• Il notaio non paga la ritenuta d’acconto che non è stata versata all’Erario dal cliente

    ritenutaLa recente sentenza della Cassazione a Sezioni Unite (la n. 10378 del 26 marzo 2019) ha finalmente fatto chiarezza sulla annosa questione della responsabilità solidale del professionista (e quindi anche del notaio) nel caso di mancato versato della ritenuta d’acconto da parte del cliente per prestazioni professionali.

    La situazione precedente

    In tutti i casi in cui il notaio o il commercialista, ad esempio, offrono le proprie prestazioni professionali a favore di un soggetto che può rivestire la qualifica di sostituto d’imposta (si pensi alle società commerciali o al singolo imprenditore), quando questi pagano la parcella di norma operano la ritenuta d’acconto.

    In forza di questo meccanismo, il cliente trattiene una parte di quanto dovuto, ovvero una percentuale delle imposte che sarebbero dovute dal professionista e le versa direttamente all’Erario. In questo modo lo Stato semplifica la riscossione del gettito fiscale nel caso di pluralità di contribuenti e si garantisce un introito sicuro, di fatto rafforzando l’adempimento dell’obbligo fiscale.

    Questo significa che il professionista riceve un pò meno di quando dovrebbe avere ma poi in sede di dichiarazione dei redditi potrà scomputare le somme già anticipate con le ritenute subite. Questo meccanismo se da un lato agevola il fisco dall’altro presenta dei limiti soprattutto nelle ipotesi patologiche. Che accade se il sostituto non paga le ritenute? Il professionista ai fini dello scomputo come dimostra le ritenute subite?

    Sul punto si sono espresse negli anni numerose sentenze non solo della giurisprudenza ordinaria ma anche delle Commissioni Tributarie al fine di chiarire i rapporti tra sostituto (cliente) e sostituito (professionista). La Suprema Corte a Sezioni Unite è intervenuta al fine di eliminare i contrasti giurisprudenziali sul punto poiché prima di oggi alcune pronunce della giurisprudenza di legittimità avevano ritenuto sussistere la responsabilità solidale del professionista per le ritenute non versate dal sostituto.

    Tra tutte basti riportare quando affermato dalla sentenza della Cassazione Penale n. 2256 del 2017 secondo la quale il sostituito deve ritenersi sin dall’inizio obbligato solidale d’imposta e anch’esso soggetto al potere di accertamento del Fisco con la diretta conseguenza che, in caso di mancato versamento della ritenuta da parte del sostituto al pagamento dello stesso sarà tenuto anche il sostituito.

    In definitiva, secondo tale orientamento se il notaio rilascia al cliente regolare fattura contenente l’importo della parcella al netto della ritenuta e quest’ultimo non assolva l’obbligo di versamento della stessa nei termini di legge, l’Erario potrebbe recuperare la somma non versata direttamente dal notaio, facendo valere la responsabilità solidale dello stesso ai sensi dell’art. 35 del D.p.R. 602/73.

    In particolare questo articolo dispone che “quando il sostituto viene iscritto a ruolo per imposte, soprattasse e interessi relativi a redditi sui quali non ha effettuato né le ritenute a titolo di imposta né i relativi versamenti, il sostituito è coobbligato in solido”.

    Il principio di diritto delle SS.UU.

    Le Sezioni Unite della Cassazione hanno perentoriamente smentito l’impostazione sopra descritta sottolineando in primo luogo la differenza tra il concetto di solidarietà passiva e quello di sostituzione ai fini del pagamento delle imposte.

    L’art. 64, secondo comma, del D.p.R. 600/73 nel disciplinare il procedimento di accertamento dell’imposta nel caso di sostituzione, stabilisce che unico obbligato e soggetto passivo resta il sostituto se non altro perché al sostituito è riconosciuta esclusivamente una eccezionale facoltà di intervento nel processo. Nei casi in cui la legge impone la sostituzione d’imposta, l’obbligazione è posta a solo carico del sostituto, come peraltro confermato dal corrispondente obbligo di rivalsa previsto dall’art. 64 primo comma.

    Coerentemente l’art. 35 del D.p.R. 602, nel disciplinare la solidarietà del sostituito, la fa scattare solo in caso di inadempimento del sostituto, ragion per cui è da escludere che l’obbligo di versamento sorga ab origine in capo ad entrambi, essendo posta unicamente a carico del sostituto.

