• Il ravvedimento operoso negli atti notarili

    Tutti sanno che il mancato adempimento degli obblighi fiscali comporta una serie di conseguenze che possono avere, nei casi più estremi, anche rilievi penali. Di norma, il contribuente che non paghi correttamente le imposte dirette e indirette nei confronti del Fisco rischia di subire accertamenti a seguito dei quali oltre all’imposta dovuta, sarà tenuto a pagare le sanzioni e gli eventuali interessi per il ritardo.

    Il legislatore nell’ottica di migliorare i rapporti tra i contribuenti e il Fisco ha introdotto nell’ordinamento il cd. ravvedimento operoso. Tale novità è dettata dalla volontà di stimolare l’assolvimento spontaneo degli obblighi tributari, anche nell’ottica di diminuire i costi pubblici connessi all’accertamento fiscale e creare un effetto deflattivo del contenzioso che ne possa conseguire. In particolare, l’art. 13 del d. lgs 472/97 prevede che il contribuente, prima che scatti l’accertamento, può rimuovere spontaneamente la violazione, ottenendo, di converso, una riduzione delle sanzioni.

    Chi può accedere al ravvedimento operoso e in quali casi

    Il ravvedimento può essere utilizzato da tutti i contribuenti che intendano regolarizzare eventuali violazioni derivanti da errori od omissioni, purché ciò avvenga entro determinati limiti di tempo stabiliti dalla legge. Si ritiene, per esempio, che non possa ricorrersi al ravvedimento operoso nei casi in cui il contribuente abbia posto in essere comportamenti antigiuridici, come nell’ipotesi di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Occorre precisare che la Legge di stabilità del 2016 ha inciso ulteriormente sull’ambito di applicazione del ravvedimento, da un lato, riducendo l’importo della sanzione minima e, dall’altro, ampliando i termini per il suo esercizio. Oggi infatti l’art. 13 sopracitato elenca varie tipologie di ravvedimento, da quello “breve” di cui alla lettera a) che prevede una sanzione diminuita fino a 1/10 del minimo purché il pagamento venga eseguito entro 30 giorni dalla data della violazione; a quello “molto lungo” di cui alla lettera b-quater) dove la sanzione è diminuita fino a 1/5 del minimo se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione della violazione.

    Oggi il termine ultimo per avvalersi del ravvedimento operoso è segnato dalla notifica dell’atto di liquidazione o dell’avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Prima di questo momento è sempre possibile accedervi, tenendo conto che più passa tempo dalla violazione meno sarà possibile ottenere sconti sulla sanzione.

    Gli effetti principali del ravvedimento operoso

    Il ravvedimento si perfeziona solo quando siano eseguiti tutti gli adempimenti richiesti dalla legge per la rimozione della violazione, e precisamente:

    1. Correzione dell’errore commesso o esecuzione dell’adempimento richiesto;
    2. Versamento della sanzione al netto della riduzione prevista;
    3. Versamento degli interessi di mora, ove previsti;

    Si pensi al caso di omessa dichiarazione dei redditi, sarà non solo necessario presentare ex toto la dichiarazione stessa ma anche provvedere al pagamento delle imposte dovute e delle sanzioni al netto delle riduzioni.

    Ma quali sono gli effetti del ravvedimento operoso?

    In primo luogo si ottiene la riduzione della sanzione, la cui quantificazione dipenderà dal momento in cui il contribuente deciderà di adempiere spontaneamente dopo aver commesso la violazione delle norme tributarie. Si noti che in alcuni casi, la legge permette al contribuente di adempiere tardivamente senza incorrere in sanzioni, come si preciserà più avanti nel testo. In secundis, la violazione così regolarizzata non potrà essere considerata ai fini della recidiva. Infine, le singole violazioni non potranno essere cumulate giuridicamente secondo la disciplina del concorso di violazioni e della continuazione.

    La casistica negli atti notarili

    Il ravvedimento operoso rileva anche nell’attività notarile. Si faccia l’esempio più noto, ovvero quello relativo all’acquisto dell’immobile con le cd. agevolazioni prima casa. Tutti sanno che in questi casi l’acquirente per non decadere dalle agevolazioni non solo dovrà trasferire la propria residenza nel Comune ove si trova l’immobile acquistato entro 18 mesi ma anche mantenerlo per i successivi 5 anni. Può accadere che l’acquirente per varie ragioni non riesca a trasferirvi la propria residenza nei termini previsti o si trovi costretto a rivendere l’immobile prima dei cinque anni. In queste ipotesi l’Agenzia delle Entrate, decorsi i termini di legge, constata la decadenza dalle agevolazioni recuperando la differenza tra l’imposta versata e quelle che si sarebbero dovute versare in assenza di agevolazioni e impone anche il pagamento di una sanzione pari al 30% della differenza stessa.

    Il contribuente che venda l’immobile acquistato prima dei cinque anni se vuole evitare queste conseguenze negative ha due possibilità: o riacquista un altro immobile da adibire ad abitazione principale entro l’anno dalla vendita o si avvale del ravvedimento operoso. Come peraltro confermato dalla risoluzione 112/E dell’Agenzia delle Entrate, se il contribuente già sa di non avere la possibilità di acquistare un nuovo immobile, ha un anno di tempo dalla vendita dell’immobile agevolato per decidere di regolarizzare spontaneamente la propria posizione. In questo caso, può presentare un’istanza presso l’ufficio delle Agenzie delle Entrate competente con cui manifesti la propria intenzione a non acquistare altro immobile entro l’anno e a seguito della quale si provvederà a liquidare di nuovo le imposte come se il contribuente non avesse mai fruito delle agevolazioni senza però incorrere in sanzioni. Qualora invece il ravvedimento avvenga dopo i 12 mesi ma ovviamente prima di aver ricevuto un atto di liquidazione o un avviso di accertamento, il contribuente dovrà pagare anche la relativa sanzione pur se diminuita.

    Lo stesso dicasi nel caso in cui la decadenza derivi dal mancato trasferimento della residenza entro i 18 mesi dall’acquisto (risoluzione 105/E/2011 dell’Agenzia delle Entrate). Se l’acquirente sa già che non potrà adempiervi e non siano ancora trascorsi i 18 mesi, potrà presentare un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate nella quale dia atto della volontà di non adempiere all’impegno assunto nell’atto d’acquisto e richieda la liquidazione d’imposta come se non avesse fruito dell’agevolazione. Anche in questo caso, se il ravvedimento avviene entro i 18 mesi al contribuente sarà richiesto il mero pagamento della differenza di imposta oltre che gli eventuali interessi maturati ma non la sanzione che scatta solo decorsi i 18 mesi.

     

    Notaio Massimo d’Ambrosio

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    Il ravvedimento operoso negli atti notarili ultima modifica: 2018-10-17T22:43:35+00:00 da notaio



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