• Perché l’uso dell’ inchiostro nero per gli atti notarili

    inchiostro nero per atti notariliQuante volte vi sareste visti bocciare dal notaio l’utilizzo di una vostra penna, a cui siete molto affezionati, perché caricata con inchiostro blu, anziché nero.
    Occorre qui sfatare l’opinione che sia obbligatorio per gli atti notarili l’utilizzo tassativo dell’inchiostro di colore nero.
    La normativa, anche assai antica, non ha mai infatti fatto riferimento (ad eccezione di un piccolo dettaglio che poi vedremo) al colore dell’inchiostro, bensì alla sua caratteristica di indelebilità, di chiarezza e leggibilità, e di conservazione nel tempo.

    La disposizione di legge sull’inchiostro

    L’art.67 del Regolamento notarile recita testualmente che “per la scritturazione degli atti originali, giusta l’art.53 L.N. deve adoperarsi inchiostro indelebile”. L’art.7 del T.U. in materia di documentazione amministrativa di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000 n.445 afferma che “i decreti, gli atti ricevuti dai notai, tutti gli altri atti pubblici, e le certificazioni sono redatti, anche promiscuamente, con qualunque mezzo idoneo atto a garantire la conservazione nel tempo”.
    Solo il D.P.C.M. 3 agosto 1962 per la redazione a macchina degli atti pubblici, in applicazione peraltro di una legge (n.251/57) poi abrogata imponeva l’uso di inchiostro “nero fisso” per le macchine da scrivere.
    Il D.P.C.M è stato però abrogato dal citato D.P.R. 445/2000, che ha abrogato la normativa che prevedeva l’emanazione del D.P.C.M. Anche comunque se non si considerasse decaduto il citato D.P.C.M., come lo scrivente ritiene per normale buon senso, è evidente che quella terminologia di inchiostro “nero fisso” faceva riferimento solo all’utilizzo della macchina per scrivere.

    Indelebilità e conservazione del documento

    È evidente quindi che la previsione legislativa è sempre stata solo volta a garantire la indelebilità e la conservazione nel tempo degli scritti, anche in considerazione che gli atti pubblici notarili, unici documenti del nostro ordinamento, non possono mai essere oggetto della procedura di scarto prevista dalla legge per tutti gli atti della Pubblica Amministrazione, e dopo cento anni di conservazione dall’Archivio Notarile territorialmente competente i documenti vengono obbligatoriamente e integralmente riversati nell’Archivio di Stato, per sempre.
    Premesso che qui stiamo parlando ai sensi dell’art. 67 del Regolamento notarile solo degli atti notarili o, tutt’al più, degli originali dei decreti, e di altri atti e certificazioni pubbliche ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000 n.445, risulta così chiaro che l’utilizzo del colore nero per l’inchiostro da utilizzarsi negli atti ha solo una motivazione storica.
    Lo scrivente, che era già in vita prima che inventassero le penne biro o le cartucce da inserire nella stilografica, e prima che gli inchiostri venissero venduti in eleganti boccette, può testimoniare che il colore nero dell’inchiostro era semplicemente l’unica caratteristica necessaria (ancorché non sufficiente) della indelebilità dell’inchiostro.
    L’inchiostro infatti veniva preparato manualmente, sicché nei Ministeri, nei pubblici uffici, ed anche nelle scuole, vi erano addetti che ogni mattina mescolavano i giusti ingredienti in capaci contenitori, distribuendo ogni giorno il liquido così ottenuto nei calamai di chi ne avesse bisogno, dai maestri di scrittura agli ultimi studenti delle elementari.
    Ebbene, i componenti necessari per dare all’inchiostro il carattere di indelebilità e di conservazione nel tempo, annullando la sensibilità dell’inchiostro agli effetti del tempo e della luce, rendevano necessariamente l’inchiostro di colore nero.

    L’inchiostro ferrogallico

    Certamente l’inchiostro, anche nero, poteva essere preparato male e non essere indelebile, ma era certo che l’inchiostro di un altro colore non aveva quelle componenti che ne garantivano l’indelebilità.
    Per ottenere un inchiostro indelebile si usava il gallato di ferro, ottenuto dalla reazione di un tannino con un sale ferroso. Il ferro complessato dal tannino si comportava come un pigmento diventando un colorante indelebile. Si mescolava cioè un infuso di galle (escrescenze di alcuni alberi) col vetriolo verde e con gomma arabica, creando appunto l’inchiostro ferrogallico, utilizzato fin da epoca romana e che ha resistito a migliaia di anni di intemperie. L’inchiostro col tannino, chiamato anche ferrogallico, era chiamato anche “inchiostro di sicurezza”, e lo si poteva eliminare (neppure totalmente) solo tramite abrasione della carta.
    Oggi non è più così e ci sono penne a sfera, pennarelli, variamente colorati, che resistono pervicacemente a qualsiasi lavatrice e a qualsiasi aggressivo chimico, come ogni casalinga sa, ma un colore diverso dal nero non può anche oggi non preoccupare.
    Ne consegue quindi che oggi l’utilizzo dell’inchiostro nero dà una garanzia solo esteriore delle caratteristiche di indelebilità, ma un inchiostro blu, rosso, o di altro colore non può non far venire dei sospetti sull’esistenza delle caratteristiche previste dalla legge.

    Usiamo l’inchiostro nero!

    Certamente attraverso un’analisi chimica può anche venir fuori che un certo tipo di inchiostro nero, pur essendo di tale colore, non ha le necessarie caratteristiche di indelebilità, mentre, al contrario, un inchiostro di colore rosso ha una composizione chimica perfettamente corrispondente a quanto richiesto dalla legge.
    Può però l’utente rischiare di demandare ad un perito chimico la verifica della sua osservanza al disposto di legge? Può l’utente, che volesse utilizzare un inchiostro blu, correre il rischio di essere accusato di superficialità qualora si riscontrasse che l’inchiostro non aveva la giusta composizione chimica?
    Ecco perché si usa, ed è prudente continuare ad usare, il solo inchiostro nero, che magari può non essere quello giusto, ma il cui utilizzo non comporta per l’utente il rischio di essere sospettato di aver voluto volontariamente utilizzare un inchiostro non a norma.

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

    Qui le foto della collezione di inchiostri neri dell’Autore del presente scritto

     

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    Perché l’uso dell’ inchiostro nero per gli atti notarili ultima modifica: 2014-04-08T00:09:47+00:00 da notaio



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