• Una società può fare donazioni?

    donazione società

    Quando pensiamo alla donazione la nostra mente va subito all’idea di un atto compiuto al solo fine di arricchire qualcuno a noi caro senza ricevere nulla in cambio.

    E’ proprio il caso del papà che dona una cospicua somma di denaro al figlio magari per aiutarlo nel futuro acquisto della propria abitazione.

    Fatta questa doverosa premessa ora dobbiamo chiederci se la donazione, quale massimo atto di liberalità che il nostro ordinamento conosce sia compatibile con lo scopo di lucro, ovvero la realizzazione dei profitti che sta alla base di ogni costituzione di società.

    La tesi negativa sostenuta dalla dottrina tradizionale

    La tesi tradizionale ritiene che non sussista in capo alle società commerciali una generale capacità di donare. Il fondamento di tale posizione andrebbe rinvenuto nel carattere “strettamente personale” della donazione ed inoltre sulla totale incompatibilità tra lo scopo di lucro perseguito dalle società commerciali e la causa donativa.

    Questa tesi nega quindi che la società possa compiere autentici atti di donazione ma solo “contratti gratuiti atipici”, ovvero quelli finalizzati al raggiungimento di un proprio interesse economico, come ad esempio nel caso della società che propaganda gratuitamente la merce prodotta al fine di ottenere un riscontro positivo sul mercato.

    Secondo gli autori che hanno approfondito questa posizione, lo statuto della società dovrebbe contenere una clausola cd. “abilitativa”, ovvero la previsione astratta della possibilità di compiere simili atti sempre che vi sia la presenza di circostanze che li rendano strumentali al raggiungimento dello scopo di lucro perseguito.

    Atti gratuiti, atti liberali, liberalità non donative

    Il punto di partenza è che non tutti gli atti gratuiti sono delle donazioni: ma come facciamo a distinguere l’atto gratuito dalla donazione? Proviamo a fare chiarezza:

    L’Atto Gratuito: Tutti sanno la differenza tra atto oneroso e atto gratuito, nel primo vi è sempre un corrispettivo (si pensi alla compravendita o alla permuta), mentre nel secondo una parte esegue una determinata prestazione in favore dell’altra senza la presenza di un corrispettivo. Un esempio è il contratto di mutuo senza interessi, Tizio presta 100.000 Euro a Caio il quale è obbligato a restituirglieli entro 10 anni ma senza corrispondere alcun interesse;

    L’Atto Liberale: se tutte le liberalità sono anche atti gratuiti in quanto manca sempre il corrispettivo, nelle liberalità c’è un elemento in più, l’impoverimento di chi esegue la prestazione. L’esempio più importante di liberalità è la donazione che tutti noi conosciamo;

    La liberalità non donativa: vi è poi un’ultima distinzione all’interno dell’ampia categoria delle liberalità. In effetti, non tutte le liberalità sono anche donazioni.

    La differenza sta nel fatto che solo nelle donazioni vi sarebbe anche un indefettibile elemento soggettivo, ovvero il cd. “animus donandi“, la libera volontà di procurare ad altri un vantaggio patrimoniale, senza ottenere nulla in cambio e senza esservi costretti. Se il più grande esempio di liberalità, come detto, è la donazione, non tutte le liberalità si caratterizzano per la presenza dell’animus donandi per cui in questo caso saremo di fronte a delle liberalità non donative, tra cui rientrerebbero sia le donazioni indirette (di cui abbiamo già parlato in altri articoli cui si rinvia) sia gli atti gratuiti atipici di cui parla a tal proposito la dottrina.

    Fatta questa doverosa tripartizione, ora ci è più chiaro in cosa consistono questi atti gratuiti atipici che potrebbero essere compiuti dalle società. Sono atti gratuiti perchè caratterizzati dall’assenza di un corrispettivo ma diversi dalle donazioni perchè la causa che li sostiene non è la mera volontà di procurare ad altri un vantaggio patrimoniale ma l’ottenimento di un ritorno economico, come nel caso della società che distribuisce gratuitamente i propri prodotti a fini pubblicitari.

