• Cos’è e come si fa una rettifica semplificata all’atto notarile?

    rettifica semplificata attoIl particolare rigore formale richiesto per la redazione dell’atto notarile si giustifica in ragione dalla pubblica fede che lo contraddistingue, così come sancito dall’art. 2700 c.c. secondo il quale “l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti“.

    Tanto è forte l’efficacia probatoria dell’atto notarile che la giurisprudenza lo definisce prova legale assoluta, contro la quale non è ammessa prova contraria, salvo la sola querela di falso.

    Pochi sanno che tutta l’attività preparatoria alla stipula dell’atto notarile sarebbe vana se mancasse la fase finale, ovvero il momento nel quale il notaio appone la sua firma e il suo sigillo. Prima di questo momento anche se abbiano già firmato le parti, l’atto non sarebbe completo e sarebbe addirittura possibile stravolgerne totalmente il contenuto o rifiutarne la stipula.

    Dopo la firma e l’apposizione del sigillo da parte del Notaio, l’atto può considerarsi perfetto e irrevocabile, acquisisce una specie di “vita propria”  tanto da non potersi più integrare e/o sostituire il suo contenuto. Al fine di evitare successive modificazioni del documento posto a garanzia della pubblica fede nonché motivi di confusione sul contenuto dello stesso, l’art. 59 della Legge Notarile prevede “il divieto per il notaio di fare in qualunque tempo annotazione sopra gli atti, salvo quelli espressamente consentiti dalla legge”.

    Da quanto detto, ne deriva che l’atto notarile, una volta stipulato, resta immutato per sempre, salvo l’intervento eventuali rettifiche mediante le quali correggere le inesattezze o gli errori materiali che vi dovessero essere contenuti. Per potervi procedere la prassi notarile ha sempre richiesto l’intervento delle parti dell’atto da rettificare, al fine di far constare il loro consenso nonché il loro controllo sulla correzione da effettuare.

    Con la legge n. 110/2010 è stato introdotto il nuovo art. 59 bis alla legge notarile, il quale dichiara che “il notaio ha la facoltà di rettificare, fatti salvi i diritti dei terzi, un atto pubblico o una scrittura privata autenticata, contenente errori od omissioni materiali relativi a dati preesistenti alla sua redazione, provvedendovi, anche ai fini dell’esecuzione della pubblicità, mediante propria certificazione contenuta in atto pubblico da lui formato“.

    Quella descritta è la cd. rettifica semplificata, con la quale per la prima volta il legislatore ha provveduto a disciplinare una ipotesi di rettifica “a regime” per gli atti notarili. Al notaio è riconosciuto il potere di provvedere autonomamente alla rettifica mediante una “propria certificazione contenuta in atto pubblico“, anche senza la presenza delle parti.

    Quali atti possono essere oggetto di rettifica semplificata?

    La nuova disposizione parla genericamente di atti pubblici e di scritture private autenticate, con ciò dovendosi intendere non solo atti notarili ma anche atti pubblici formati da pubblici ufficiali diversi dai notai. Per semplificare, è ammessa la rettifica di:

    • Atti ricevuti o autenticati dallo stesso notaio;
    • Atti ricevuti o autenticati da altro notaio non più in esercizio;
    • Atti ricevuti o autenticati da altro notaio in esercizio;
    • Atti formati da pubblici ufficiali diversi dai notai, sempre che non investano una diversa funzione pubblica, come quella giurisdizionale (il notaio non potrebbe rettificare una sentenza, la quale peraltro può essere oggetto di correzione secondo il procedimento di cui all’art. 288 c.p.c.).

    Quando un notaio si trovi a rettificare uno di questi atti dovrà formare un atto pubblico che contenga la propria certificazione in merito agli errori da rettificare e dovrà procedere a darne apposita pubblicità mediante una nuova trascrizione. Come affermato dall’art. 59bis la rettifica non può ledere i diritti dei terzi acquisiti medio tempore, il che è confermato dal regime dell’ordine delle trascrizioni, datosi che tutto quanto sarà stato trascritto prima prevarrà sulla trascrizione della rettifica stessa.

