• La revoca della procura irrevocabile

    revoca procura irrevocabileLa procura è quell’atto unilaterale con il quale un soggetto (rappresentato) conferisce ad un altro soggetto (rappresentante) il potere di agire in suo nome e conto di fronte a terzi nel compimento di uno o più atti i cui effetti saranno direttamente imputati al rappresentato stesso.

    Quanto alla forma della procura l’art. 1392 c.c. afferma che questa “non ha effetto se non conferita con le forme prescritte per il contratto che il rappresentante deve concludere“. Questo è il cd. principio di simmetria per cui se si conferisce procura per la stipula di una donazione ad esempio, sarà redatta per atto pubblico alla presenza di due testimoni.

    La procura può essere speciale, ovvero rilasciata per il compimento di un singolo affare oppure generale quando il rappresentante ha il potere di compiere in nome del rappresentato tutti gli affari di quest’ultimo, siano essi di ordinaria o di straordinaria amministrazione.

    Procura e mandato

    Occorre precisare che la rappresentanza si compone di due lati, uno interno e uno esterno. Quest’ultimo rileva nei rapporti con i terzi, in quanto conferendo procura si autorizza il rappresentante ad agire in nome del rappresentato (cd. contemplatio domini o spendita del nome).

    Il lato interno rileva, invece, nel rapporto tra rappresentante e rappresentato, in quanto quest’ultimo potrebbe agire per spirito di amicizia, gratuitamente o anche dietro compenso. In questo caso il rapporto di rappresentanza normalmente si inquadra in un contratto di mandato con il quale il rappresentante si obbliga ad eseguire una determinata attività in nome e per conto del rappresentato.

    Non solo la procura potrebbe essere conferita in ipotesi estranee al rapporto di mandato, ma anche in quest’ultimo caso potrebbe accadere che manchi la procura, e ci si trovi ad obbligarsi a compiere un’attività per conto del mandante senza però spendere il suo nome. Questo è il cd. rapporto di rappresentanza indiretta. Si pensi al caso di una compravendita in cui il mandatario compia l’acquisto in conto del mandante ma in nome proprio salvo poi l’obbligo di ritrasferire la proprietà del bene acquistato al mandante stesso (cfr. art. 1706, 2° co. c.c.).

    A prescindere dal fatto che la procura sia contenuta o meno in un contratto di mandato, una delle cause di estinzione è rinvenibile nella revoca (cfr. art. 1722 n. 2 c.c.). La revoca altro non è che un negozio unilaterale con il quale il rappresentante ritira il conferimento dell’incarico. Occorre precisare che sarebbe più corretto parlare di recesso perché la revoca vera e propria rimuove il negozio giuridico con effetti retroattivi mentre il recesso fa cessare il rapporto ex nunc, non incidendo sull’attività compiuta in precedenza.

    La regola in tema di procura e mandato è la revocabilità mentre l’eccezione è l’irrevocabilità. Questo è giustificato dal particolare rilievo dell’intuitu personae nel rapporto di rappresentanza. Nessuno infatti avrà interesse a farsi rappresentare da un soggetto cui non accordi la propria fiducia, ragion per cui qualora tale fiducia medio tempore dovesse venir meno, il rappresentato avrà il potere di revocare la procura conferita.

    E’ necessario che i terzi siano informati non solo della revoca ma anche delle eventuali modifiche apportate alla procura. La legge, a tal proposito, fa salvi i negozi conclusi con il rappresentante senza potere ogniqualvolta i terzi non siano stati informati della revoca o delle modifiche intervenute. La ratio va rinvenuta nelle ragioni di tutela dell’affidamento dei terzi che entrino in contatto con il rappresentante confidando nella validità della procura stessa.

    La legge non richiede una forma vincolata per la revoca purché se ne dia idonea pubblicità per informare i terzi.

    Affermata la revocabilità della procura, ora analizzeremo alcune ipotesi in tema di mandato ma estensibili alla procura, in cui si parla di irrevocabilità, e precisamente:

    • Quando le parti convengano di rendere il mandato irrevocabile (cfr. art. 1723, 1° co. c.c.)
    • Quando la procura conferita sia anche nell’interesse del rappresentante o di terzi (cd. mandato in rem propriam), come nel caso in cui il procuratore abbia il potere di incassare una determinata somma per il rappresentato ma abbia anche il potere di trattenerla;
    • Nel caso di cd. mandato collettivo ex art. 1726 c.c., quando conferito da più persone per la realizzazione di un interesse comune.

