• Quando anche il Re d’Italia rispettava il notaio

    Vittorio Emanuele Re d'Italia notaio d'AmbrosioIn un momento in cui troppi italiani invocano l’abolizione del Notariato col non troppo nascosto intento di farsi da sé gli atti notarili (e scriverci ovviamente le peggiori nefandezze) mi piace ricordare un episodio emblematico che dimostra, nella sua drammaticità, cosa significhi  il rispetto reciproco delle istituzioni.

    Il notaio del Re d’Italia

    Vittorio Emanuele III che già dal 1944 aveva cessato di esercitare le funzioni sovrane decise di rinunciare formalmente al regno, a favore del figlio Umberto II, che già rivestiva il titolo di Luogotenente del regno.
    L’abdicazione avvenne a Napoli, dove il Re abitava a Villa Rosebery. Sulla base della legge relativa alle attribuzioni e prerogative del Capo del Governo le funzioni di notaio della Corona sarebbero spettate al Capo del Governo, che in quel momento era Alcide De Gasperi, ma il Re non ritenne opportuno rivolgersi a De Gasperi per avallare un atto che considerava formalmente illegale, essendo in contrasto con il Decreto luogotenenziale n.151 del 25.06.1944 e con l’art. 2 del D. Lgs. luogotenenziale n.98 del 16.03.1946 che prevedevano il mantenimento del regime luogotenenziale sino alla consultazione elettorale per l’elezione dell’assemblea costituente. Il progetto, prima dell’abdicazione del Re, era infatti di rimettere nelle mani dei costituenti la scelta della forma di Stato.
    Il Re mandò a chiamare dunque un notaio, normale professionista con studio a Napoli, e venne scelto il notaio Angrisano che stava preparandosi a chiudere il suo studio (erano le ore 13,30) quando fu informato che il Re lo desiderava per la stipula di un atto con la massima urgenza. Pensando di dover registrare una delle solite procure il notaio si affrettò a chiudere nella sua borsa il suo sigillo notarile e alcuni fogli di carta bollata col valore corrispondente alle procure: lire quattro .

    L’atto notarile di abdicazione

    Il notaio venne introdotto nel salotto e alle ore 15,00 il Sovrano scese nella stanza recando con sé il documento di abdicazione, chiedendo al notaio di autenticare la sua firma che avrebbe apposto in sua presenza. Il notaio Angrisano letto a voce alta il documento fece subito notare al Re che l’autentica non poteva essere da lui apposta perché l’abdicazione doveva necessariamente, secondo la legge, essere redatta da un foglio di carta bollata da lire 12 che il notaio non aveva portato con sé.
    Sua Maestà il Re apprezzò la precisione del notaio e l’abdicazione venne rinviata fino a quando non si riuscì a reperire il foglio di carta con la giusta bollatura.
    Trovata la carta bollata il Re copiò le peraltro brevi parole della sua abdicazione dal foglio di carta semplice, dove in precedenza le aveva scritte, sul foglio di carta bollata da lire 12 apponendo alla presenza del notaio luogo, data, e firma.
    Il notaio lesse ad alta voce l’atto di abdicazione ma, giunto all’ultima riga, comunicò al Re un nuovo impedimento alla autentica essendo  l’atto errato perché concludeva con la data del 6 maggio 1946 anziché dell’esatto giorno, che era il 9 maggio 1946.

    La postilla reale

    Il Re chiese al notaio se poteva procedere lui stesso alla correzione o se fosse stata necessaria una postilla formale. Ottenuto l’assenso del notaio il Re riprese il foglio e con la sua penna stilografica tratta dal taschino corresse il numero 6 con il numero 9 restituendo il documento al notaio e pronunciando le parole  “Credo che adesso tutto sia in regola”.
    Il notaio Angrisano rispose affermativamente e provvide immediatamente all’autentica della firma del Re e dei testimoni scelti dal Re nelle persone del Gen. Puntoni e del Col. De Buzzaccarini.

    La professionalità del notaio

    Vittorio Emanuele, terminata l’incombenza, strinse la mano al notaio ringraziandolo e complimentandosi per la sua professionalità, salutò i due Ufficiali che si erano irrigiditi sull’attenti e si allontanò. Sulla soglia però si fermò, si voltò, guardò il notaio e lo salutò una seconda volta con un cenno della mano.
    Tre ore più tardi Vittorio Emanuele si imbarcò sull’incrociatore Duca degli Abruzzi alla volta di Alessandria d’Egitto.
    Il resto è storia che conosciamo, ma l’episodio che fece ritardare l’abdicazione del Re rimane, ancora oggi, un monito per i reggitori delle istituzioni, affinché comprendano che nessun Paese può avere un ordinato svolgimento della propria vita civile e democratica se le istituzioni, per prime, anche nei momenti più drammatici, non rispettano il reciproco ruolo per esse previsto dalla legge, e cedono al proprio interesse particolare del momento, anteponendolo al bene dello Stato.

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

    atto di abdicazione del re Vittorio Emanuele II - notaio d'ambrosio

    atto di abdicazione del Re d’Italia

    Quando anche il Re d’Italia rispettava il notaio ultima modifica: 2014-09-08T21:48:51+00:00 da notaio



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