• Il notaio vi avverte sulle false illusioni del trust italiano

    false illusioni sul trustIl trust è uno strumento giuridico che consentirebbe di separare dal patrimonio personale di un soggetto uno o più beni per conferirli in un distinto patrimonio specifico, affinché siano gestiti in funzione di uno scopo che, predefinito e regolamentato nell’atto istitutivo, sia meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322 c.c..

    Di conseguenza  dal trust sorge un rapporto fiduciario, come abbiamo già accennato in un nostro precedente articolo, in quanto il gestore, chiamato trustee acquisisce la formale titolarità di detti beni all’uopo attribuiti dal disponente, ma rimanendo vincolato a precise obbligazioni fiduciarie, funzionali allo scopo predefinito nell’atto costitutivo, e con una specie di “dissociazione” della proprietà fra un soggetto, il trustee, che ha i diritti e i poteri da proprietario, e quell’altro che ha impresso sul bene il vincolo.

    In sostanza si può dire che il trustee è proprietario e gestore nell’interesse altrui dei beni oggetto del contratto costitutivo, ma, pur essendo titolare dei beni, dagli stessi non può trarre alcun profitto, alcun vantaggio, essendo chiamato ad amministrarli per raggiungere lo scopo, per farne godere i beneficiari, e, comunque, per trasferirli ad essi o per restituirli al disponente una volta raggiunto lo scopo.

    La dottrina distingue tra il trust liberale, a tutela di esigenze personali o familiari del disponente, e trust commerciale, utilizzato per finalità imprenditoriali.

    Relativamente agli effetti la dottrina distingue poi tra trust revocabile, cioè quello che il disponente può far cessare discrezionalmente in qualsiasi momento, e il trust di scopo, distinto a sua volta come senza beneficiari, perché volto al perseguimento di un certo fine generale, e con beneficiari, quest’ultimo ancora distinto a sua volta in trust con beneficiari del reddito e trust con beneficiario del patrimonio, a seconda che il disponente vincoli i redditi di una proprietà oppure l’intera proprietà dei beni.

    La segregazione patrimoniale

    La caratteristica, che ha tanto attirato la dottrina consiste quindi nell’effetto di segregazione patrimoniale del’istituto di derivazione anglosassone. Cioè non si verificherebbe la confusione tra i beni immobili trasferiti (o i redditi) e il patrimonio personale del trustee, pur avendo quest’ultimo gli stessi poteri di proprietario e gestore. Di conseguenza i beni vincolati non possono essere escussi dai creditori personali del trustee, nè, ovviamente cadono nell’eventuale comunione legale o nella sua eventuale successione ereditaria.

    È l’effetto segregativo che ha reso il trust così celebre, perché è diventato subito appetibile per operazioni di dubbia liceità, molto spesso strumentali al perseguimento di finalità elusive o di evasione fiscale.

    Il trust è un sorvegliato speciale

    Per questo motivo il trust si trova costantemente sotto la lente di ingrandimento del Fisco e di tutte le altre autorità, perché lo strumento è considerato un escamotage per sottrarre i beni ai creditori, ai pignoramenti, e ad eventuali sequestri.

    Senza contare che se il disponente ha dei debiti tributari e fa uso del trust come espediente per rendere inefficace la riscossione, o semplicemente per ostacolarla, viene addirittura integrato il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, punito con la reclusione.

    Che il trust sia visto con sospetto si evince dalla circostanza che è fatto obbligo ai professionisti, e tra questi prima di tutto al notaio, di segnalare immediatamente alle competenti autorità, con la massima tempestività e urgenza, tutti i comportamenti anomali riconducibili al suo utilizzo. E quindi, in concreto, sempre.

    Questa vasta casistica, compendiata in varie circolari, ricollega al trust condotte da considerarsi presuntivamente illecite e finalizzate al riciclaggio, rendendolo di fatto uno strumento pericolosissimo e difficile da utilizzare senza cadere in uno dei comportamenti di cui sopra, ivi compresi quelli di rilevanza penale.

    Si può ben dire che questo istituto importato dal diritto anglosassone, costituisce nel nostro ordinamento poco più di uno specchietto per allodole, perché astrattamente di grande interesse, ma in concreto difficilmente conciliabile con il granitico principio della responsabilità patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c.