    Il falso mito della irrevocabilità della procura

    Se è vero che vi sono delle ipotesi nelle quali la procura o il mandato debbano considerarsi irrevocabili, è altrettanto vero che molto spesso non è chiaro l’ambito applicativo di un limite siffatto.

    Si faccia il caso del mandato irrevocabile per accordo delle parti, l’art. 1723 c.c. stabilisce che “il mandante può revocare il mandato ma, se era stata pattuita l’irrevocabilità, risponde dei danni, salvo che ricorra una giusta causa“. Questo significa che l’accordo che stabilisce l’irrevocabilità è oggetto di una clausola del contratto tra due parti. Queste sono tenute all’esatto adempimento di quanto stabilito nel contratto e, quindi, nel caso di specie, il mandante non potrà revocare il mandato, ma se lo fa, al massimo risponderà del risarcimento del danno. Ciò trova conferma nel disposto dell’art. 1218 c.c. secondo il quale “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile“.

    Questa è la sanzione tipica dell’ordinamento per il caso di inadempimento di obbligazioni civili. Sarebbe impensabile e fuorviante credere che una volta stabilita l’irrevocabilità ex contractu, il rappresentato debba restare in balìa del rappresentante. Questi ha sicuramente diritto a non veder revocata la procura o il mandato, ma non è detto che poi ciò non accada lo stesso.

     Inoltre, il rappresentante che abbia l’esigenza di revocare una procura irrevocabile potrà anche evitare di sobbarcarsi il peso del risarcimento del danno ogniqualvolta sia ravvisabile una giusta causa. Questa ricorre per esempio in tutti i casi in cui il rapporto fiduciario venga meno per fatti imputabili al rappresentante (si pensi al comportamento doloso o gravemente colposo tenuto dal rappresentante nell’esecuzione del mandato o al caso di inottemperanza alle direttive del mandante). Da quanto detto, in tali casi sarebbe più corretto parlare di irrevocabilità “relativa“.

    Nel caso in cui si debba revocare un mandato collettivo, conferito con un unico atto e nell’interesse comune di più soggetti, non potrà ritenersi efficace la revoca da parte di uno solo dei soggetti conferitari. In tal caso la revoca sarà valida solo ove provenga da tutti i soggetti che l’hanno conferita. Anche in tale ipotesi però si dà rilievo alla giusta causa.  Infatti, l’art. 1726 c.c. dispone l’efficacia della revoca di uno dei mandanti ove ricorra una giusta causa, con ciò giustificando quelle ipotesi in cui il comportamento del mandatario abbia ripercussioni nel solo rapporto con il revocante e non con gli altri.

    Diverso è il caso del cd. mandato in rem propriam. In questi casi la procura o il mandato non sorgono per il solo interesse del rappresentato ma a questo si aggiunge un diverso interesse del rappresentante o di un terzo. La legge riconosce un particolare rilievo a tale fattispecie, ovvero l’interesse a non veder revocata la procura prima dell’esecuzione dell’affare dal quale derivi un vantaggio supplementare e diverso rispetto, per esempio, al compenso previsto per il mandato. In tali casi l’art. 1723, 2° co. c.c. stabilisce che “il mandato conferito anche nell’interesse del mandatario o di terzi non si estingue per revoca, salvo che sia diversamente stabilito o ricorra una giusta causa di revoca“. Quindi, se manca una apposita pattuizione sul punto o non sussista una giusta causa, la revoca in violazione dovrà ritenersi inefficace, e non semplicemente fonte di risarcimento. Può quindi affermarsi che il procuratore in rem propriam sia più tutelato del procuratore di procura irrevocabile. Parte della dottrina in tali casi parla più correttamente di irrevocabilità “assoluta“.

    Sebbene l’art. 1723, 2° co. c.c. sia dettato in tema di mandato, come già detto, la dottrina preferibile ritiene che tali norme siano applicabili anche alla procura, quale atto unilaterale, per identità di ratio, ed infatti anche nel caso di procura in rem propriam occorre tutelare il diverso interesse del procuratore a non veder revocata la stessa prima della sua esecuzione, pur in assenza di un accordo contrattuale.

     

    Notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    La revoca della procura irrevocabile ultima modifica: 2018-11-21T13:53:16+00:00 da notaio



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