• Scioglimento e cancellazione societaria senza notaio

    scioglimentoDa alcuni anni è entrato di moda pubblicizzare la possibilità di sciogliere e cancellare dal registro delle imprese una società senza la delibera assembleare, e cioè senza “ passare dal notaio” .

    Non credo che il motivo sia economico, perché laddove non si “passa dal notaio” si deve “passare per il commercialista”, sicché per il cliente pagare la parcella del notaio o pagare la parcella del commercialista è esattamente lo stesso.  A meno che, ovviamente, il commercialista lavori gratuitamente, ma questo è tutto un altro discorso che esula dai limitati fini di questo nostro breve scritto.

    È opportuno pertanto ripercorrere i fondamenti giuridici dello “scioglimento e cancellazione societaria senza notaio” per segnalare la estrema pericolosità di una decisione di scioglimento e cancellazione di una società, magari con una successiva vendita dei beni di proprietà societaria, ad opera dell’amministratore e senza neppure consultarsi con i soci.

    Il discorso parte dall’articolo 2484 c.c., che individua le cause tipiche di scioglimento della società. Delle sei ipotesi, la numero 6 relativa alla “ decisione dei soci” è quella che viene normalmente praticata, mentre le altre cinque costituiscono cause obbligatorie di scioglimento della società a tutela dei terzi creditori, del pubblico, e dei soci stessi.  Ricordo qui ad esempio l’impossibilità di conseguire l’oggetto sociale, la riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale.

    Cause legali di scioglimento

    Queste cause legali di scioglimento (obbligatorie) dell’art. 2484 c.c. non solo sono previste dal nostro codice civile fin dal 1942, ma erano presenti, identiche, nel codice di commercio del 1865, e uno storico potrebbe rintracciare il  principio conduttore in epoca addirittura anteriore. E ciò mi sembra giusto e logico. Il capitale sociale, ad esempio, è sempre stato una forma minima di tutela per i terzi che commerciano con la società, sicchè venendo meno questa tutela è giusto prevedere uno stop all’attività commerciale della società che non può essere autorizzata a ingigantire il suo debito, magari crollando poi miseramente e lasciando dietro di se danni e distruzione.

    Il sistema ha retto sempre bene, perché la carenza di un preventivo controllo endo-societario da parte dei soci, grazie alla verbalizzazione notarile, ha spostato la totalità della funzione di controllo formale e sostanziale sulla sussistenza delle condizioni di legge per l’iscrizione della cancellazione al Conservatore del registro delle imprese. E i registri delle imprese hanno da sempre interpretato restrittivamente la portata delle cause legali di scioglimento, soprattutto in talune ipotesi patologiche.

    Ad esempio, molti amministratori di società presentavano la dichiarazione ex art. 2484, terzo comma, n. 2 c.c., dichiarando l’impossibilità del conseguimento dell’ sociale in ipotesi in cui  sussistevano solo banali difficoltà per le società di creare utile. Sul punto è intervenuto anche il Consiglio nazionale  del notariato (studio 237/ 2014) il quale afferma che “l’impossibilità di conseguimento dell’oggetto sociale deve identificarsi come impossibilità giuridica o materiale, e non anche come impossibilità economica, derivandone che le difficoltà economiche, per quanto gravi, e anche quelle che causino il venir meno della continuità aziendale, non possono essere ritenute sufficienti ad integrare la causa di scioglimento di cui al n. 3 dell’art. 2484 c.c.”

    Moli amministratori usano, sempre ad esempio, richiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese per “la riduzione del capitale sociale al di sotto minimo legale”. Oggi, con la possibilità di costituire società anche con un solo euro di capitale, è evidente che il numero 4 dell’art. 2484 c.c. riveste carattere esclusivamente formale sicché la motivazione non può che essere considerata insussistente.

    Esulerebbe dai compiti di questo nuovo breve scritto enumerare le moltissime decisioni di rigetto dei registri delle imprese, e le numerosissime decisioni giurisprudenziali che hanno bocciato le richieste degli amministratori.

    Verifica formale o sostanziale?

    Sennonché a seguito di un parere del Ministero per lo sviluppo economico n. 94215/2014, nonché di alcune pronunce del tribunale di Milano, tra cui la n. 1126/2016, ha prevalso l’interpretazione secondo la quale il potere della verifica del conservatore del registro delle imprese su tutte le istanze deve limitarsi al mero accertamento formale della documentazione presentata, senza che vi possa essere un controllo di merito su quanto dichiarato, e quindi, nel nostro caso, sull’effettiva sussistenza della causa di scioglimento indicata dall’amministratore.

