• Come ottenere la restituzione della legittima della eredità?

    restituzione notaio Massimo d'Ambrosio

    Il notaio Luigi Martelli

    La legge riserva a favore di determinati soggetti, detti eredi legittimari (coniuge, figli e ascendenti del defunto qualora non vi sono figli), una quota di eredità detta “quota di legittima” della quale non possono essere privati.

    L’erede legittimario che ritiene sia stata lesa la sua quota di legittima da un testamento o da una o più donazioni fatte il vita dal defunto, con le modalità di calcolo che abbiamo suggerito, può esperire l’azione di riduzione.

    L’azione di riduzione è un’azione che la legge concede ai legittimari per ottenere la reintegrazione della legittima (detta anche quota di riserva) mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre (cosiddetta disponibile).

    Se i vostri diritti vi sembrano lesi rivolgetevi con fiducia al vostro notaio che vi farà il calcolo esatto delle vostre spettanze e vi illustrerà i rischi e le probabilità di successo di una azione giudiziaria che va ben ponderata.

    Azione di riduzione

    Il codice civile parla genericamente di azione di riduzione ma in realtà si tratta di due azioni giudiziarie autonome, anche se strettamente connesse:
    1. L’erede legittimario deve prima esperire l’azione di riduzione (in senso stretto) che ha lo scopo di far dichiarare l’inefficacia (totale o parziale) delle disposizioni testamentarie e/o delle donazioni che eccedono la quota di cui il de cuius poteva disporre.

    2. Esperita vittoriosamente l’azione di riduzione, l’erede legittimario dovrà esperire l’azione di restituzione contro i beneficiari delle disposizioni ridotte ed, eventualmente, l’azione di restituzione contro i terzi acquirenti.

    Possiamo pertanto dire che l’acquisto di beni per donazione o per testamento può, nel tempo e in presenza di particolari circostanze, venir meno per effetto dell’eventuale esercizio vittorioso dell’azione di riduzione da parte dei legittimari lesi nei propri diritti, con possibili ripercussioni anche nei confronti di terzi aventi causa dal donatario o dall’erede testamentario, peraltro solo qualora il donatario o l’erede non possiedano beni sufficienti a soddisfare le ragioni degli istanti.

    L’azione di riduzione va proposta nei confronti del donatario o dell’erede testamentario; tuttavia se il donatario o l’erede hanno ceduto a terzi gli immobili ricevuti, il legittimario, solo se e in quanto il donatario o l’erede non abbiano altri beni sui quali soddisfare le proprie ragioni, potrà chiedere ai successivi acquirenti la restituzione del bene (azione di restituzione).

    L’azione di restituzione deve proporsi secondo l’ordine di data delle alienazioni cominciando dall’ultima. Tuttavia il terzo acquirente può liberarsi dall’obbligo di restituire in natura le cose donate pagando l’equivalente in denaro.

    I termini di scadenza per l’azione

    L’azione deve essere esperita entro 10 anni dalla morte del donante o del testatore: quindi se entro 10 anni dalla morte del donante o del testatore non è stata trascritta la domanda di riduzione l’acquirente potrà acquistare l’immobile senza alcun rischio. Inoltre, nel caso di beni ricevuti per donazione, decorsi 20 anni dalla donazione, a prescindere dalla circostanza che il donante sia ancora vivente o sia già deceduto, senza che gli eredi abbiamo trascritto domanda di opposizione alla donazione, l’azione di restituzione non può più essere esperita e pertanto non c’è più alcun rischio per l’acquirente.

    Esistono dei rimedi più o meno validi per ovviare a questa situazione di incertezza, come la rinuncia espressa da parte dei legittimari all’azione di riduzione o quanto meno all’azione di restituzione, rinuncia valida e possibile solo se compiuta dopo la morte del donante, ma si può affermare che il rischio per l’acquirente è solo un rischio limitato poichè la rivendica del bene da parte dei legittimari è solo eventuale e può essere esperita solo in presenza di determinate circostanze e solo il donatario o l’erede non possiedano beni sufficienti a soddisfare le loro ragioni.

    Le difficoltà delle banche per i mutui

    Ecco perchè, è bene ricordarlo, che anche se il rischio è solo eventuale e potenziale, spesso le banche non concedono mutui ipotecari per l’acquisto di immobili provenienti da donazione o testamento se non sono decorsi i 10 anni dalla morte o 20 anni dalla donazione.

    Pertanto è bene informarsi prima di stipulare un contratto preliminare di compravendita, soprattutto se si ha bisogno di accedere ad un mutuo, anche perchè la giurisprudenza ha affermato che il semplice fatto che un bene immobile provenga da donazione o da un testamento non comporta l’esistenza, di per sé, di un pericolo effettivo e attuale di rivendica: per cui si è ritenuto ingiustificato il rifiuto del promissario acquirente a stipulare il contratto definitivo di compravendita, qualora il motivo fosse la successiva scoperta della provenienza a titolo di donazione o testamento dell’immobile oggetto del preliminare.

    notaio Massimo d’Ambrosio

    Cosa ne pensi delle azioni per riottenere la legittima? L’articolo ti è stato utile? L’hai trovato interessante? Condividilo sui tuoi social e commentalo con le tue idee o proponi le tue richieste di chiarimento qui di seguito!

    Come ottenere la restituzione della legittima della eredità? ultima modifica: 2018-01-02T17:45:09+00:00 da notaio



    Vuoi interpellare il notaio Massimo d'Ambrosio per un quesito personale?

    Accedi alla sezione quesiti



    Categoria: Rivolgersi al notaio

    Articolo precedente:

    Articolo Successivo:


    © Tutti i diritti sono riservati. È vietato qualsiasi utilizzo, totale o parziale dei contenuti inseriti nel presente blog, senza autorizzazione scritta del notaio Massimo d'Ambrosio.

    Lascia un commento