• Come trasferire la società all’estero e vivere felici?

    trasferimento società all'estero

    Il trasferimento della sede sociale all’estero non impatta solo a livello endo-societario, rilevando come modifica statutaria (cfr. art. 2365 c.c.) ma ha anche un notevole rilievo con riguardo al conflitto tra leggi applicabili, dal momento che la localizzazione della sede statutaria serve ad individuare l’ordinamento di riferimento, ovvero la cd. lex societatis.

    A tal riguardo l’art. 25 della legge sul diritto internazionale privato individua quale criterio di collegamento quello del luogo di costituzione dell’ente e prevede altresì che i trasferimenti in altro Stato hanno efficacia soltanto se posti in essere conformemente alle leggi di detti Stati interessati.

    Da quanto detto ne deriva che la società che intenda trasferire la propria sede all’estero non solo deve seguire il normale iter procedimentale previsto per le modifiche statutarie ma anche passare il vaglio circa la compatibilità della delibera sia con riferimento sia al Paese di partenza sia con quello d’arrivo.

     Rilievo endo-societario del trasferimento

    Come tutte le deliberazioni che modificano lo statuto, ai sensi del combinato disposto degli articoli 2375 e 2480 rispettivamente in tema di spa e srl, i verbali assembleari devono essere redatti da un notaio il quale ha anche l’onere di verificare l’efficacia della delibera con riferimento al rispetto dell’iter di formazione della volontà sociale nonché curarne l’iscrizione al Registro delle Imprese.

    A tal proposito, l’art. 2369, 5° comma c.c. prevede un quorum deliberativo rafforzato proprio per la delibera di trasferimento della sede all’estero. Al notaio verbalizzante spetterà altresì verificare che venga rispettato l’eventuale esercizio del diritto di recesso riconosciuto al socio che non concorra a tale decisione ex artt. 2437 lett. c) e 2473 c.c..

    Inoltre, la delibera dovrà indicare la volontà o meno di mantenere la soggezione della società all’ordinamento italiano, questione che ha rilievi anche sulla pubblicità al Registro delle Imprese.

    Nel caso in cui la società intenda restare disciplinata secondo l’ordinamento italiano (ipotesi al dire il vero rara nella prassi) non sorgono problemi di rilievo e sarà necessario solo pubblicizzare la delibera di trasferimento della sede all’estero.

    Diversamente, se all’esito dell’operazione la società deve essere cancellata dal Registro delle Imprese, sorgono una serie di importanti questioni in merito alla tutela delle situazioni giuridiche attive e passive facenti capo ad essa.

    In particolare, al fine di evitare il fenomeno della “sparizione” delle società trasferite all’estero, la prassi dei Giudici del Registro è nel senso di richiedere la cancellazione solo una volta che sia stata eseguita validamente l’iscrizione presso il Registro del Paese d’arrivo, di modo da dar conto del passaggio intervenuto ed evitare situazioni di incertezza.

    In questo caso, infatti, la cancellazione dal Registro non è anticipata da alcuna procedura di scioglimento e liquidazione proprio perché la società non si estingue ma semplicemente continua la propria attività trasferendo la sua sede all’estero. Questo meccanismo permette di tutelare tutti coloro che siano entrati in contatto con la società, come i creditori, al fine di mantenere inalterate le loro ragioni di credito anche dopo il trasferimento della stessa all’estero.

    Trasferimento intracomunitario

    Una volta esaminati i rilievi endo-societari, non si può che concentrare l’attenzione sugli effetti che una delibera di trasferimento di sede all’estero ha sulla cd. lex societatis. Come già anticipato, nel nostro ordinamento vige il criterio del luogo di costituzione della società, contemperato dalla possibilità che la legge italiana si applichi anche se la sede amministrativa è all’estero.

    L’ultimo comma dell’art. 25 Diritto Internazionale Privato stabilisce però che i trasferimenti della sede statutaria in altro Stato hanno efficacia soltanto se posti in essere conformemente alle leggi di detti Stati interessati. Questo comporta un duplice riscontro di compatibilità, in quanto il trasferimento deve essere considerato valido da entrambi gli ordinamenti interessati.

    La disciplina contenuta nell’art. 25 dovrà di volta in volta essere integrata con quella del Paese d’arrivo. Se una società di diritto italiano intenda trasferire la propria sede in Congo e mettiamo il caso che la legge del Congo imponga l’assoggettamento delle società alla propria legge nazionale, il criterio del primo comma dell’art. 25 sarà disatteso conformemente al disposto del suo ultimo comma.

