come visto, l’esigenza della facile commercializzazione dell’immobile, la rapida crescita degli interessi, e la circostanza che in caso di vendita l’immobile possa essere posto sul mercato ogni anno ad un prezzo ribassato del 15% lascia poco spazio per una eccedenza, ma quel che più sorprende è che il prezzo di collocazione sul mercato dell’immobile ad opera della banca viene determinato da un perito “indipendente”, che però è nominato dalla banca. E’ evidente che la banca tenderà a disattendere le eventuali aspettative degli eredi del finanziato: se rimarrà qualcosa per loro, certamente tutti saranno contenti, ma l’obiettivo sarà quello di dismettere l’immobile al prezzo che consenta alla banca il recupero della sua quota.

    Attenta valutazione in famiglia

    Tutte queste perplessità devono essere considerate al momento della scelta del prestito vitalizio ipotecario. Se la convenienza per il finanziato certamente sussiste, qualora non riuscisse ad ottenere un mutuo ordinario a causa della sua età avanzata, il finanziato farà bene a parlare anticipatamente in famiglia della sua scelta, perché il “baratto” tra la somma che il finanziato riceve e il diritto della banca di vendere direttamente l’immobile al momento della sua morte, è quasi inesorabile. Riteniamo infatti poco probabile che gli eredi possano, all’improvviso, al momento della scomparsa del finanziato, recuperare rapidamente la somma necessaria per “riscattare” l’abitazione del de cuius, in quanto il prezzo di riscatto, stante i meccanismi finalizzati a privilegiare il recupero delle somme della parte mutuante sarà pressappoco identico al valore di mercato dell’immobile. Ebbene, solo un forte rapporto psicologico e affettivo da parte degli eredi nei confronti di quello specifico immobile li potrà spingere a reperire la somma necessaria, mentre se questo speciale rapporto affettivo non c’è, non si vede perché mai anche gli eredi che possano reperire la somma necessaria debbano essere intenzionati a comprare proprio quello specifico immobile, invece di un altro, magari di maggiore loro interesse per i loro piani futuri.

    La vendita diretta

    Ma la caratteristica che riteniamo più importante nella norma sul prestito vitalizio ipotecario è quella della esenzione dal processo ordinario di esecuzione. Salta evidente agli occhi, per la diversità con l’attuale sistema, la rivoluzionaria metodologia di recupero da parte della banca della somma ad essa spettante. In caso di mancato pagamento di un mutuo oggi la banca procede ad azionare l’ipoteca, mediante la copia in forma esecutiva, pignorando l’immobile, ed avviando il procedimento, certamente molto lungo, gestito dal Tribunale, che mette sullo stesso piano tutti i creditori, dalla banca al condominio, dalla finanziaria al privato.
    Con la norma sul prestito vitalizio l’istituto bancario che ha concesso il prestito è invece esonerato dalla normale procedura esecutiva.
    Questa è la previsione che ritengo come maggiormente sfavorevole nei confronti del soggetto finanziato (e dei suoi eredi) perché la vendita diretta da parte della banca è una delle numerose recenti deroghe al patto commissorio, principio cardine del nostro ordinamento, che ha da sempre impedito che la posizione del soggetto forte (finanziatore) possa essere la leva per una soppressione o comunque una diminuzione dei diritti del cittadino (finanziato).
    Al momento della morte del finanziato, l’istituto finanziatore i conteggi di quanto deve avere se li fa da sé, senza sottoporli al Giudice, la valutazione dell’immobile l’istituto finanziatore se la fa da sé (anche se teoricamente richiede la consulenza di un “perito indipendente”), la vendita dell’immobile sul mercato l’istituto finanziatore se la fa da sé grazie alla sua capacità di mediazione immobiliare . Ed è questo il punto che maggiormente ci ha fatto paragonare il prestito vitalizio al “baratto” tra una somma modesta subito e la casa, dopo.
    Con il regolamento è definitivamente sancito tale diritto della banca, sicché diventa interesse del soggetto finanziatore concedere prestiti (modesti) a un costo (alto) con un valore di garanzia (elevato) a soggetti meno giovani, perché, all’incontrario di quanto accade oggi, più il soggetto è anziano più vicina è la possibilità di un netto guadagno da parte dell’ente finanziatore.