    La apertura della Corte di Cassazione

    Con una sentenza dirompente del 2015 (la n. 18449/2019) la Suprema Corte di Cassazione ha accolto l’opposta tesi sostenuta fino ad allora da una dottrina minoritaria in base alla quale non vi sarebbe assoluta incompatibilità tra la “causa liberale” della donazione e la “causa” del contratto di società.

    Per la Cassazione non c’è incompatibilità tra lo spirito di liberalità che permea la donazione e lo scopo di lucro perseguito dalle società. In particolare, si ritiene che una simile incompatibilità non sussisterebbe nè con riferimento all’oggetto sociale (l’esercizio in comune di una attività economia) nè con lo scopo (realizzazione di utili da dividere tra i soci). Si arriva quindi a riconoscere “una capacità generale della società di essere parte di qualsiasi atto o rapporto giuridico, anche non inerente l’oggetto sociale“.

    In definitiva, la Cassazione sgombra il campo dai dubbi senza prendere nemmeno posizione sulla divergenza tanto dibattuta in dottrina tra autentici atti di donazione e atti gratuiti atipici, by-passando la problematica sulla base del riconoscimento di una capacità generale alla società stessa.

    L’estraneità di determinati atti all’oggetto sociale al massimo potrebbe comportare una responsabilità degli organi sociali ma non può costituire un limite alla capacità della società stessa.

    Conclusioni

    Nonostante il netto revirement della Cassazione, allo stato dell’arte, il fatto che la dottrina non sia ancora perfettamente allineata sul punto e non vi siano state successive conferme giurisprudenziali dopo questa sentenza del 2015, spinge gli operatori del diritto, primo tra tutti il notaio, a fornire un parere negativo sulla ammissibilità delle donazioni da parte delle società,  almeno finchè non vi sarà maggior certezza sul punto.

    In tal senso, si potrebbe auspicare de iure condendo anche un intervento normativo chiarificatore del legislatore volte a risolvere una volta per tutte l’annosa questione circa la piena capacità a donare delle società commerciali.

     

    Notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    Una società può fare donazioni? ultima modifica: 2019-06-25T11:18:54+02:00 da notaio



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    2 Commenti su “Una società può fare donazioni?

    • ginorin ha detto:

      Buongiorno ,dovrei acquistare una casa ,però questa casa c’è stata una donazione nel 2018 dove il figlio donava al padre ,hanno fatto quest operazione poiché il figlio doveva acquistare in altra casa di valore molto più superiore e per fare in modo che questa casa dove ha acquistato successivamente risultasse come prima casa ha donato L altra a suo padre per non andare a pagare poi le spese superiori che vi erano .
      C’è un modo di annullare questa donazione però in modo che il venditore non andrà a pagare queste spese? Poiché lui ha ribadito che se deve annullare L atto per poi pagare le spese lui non la venderebbe più la casa .
      Volevo sapere anche se rimarrebbe tutto così come sta e io acquisterei la casa e loro mi faranno un atto dal notaio tutto e 4 fratelli dichiarando che non mi daranno problemi e inoltre nella peggiore delle ipotesi un domani verrà qualche erede io avrò diritto ad avere i soldi indietro?
      Grazie mille

      • notaio ha detto:

        Per eliminare la donazione è sufficiente procedere alla risoluzione per mutuo dissenso. Quanto alla questione circa le agevolazioni prima casa, il figlio non dovrebbe decadere in quanto al momento in cui ha effettuato la dichiarazione effettivamente sussistevano i requisiti per fruire delle agevolazioni. Resta consigliabile procedere alla vendita a stretto giro (e comunque non oltre un anno) rispetto alla risoluzione di modo da evitare eventuali contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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