    Si noti che tale articolo invoca la solidarietà del sostituito al ricorrere di due presupposti diversi ma cumulativi: il primo è il mancato versamento da parte del sostituto mentre il secondo è che non siano state operate inizialmente le ritenute d’acconto.

    Se il notaio ha emesso fattura la cui parcella sia al netto delle ritenute stesse non può ritenersi sussistere una sua responsabilità in caso di mancato versamento da parte del sostituto, poiché egli ha già scomputato dal compenso le somme a titolo di ritenuta d’acconto. Non si può ritenere quindi che il dovere di versamento della ritenuta costituisca un’obbligazione autonoma rispetto all’imposta stessa, di modo che ogniqualvolta siano state operate le ritenute ma non siano state successivamente versate possa scattare la solidarietà a carico del sostituito.

    In definitiva, le SS. UU. affermano che “nel caso in cui il sostituto ometta di versare le somme, per le quali ha però operato le ritenute d’acconto, il sostituito non è tenuto in solido in sede di riscossione, atteso che la responsabilità solidale prevista dall’art. 35 del d.p.r. 602 cit. è espressamente condizionata alla circostanza che non siano state effettuate le ritenute”.

    Le conclusioni sulla ritenuta d’acconto

    Questa presa di posizione da parte delle Sezioni Unite era da tempo attesa dai professionisti i quali, alla luce dell’orientamento ondivago dalla giurisprudenza di legittimità, rischiavano non solo di subire accertamenti fiscali per le omissioni commesse dai propri clienti ma anche di dover pagare in aggiunta all’IVA anche le ritenute subite ma non versate dai clienti stessi.

    Senza poi considerare che il suesposto meccanismo della ritenuta d’acconto rischia di rivelarsi una bella grana per il professionista. Questi infatti quando emette la fattura subisce immediatamente la ritenuta della quale invece si avvantaggia subito lo Stato grazie al versamento del sostituto.

    Di contro però il professionista potrà scomputare le ritenute subite solo al momento della dichiarazione dei redditi e sempre che gli sia riconosciuto. Si noti poi che il sostituto d’imposta è tenuto a rilasciare al sostituito la certificazione unica attestante l’adempiuto versamento delle ritenute al fine di poter ottenere il predetto scomputo.

    Ma cosa accade se questa certificazione non viene consegnata al professionista? Sul punto solo nel 2009 si è avuta una chiarificazione da parte dell’Agenzia delle Entrate la quale con la risoluzione n. 68/E ha spiegato che il professionista può ottenere lo scomputo, in assenza della certificazione del sostituto, solo ove esibisca la fattura nonché la relativa documentazione bancaria attestante l’importo netto percepito al netto della ritenuta stessa.

    Qualora poi tale documentazione venga presentata in sede di controllo il professionista dovrà allegarvi altresì una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà nella quale si attesti che il pagamento ricevuto si riferisca ad una determinata fattura regolarmente contabilizzata.

    Oggi con la sentenza delle Sezioni Unite la situazione sembra finalmente essersi normalizzata. Il professionista una volta che emette la fattura da cui risulti l’ammontare della ritenuta e questa sia operata dal sostituto, deve ritenersi estraneo alle vicende successive e quindi non potrà essere chiamato a rispondere per il caso di omesso versamento della stessa.

    Solo ove non risulti dalla fattura che la ritenuta sia stata operata dovrà ritenersi sussistente la responsabilità solidale in caso di inadempimento del sostituto. Si aggiunga poi che lo scomputo delle ritenute subite non sarà più ostacolato dalla mancata presentazione della certificazione rilasciata dal sostituto ma saranno valide anche certificazioni diverse.

    In definitiva, se da un lato la ritenuta persegue l’interesse pubblico teso ad agevolare la riscossione delle imposte dall’altro nella sua applicazione pratica non può e non deve trasformarsi in un’arma a doppio taglio per il professionista.

    Le conclusioni delle Suprema Corte sono da condividere se non altro perché non sembra equo invocare la responsabilità del professionista nell’ipotesi in cui l’obbligo ricada solo sul sostituto e non pare tantomeno corretto impedire le scomputo delle ritenute subite per il solo fatto che lo stesso sostituto manchi di consegnare la certificazione prevista dalla legge.

    Notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    Il notaio non paga la ritenuta d’acconto che non è stata versata all’Erario dal cliente ultima modifica: 2019-04-16T17:57:32+02:00 da notaio



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