    L’abbandono della tutela della persona

    Dicevamo che la banca che concede il prestito vitalizio ipotecario è esonerata dalla normale procedura esecutiva. Norma, che, più di ogni altra non può non suscitare perplessità in chi è attento ai diritti della persona a cui l’ordinamento giuridico deve essere preordinato.
    Ma la scelta operata dal legislatore con l’istituto del prestito vitalizio ipotecario non è una rara avis, anzi, al contrario, perché dimostra il completo recente ribaltamento della impostazione del nostro ordinamento, una volta imperniato sulla tutela dei diritti del singolo, sulla protezione del più debole, sul rispetto dei diritti soggettivi elementari, mentre ora la persona, nel nuovo taglio del nostro ordinamento giuridico, viene ad essere considerata sempre più semplicemente il detentore temporaneo di ghiotte occasioni immobiliari.
    La prima norma, emanata a sorpresa, senza riflessione o consultazione con esperti di diritto, che per prima ha dimostrato questo revirement, è il Decreto Legge 83/15, entrato in vigore il 27/6/2015. Prima il fondo patrimoniale, le donazioni, i trust, e i vincoli, erano normalmente soggetti all’ordinaria azione di simulazione da parte dei creditori eventualmente danneggiati che erano ammessi a provare la volontà maliziosa del loro debitore di sottrarre la sua garanzia patrimoniale alla successiva pretesa del creditore. Un procedimento giudiziario ordinario, nel quale entrambe le parti erano ammesse a provare le loro ragioni e che, in caso di prova della tesi del creditore danneggiato, poteva concludersi con una sentenza del giudice che dichiarava la inefficacia del trasferimento nei confronti del creditore procedente. Ma solo a conclusione del processo il creditore avrebbe potuto soddisfarsi sul bene del creditore. Oggi, perlomeno entro un anno dalla costituzione del vincolo, il creditore bancario per il solo fatto che ritenga di essere pregiudicato da una donazione, da un fondo patrimoniale, da un trust, da un vincolo, può iniziare l’esecuzione forzata senza alcun permesso del Giudice, indipendentemente dalla sentenza dichiarativa della inefficacia del negozio. Col risultato che magari il Giudice emetterà sentenza di rigetto delle ragioni del creditore quando ormai la casa del debitore è già stata venduta. Oltre tutto con gravi limitazioni per la difesa del debitore perché egli è ammesso non alla causa ordinaria, con tutte le garanzie di legge, ma solo alla opposizione alla esecuzione, processo più semplice e rapido, con una palese inversione dell’onere della prova quale principio cardine del nostro ordinamento giuridico.

    Leasing immobiliare

    Stesso “taglio” è stato espresso per la seconda volta con la normativa sul leasing immobiliare. La legge 28 dicembre 2015, n. 208, ha esteso, come è noto, anche ai privati la possibilità di stipulare un leasing con la banca o con l’istituito di credito autorizzato. E qual è la caratteristica della nuova previsione legislativa? Sempre la stessa, e cioè che non c’è più bisogno per la banca di utilizzare la procedura esecutiva contro il debitore in caso di sua inadempienza, perché col leasing l’immobile è già della banca, sicché il creditore bancario può procedere tranquillamente alla vendita.
    Mi sembra che la situazione sia chiarissima. Il filo conduttore di tutte disposizioni normative è sempre inequivocabilmente lo stesso, e cioè esonerare l’istituto bancario dalla normativa in tema di esecuzione e di tutela del debitore.
    Naturalmente la presente non vuole essere una critica politica, ma è onesto constatare che nella DL 836/15 e nel leasing immobiliare, così come varato dalla legge, si riscontrano le stesse tematiche del prestito vitalizio ipotecario. E non a caso, anche in quelle ipotesi, come è stato fatto per il prestito vitalizio ipotecario, i mass media hanno messo in luce la circostanza che il finanziato ha il “vantaggio” di non dover iscrivere ipoteca sul proprio immobile! Certamente, perché l’immobile non è suo!
    Anche nel leasing immobiliare è dato quindi riscontrare le stesse perplessità sui vantaggi economici, nei confronti dei quali le agevolazioni fiscali dovuti alla detraibilità del 19% del costo del riscatto (purchè non superiore a 20.000,00 Euro) costituiranno sicuramente una traslazione dell’onere fiscale nei confronti della cittadinanza, ma certo non un minor guadagno dell’istituto erogante, il quale concederà il leasing a prezzi ben maggiori di un normale mutuo. Anche qui, come per il prestito vitalizio ipotecario, il finanziato non può vendere la casa, e in caso di successione non lascia la casa agli eredi, bensì un diritto di riscatto.

    Il superamento del patto commissorio

    Terzo intervento legislativo è stato quello sul prestito vitalizio ipotecario con successivo regolamento di attuazione, e, subito dopo, con identica problematica, ecco una quarta legge, quella del Decreto Legislativo che dichiara di recepire la direttiva UE n. 17/2014, legge che, a differenza delle altre, è stata ampiamente dibattuta nei mass media. Dibattiti che hanno però lasciato il tempo hanno trovato, se non hanno addirittura accresciuto la confusione nei confronti dei cittadini.
    Anche nel citato Decreto Legislativo balza agli occhi evidente, esattamente come nel prestito vitalizio ipotecario, il superamento del patto commissorio, in base al quale il creditore (banca) in caso di inadempienza del debitore può acquisire la proprietà dell’immobile dato in garanzia.
    L’articolo 2744 del c.c. ci diceva che è illegale in ogni caso che il debitore volontariamente pattuisca che chi gli presta i soldi poi possa prendersi la casa o un qualsiasi altro suo bene. La norma diceva cioè che era illecita la volontà del debitore. Ora non è più così, e il debitore mettendo la firma su uno dei tanti moduli che l’istituto erogante gli presenta accetterà “volontariamente” tale opzione. Anzi la norma prevede che questa opzione possa essere scelta dal debitore anche per i mutui già in essere, contrariamente a quanto politicamente si è detto.
    Ed esattamente come nel prestito vitalizio ipotecario, il crollo del divieto del patto commissorio spazza via le norme a tutela del debitore, sicché il recupero del credito dell’ente erogatore anche in questo caso non si svolgerà più sotto il controllo del Giudice, in maniera da tutelare il diritto di chi deve restituire il danaro ad impedire al creditore di prendersene più del giusto.