    Che differenza c’è con la rettifica tradizionale?

    In primo luogo, la rettifica semplificata è pensata come atto senza parti, dove è il solo notaio a redigere l’atto contenente la certificazione relativa alla presenza di errori materiali. Stante il dettato letterale della norma non occorrerebbe neppure l’incarico di parte e il notaio potrebbe procedere a rettificare unilateralmente, secondo lo schema de “l’atto senza parti”, apponendo solo la propria firma ed il sigillo.

    Trattandosi di “atto senza parti” non trovano applicazione:

    • l’art. 27 LN in ordine all’obbligo del notaio di prestare il proprio ministero quando richiesto (si noti che l’art. 59bis parla di “facoltà del notaio di rettificare”);
    • l’art. 47, 2° co. LN ove si dice che “il notaio indaga la volontà delle parti”;
    • le norme della legge notarile che impongono la lettura dell’atto alle parti.

    Come meglio precisato di seguito, non tutti gli errori sono rettificabili ex 59bis LN, ma solo quelli materiali (generati nella riproduzione “materiale” del documento) relativi a dati preesistenti.

    Nel caso di rettifica cd. tradizionale, anche in ragione dell’assenza di un appiglio normativo chiaro, l’intervento delle parti dell’atto da rettificare è sempre stato ritenuto elemento imprescindibile. Questa troverà applicazione ogniqualvolta manchino i requisiti di applicabilità della rettifica semplificata ex 59bis LN.

    Nulla osta a che si proceda anche nelle ipotesi disciplinate dall’art. 59bis in presenza delle parti, come nel caso in cui si richieda al notaio di rettificare atti rogati da altro pubblico ufficiale ancora in esercizio, ove ragioni di diligenza professionale rendono altresì opportuno allegare alla rettifica anche l’incarico professionale ricevuto.

    Quando si può ricorrere alla rettifica semplificata?

    Questo è sicuramente il punto più controverso e dibattuto. Se la rettifica rappresenta un’eccezione al principio di intangibilità dell’atto notarile, ogniqualvolta si intenda procedervi occorre farlo con molta attenzione e capire quali sono i suoi limiti operativi. Il semplice fatto che il legislatore sia intervenuto al fine di disciplinarne la fattispecie, ci da una idea della volontà di circoscrivere la portata applicativa della stessa che, prima d’ora, era rimessa alla prassi notarile nonché ad alcuni pronunciati giurisprudenziali.

    La rettifica si compone di due fasi: una prima, inerisce la ricognizione dei dati da rettificare, confrontandoli con quelli corretti; una seconda, relativa alla verifica dei presupposti di cui all’art. 59bis.

    L’articolo 59bis fornisce quindi dei criteri entro i quali poter procedere con la suddetta rettifica, e precisamente:

    – deve trattarsi di “errori od omissioni materiali relativi a dati preesistenti alla redazione dell’atto da rettificare“, con tali riferendosi a errori marchiani o inesattezze di poco rilievo che non intacchino il contenuto ideologico dell’atto né possano in alcun modo rivedere o specificare la volontà espressa dalle parti. Tra quelli normalmente ritenuti rettificabili, si ricomprendono:

    • gli errori formali di identificazione dei dati catastali, con le precisazioni che ora faremo;
    • quelli relativi all’identificazione delle parti (ad esempio erronea indicazione del codice fiscale);
    • i riferimenti a precedenti contratti, a provvedimenti amministrativi e a tutti quegli elementi preesistenti che vengano erroneamente riportati o “trascritti” nel documento.

    E’ rettificabile per esempio l’erronea indicazione degli estremi numerici di un assegno utilizzato per pagare il prezzo, dal momento che l’assegno stesso viene emesso prima della stipula dell’atto stesso e deve considerarsi quindi dato preesistente.