    Quanto detto è sicuramente valido per i trasferimenti fuori dall’Unione Europea, mentre nel caso di trasferimenti comunitari l’art. 25 non trova applicazione poiché vige il principio di libertà di stabilimento di cui agli articoli 49 e 54 Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Inoltre, la vasta giurisprudenza della Corte di Giustizia ha ampliato le maglie della libertà di stabilimento con alcune note sentenze tra le quali “Daily Mail” e “Centros”.

    La situazione attuale impedisce agli stati membri di imporre alle società che intendano ivi trasferirsi la previa estinzione e la ricostituzione ex novo secondo la propria legge nazionale. In definitiva, i trasferimenti di sede in ambito europeo sono sempre ammissibili e non necessitano nemmeno di una preliminare indagine di compatibilità con la normativa del Paese d’arrivo da parte del notaio verbalizzante. Le società che intendano trasferire la propria sede in altro paese dell’Unione Europea possono:

    • o mantenere l’assoggettamento alla legge dello stato di partenza; in questo caso è necessario solo iscrivere l’atto di trasferimento perché la società resta iscritta nel Registro delle Imprese presso cui aveva fissato l’ultima sede in Italia. La società mantiene la sua forma originaria e risulterà iscritta sia in Italia sia nel Paese estero e continuerà ad essere soggetta agli obblighi di deposito e di pubblicità previsti dalla legge italiana, tra i quali il deposito del bilancio o la variazione degli organi sociali;
    • oppure scegliere di mutare la lex societatis, assoggettandosi a quella dello Stato d’arrivo anche mediante l’adozione di una forma societaria propria dell’ordinamento giuridico di riferimento ; in tal caso, il notaio verbalizzante entro 30 giorni deposita al Registro delle Imprese la delibera di trasferimento della sede e successivamente, adempiuti gli obblighi pubblicitari previsti nel Paese d’arrivo, egli stesso o l’amministratore della società, presenta la documentazione che attesti l’avvenuta iscrizione nel Paese di destinazione, comprensiva della copia dello statuto aggiornato.

    Anche in assenza di una norma esplicita, è opportuno che dal verbale della delibera di trasferimento sede da pubblicizzare al Registro delle Imprese risulti la scelta dei soci circa la volontà di mantenere l’assoggettamento alla legge italiana o di modificare la lex societatis. Sarà cura nel notaio informare i soci dell’importanza di far constare in atto una tale scelta anche al fine di evitare in futuro problematiche sulla legge applicabile.

    Trasferimento extraeuropeo

    Nel caso di trasferimento extra-europeo si pone invece la questione circa la doppia verifica di compatibilità non solo con la legislazione del Paese di partenza ma anche e soprattutto con quello d’arrivo. È chiaro che la verifica della legittimità di una tale operazione non può ricadere sul notaio verbalizzante.

    Al notaio si potrà sicuramente richiedere la verifica della legittimità della deliberazione secondo la legge italiana, mentre è ampiamente dibattuto entro quali limiti debba verificarne la conformità anche alla normativa del Paese d’arrivo, poiché ciò presuppone la pressoché integrale conoscenza del relativo ordinamento.

    Si pensi al trasferimento di sede in Tibet o in Mongolia, casi nei quali è assai difficile che il notaio possa effettuare a pieno una verifica di conformità con l’ordinamento dello Stato d’arrivo. Qualora il notaio sia in grado di verificare tale compatibilità e all’esito del controllo, risulti, ad esempio, che il Paese d’arrivo impone la costituzione della società secondo le proprie leggi, si dovrà avviare una normale procedura di scioglimento e liquidazione, all’esito della quale si procederà altresì alla cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

    Nel caso in cui una società di un Paese straniero voglia invece trasferirsi in Italia, vige l’obbligo per il notaio che riceve in deposito ex art. 106 LN la decisione di trasferire la sede, di verificarne la legittimità e la conformità con la normativa italiana, con particolare riferimento alla scelta di adottare un tipo societario tra quelli che l’ordinamento italiano riconosce.

     

    Notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    Come trasferire la società all’estero e vivere felici? ultima modifica: 2019-02-18T11:43:23+02:00 da notaio



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