    Il recentissimo D.L. 3.5.2016, n.59

    Ma non si arresta la martellante opera del Governo Renzi finalizzata allo “smobilizzo” della ricchezza immobiliare che gli italiani colpevolmente hanno troppo accumulato. Dopo il Decreto 83/15, il leasing immobiliare, il prestito vitalizio ipotecario, l’adeguamento presunto alla Direttiva CEE n.17/2014 è di pochissimi giorni fa l’ultima delle iniziative esattamente nello stesso filo conduttore del prestito vitalizio ipotecario. La quinta norma in meno di un anno!
    Col Decreto Legge 3.05.2016, n. 59, per le imprese passa di moda l’iscrizione ipotecaria, perché il Governo ha previsto che per la concessione di un prestito le banche possano richiedere il trasferimento della proprietà dell’immobile, sottoposto alla condizione sospensiva dell’inadempimento del mutuatario. Se il mutuatario è inadempiente la banca acquisisce immediatamente l’immobile e lo vende tramite una sua società collegata di “intermediazione immobiliare”, saltando, anche qui, la procedura esecutiva, i controlli del Tribunale, la salvaguardia dei diritti del debitore e degli eventuali altri creditori concorrenti.
    Un’altra norma rivoluzionaria, addirittura la quinta, come il prestito vitalizio ipotecario, che, atteso il martellante susseguirsi delle iniziative legislative in tal senso in appena un anno, presumibilmente non costituirà l’ultimo episodio. Con quest’ultima legge l’inadempimento viene ridotto a tre sole rate mensili, con ritardo di sei mesi, ovvero al semplice ritardo di sei mesi in caso di rate con periodicità superiore. La circostanza che il prestito, col nuovo D.L. 3.05.2016 n. 59, possa essere pattuito non con restituzione rateale bensì con restituzione in un’unica soluzione a una determinata scadenza, fa sì che il nuovo D.L. 3.05.2016 n. 59 possa essere qualificato come prestito vitalizio ipotecario, ma per giovani!

    La liberalizzazione delle compravendite a favore del più forte

    Certamente non è questa la sede per una disamina puntuale di carattere tecnico dei vari istituti di cui vi ho fatto cenno, che sono stati da me citati solo per consentire il riscontro dell’unico filo conduttore che si è svolto in pochissimo tempo, ripeto, in meno di un anno. E con una tabella di marcia che esclude qualsiasi dibattito serio, dimenticando che per fare buone leggi non basta scrivere qualcosa che si presti a facili slogan mediatici e pubblicitari, ma occorre ponderarne tutti i riflessi nella nostra società, magari facendo uso di esperti della materia, di docenti universitari, di magistrati, che non consta siano stati interpellati in tutti i casi di cui si è detto.
    Mi verrebbe la tentazione di ricollegare la metodologia a quella sciagurata norma che liberalizzava le compravendite e aboliva migliaia di leggi della nostra tradizione giuridica, solo per dare qualche vantaggio al più forte, alle banche, fortunatamente accantonata, ma che certamente le lobby dei più forti riproporranno.

    Il notaio è una figura scomoda

    Certo un collegamento va fatto, ed è relativo alla circostanza che per mettere il silenzio attorno alla emanazione di queste leggi rivoluzionarie è necessario silenziare chi invece è in grado di avvertire l’opinione pubblica. E oggi il notariato italiano è l’unica istituzione autorevole, indipendente, competente, che è in grado di dare fastidio alla rivoluzione sotterranea del Governo.
    Ma anche questo potrà essere oggetto di un altro studio.

    Qui mi preme solo sottolineare i miei dubbi di notaio cattolico per il cambio totale di prospettiva del nostro ordinamento giuridico, in precedenza orientato alla puntale difesa del diritto del cittadino, e adesso invece finalizzato alla monetarizzazione delle ricchezze italiane che ancora sopravvivono alla crisi, e cioè le case. Se questo va o meno in contrasto con il diritto del singolo, con la tutela della persona umana è una questione che, a mio avviso, non sembra sia stata sufficientemente dibattuta.

    notaio Massimo d’Ambrosio

    Prestito vitalizio ipotecario e altre leggi bancarie ultima modifica: 2016-05-17T00:14:25+00:00 da notaio
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    Categoria: Info Notai Cattolici

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