    Le erronee credenze sul trust

    Ritenere pertanto che quell’effetto segregativo dei beni che si separano sia dal patrimonio del disponente che dal patrimonio del trustee (pur rimanendo quest’ultimo gestore assoluto) blindi il patrimonio irredimibilmente e costituisca una protezione dei beni personali  è credenza assolutamente erronea, in quanto la giurisprudenza accoglie le domande di revocatoria in materia di trust, facendo rigida applicazione dell’art. 1901 c.c., per cui l’eventus damni quale presupposto dell’azione revocatoria ordinaria è in re ipsa, quando l’atto di disposizione determini la perdita concreta effettiva della garanzia patrimoniale del debitore.

    Figurarsi quando il disponente usa volontariamente l’istituto del trust per creare una situazione di mera apparenza, in quanto, pur avendo affidato fiduciariamente la gestione al trustee, di fatto non perde la proprietà dei beni, ma ne decide l’amministrazione attraverso lo schermo dell’intervento del trustee. Tale comportamento costituisce una prassi frutto di una sua distorta concezione e l’effetto segregativo pertanto è come se non si fosse mai prodotto a seguito dell’accertamento della nullità del trust, che può essere effettuato in ogni tempo, senza prescriversi, e anche d’ufficio, dal giudice.

    Ne emerge che il solo ricorso al trust costituisce di per sé motivo di alto sospetto, oltre al fatto che concretamente ex post è praticamente impossibile fornire la prova della bontà e delle intenzioni alla base del trust di fronte alle pretese creditorie, alla luce della rigida interpretazione dell’art 2740 c.c., che è ispirata all’ordine pubblico, e in base al quale il conferimento dei beni nel rapporto fiduciario, sia prima che dopo il sorgere del debito, è uno strumento per tentare di proteggere i beni e “salvare” il proprietario dall’adempimento delle proprie obbligazioni.

    D’altronde basta scorrere un po’ la giurisprudenza per capire come il trust oggi venga immediatamente, de plano, dichiarato inefficace, in quanto stipulato in danno ai creditori (salvo le ipotesi anche più gravi in cui ho fatto in precedenza cenno).

    Senza contare, come ho già riferito in questo blog, che oggi il trust può essere oggetto dell’azione di cui all’art. 2929 bis c.c., in forza del quale il creditore, entro un anno dalla trascrizione del trust, può procedere alla esecuzione forzata solo affermando di essere munito di legittimo titolo, senza cioè neppure rivolgersi al giudice! L’esecuzione contro il bene del trust, nell’anno successivo alla sua costituzione, parte quindi immediatamente, senza bisogno di alcun riscontro se non quello della dichiarazione dei creditori.

    La prudenza del notaio

    Tutto ciò fa comprendere come l’operato del notaio, a cui viene chiesto la stipula di un trust, deve essere improntato ad altissima prudenza, per lo meno per non farsi accusare ex post di aver agevolato un atto illecito, nullo, in frode, e magari penalmente rilevante.

    Certamente il notaio non può rifiutarsi di ricevere un atto di costituzione di trust in quanto obbligato dall’articolo 27 della legge Notarile, ma occorre che le parti dichiarino bene al notaio che intendono costituire il trust solo per le finalità lecite previsti dall’istituto, e cioè il beneficio legittimo delle esigenze personali o familiari, delle finalità imprenditoriali, o per beneficiare situazioni evidenti di pubblica utilità economica e sociale.

    E il notaio farà quindi bene a rifiutare la costituzione del trust quando appaia il sospetto che  esso viene ideato per i fini illeciti di cui si è fatto cenno, in quanto, per tali motivi, l ‘obbligo del notaio non è più quello di ricevere l’atto ex art. 27 LN, ma quello di rifiutarlo perché contrario alla legge ex art. 28 LN .

    notaio Massimo d’Ambrosio

     

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    Il notaio vi avverte sulle false illusioni del trust italiano ultima modifica: 2018-07-15T18:41:27+00:00 da notaio



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    2 Commenti su “Il notaio vi avverte sulle false illusioni del trust italiano

    • Ernesto Prato ha detto:

      Tizio e Caia sono coniugati in seconde nozze in regime di separazione dei beni; da tale matrimonio è nata una figlia.
      Entrambi i coniugi, dai rispettivi precedenti matrimoni, hanno un figlio ciascuno.
      Caia acquista un immobile in piena proprietà. Successivamente, Tizio acquista dalla moglie, e ne fa donazione alla loro figlia con contratto a favore del terzo, la nuda proprietà di tale immobile.
      Caia ipotizza che alla morte di Tizio la prima figlia (che ha ricevuto a sua volta donazioni dal padre), possa ritenere lesi i suoi diritti di successione.
      Domanda: all’apertura della successione di Tizio, come dovrà calcolarsi il valore della donazione della nuda proprietà ?
      Grazie e cordiali saluti

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