    Diversamente non si potrà rettificare la dichiarazione delle parti inerente al prezzo pattuito, anche qualora ciò derivi da una incomprensione del notaio nella sua attività di adeguamento, poiché questo è un dato che viene ad esistenza con la stipula dell’atto stesso e rappresenta un elemento essenziale del negozio stipulato, quindi non modificabile ex 59bis.

    Anche quando si tratti di sviste o meri errori di scritturazione è necessario che non siano tali da variare l’oggetto del negozio stesso né sostituire le parti originarie né creare incertezza sulla volontà espressa dalle stesse. L’errore rettificabile ex 59 bis non è l’errore che da luogo a vizio del consenso di cui all’art. 1427 c.c. e seguenti. Quando l’errore sia essenziale e riconoscibile si potrà procedere solo con la cd. rettifica tradizionale.

    Come detto, l’errore materiale deve riguardare dati preesistenti alla stipula dell’atto, con ciò escludendosi la possibilità di rettificare un dato catastale che sia successivamente modificato a causa, per esempio, di un frazionamento. Allo stesso modo non sono rettificabili tutti quegli errori e/o omissioni relativi a dati che si generano in occasione della stipula dell’atto, come le dichiarazioni di parte richieste dalla legge a pena di nullità (ad esempio le menzioni urbanistiche). Nei casi di invalidità, come per carenza di una menzione di legge, non è possibile porvi rimedio con la rettifica ma, quando reso possibile dalla legge, si potrà procedere con atti di conferma.

    In ogni caso in cui l’errore sia tale da ingenerare incertezza sull’oggetto dell’atto, deve escludersi la possibilità di rettifica (si pensi al caso in cui nel descrivere l’oggetto della vendita si sia indicata la particella 80 invece che particella 90). A voler ragionare diversamente, si dovrebbe ammettere la possibilità che la rettifica funga da espediente per interpretare o chiarire la volontà espressa dalle parti quando questa risulti ambigua od oscura.

    Come afferma lo studio n. 618-2010 del Consiglio Nazionale del Notariato “non è utilizzabile la rettifica nel caso in cui le parti dovendo procedere alla determinazione dell’oggetto del contratto, abbiano stabilito di far ricorso unicamente ai dati catastali, senza ricorrere ad altri elementi di identificazione del bene“.

    Non si tratterebbe di una mera rettifica di errore materiale ma di un negozio di accertamento avente altra natura e finalità. Continua lo studio del CNN affermando che “poiché in questo caso la “comune intenzione delle parti” ha assegnato al dato catastale un significato contrattuale tendenzialmente invariabile, con l’obiettivo di individuare l’oggetto negoziato, deve escludersi la possibilità di utilizzare il procedimento di comparazione del dato errato con quello esatto che è a base della rettifica“.

    Si tenga conto che nel caso di rettifica relativa ad omissioni inerenti dati di identificazione catastale, dovrà preliminarmente vagliarsi la compatibilità con il disposto dell’art. 29, commi 1-bis e ter della l.52/85, in tema di conformità catastale. Ove infatti ricorra una ipotesi di nullità si potrà procedere, ricorrendone i requisiti, non a rettifica ma ad un atto di conferma anche ad opera di una sola delle parti [e non del solo notaio].

    Non può che accogliersi quindi una lettura restrittiva e particolarmente prudente dell’istituto in esame, sul presupposto di base che al notaio, in queste ipotesi, viene riconosciuta una mera funzione correttiva che mai può sfociare in attività interpretativa o integrativa della volontà delle parti cristallizzata in atto.

    Se così fosse, verrebbe bene quel principio di intangibilità dell’atto notarile su cui poggia la forza probatoria dell’atto pubblico. Potrà ricorrersi alla rettifica semplifica solo in casi eccezionali, al fine di correggere errori materiali consistenti in sviste o inesattezze che non incidano sul contenuto sostanziale dell’atto, così realizzando l’interesse di tutti alla perfezione espressiva degli atti notarili.

     

    notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    Cos’è e come si fa una rettifica semplificata all’atto notarile? ultima modifica: 2019-02-05T11:52:57+00:00 da notaio



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