    In conseguenza a quanto sopra, per evitare eventuali pronunce giurisprudenziali sfavorevoli e di condanna del registro delle imprese, i conservatori hanno optato per la decisione di evitare qualsiasi controllo sostanziale sulle dichiarazioni degli amministratori, lasciando, di fatto, alla responsabilità di quest’ultimi  la possibilità di utilizzare a dismisura l’ambito di applicazione delle cause obbligatorie di scioglimento societario.

    Da qui la nascita della “ moda” di proporre al pubblico di bypassare il controllo notarile  attraverso una semplice dichiarazione dell’amministratore al registro delle imprese. Gli amministratori sanno infatti che oggi, a causa di quelle pronunce, i conservatori non esercitano più il controllo sostanziale sicché è possibile, di fatto, sciogliere una società, cancellarla del registro delle imprese, liquidarne i beni, scrivendo in una dichiarazione qualsiasi sciocchezza.

    Ci sarebbe veramente, a questo punto, la necessarietà di soffermarsi  sulla responsabilità degli amministratori, perché, se da un lato è caduto il controllo sostanziale delle camere di commercio, non sono caduti i principi restrittivi della giurisprudenza riguardo alla interpretazione delle cause obbligatorie di scioglimento. L’unico cambiamento, cioè, è quello dello spostamento della responsabilità dai registri delle imprese a quella dell’amministratore. Responsabilità che gli amministratori che presentano la dichiarazione dovrebbero avere ben presenti, anche se, in realtà, potrebbero esserci interessi che facciano superare la paura dei rischi civili e penali.

    Scioglimento e abuso

    E quali possono essere questi interessi? Essi sono certamente costituiti dai rischi notevoli nei confronti dei soci. Non essendo necessario un previo passaggio assembleare prima della presentazione della dichiarazione da parte degli amministratori i soggetti maggiormente esposti sono proprio i soci, i quali potrebbero addirittura non essere neppure informati dagli amministratori della volontà di procedere allo scioglimento e cancellazione della società, e potrebbero addirittura non essere informati della possibilità di intervenire in via assembleare con una adeguata modifica statutaria per eliminare la causa di scioglimento, ove sussistente.

    Gli amministratori, di fatto, possono abusare del potere attribuito portando la società in liquidazione anche senza il consenso dei soci.

    Mentre, lo ricordo, mediante lo scioglimento con delibera assembleare (non quello obbligatorio) il notaio esercita la funzione di controllo della volontà dei soci, richiede che tutti i soci siano presenti, personalmente o per delega, e controlla anche la nomina del liquidatore, il soggetto cioè, che essendo deputato a incassare eventuali crediti o a vendere eventuali immobili rappresenta una figura di estrema delicatezza che deve avere la fiducia di tutti i soci, e non essere demandata alla esclusiva volontà dell’amministratore.

    Ecco perché, come dicevo all’inizio, la giustificazione di risparmiare sull’onorario del notaio è solo una giustificazione di facciata. Perché qui il problema è molto più grave, e cioè è quello di rifiutare i controlli di legalità del notaio, elidendo l’unica figura in grado di tutelare i soci da comportamenti scorretti degli amministratori, essendo ben chiaro che la responsabilità civile e penale degli amministratori nei confronti dei soci e della società potrebbe non essere sufficiente a garantire la conservazione del patrimonio sociale e ad evitare la perdita dell’investimento effettuato dai soci.

    Il problema è sempre lo stesso: vogliamo i controlli legali o no ? E’ sempre la stessa questione che si dibatteva quando molti volevano legiferare sulle “compravendite fai da te”, o che adesso esaltano fino al cielo la blockchain, quale panacea in grado di sostituire il controllo di legalità del pubblico ufficiale. Da parte nostra, come sempre, auspichiamo un inversione di tendenza del legislatore forse perché, essendo più cinici e realisti, non ci fidiamo degli amministratori, così come non ci fideremmo nella controparte in una compravendita immobiliare e vogliamo dunque che lo Stato ci aiuti, ci tutela e ci protegga. E lo Stato, a mio avviso, non ha altra scelta, qui come in qualsiasi altro campo, e cioè riconoscere e valorizzare il ruolo del notaio quale pubblico ufficiale, unico soggetto in grado di effettuare un controllo formale e sostanziale per tutelare gli interessi dei soci, della società, ed anche dei terzi che entrino in contatto con questa.

    notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    Scioglimento e cancellazione societaria senza notaio ultima modifica: 2018-10-06T11:08:12+00:00 da notaio



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