• Voluntary disclosure: benefici e vantaggi, rischi e problemi

    voluntary disclosure notaio d'ambrosioRelazione conclusiva del notaio Massimo d’Ambrosio al Convegno del 12.3.2015 presso il Comando Generale della Guardia di Finanza sui vantaggi e svantaggi della Voluntary Disclosure. Seguirà la seconda parte della relazione nell’articolo.

    Premesse

    Vi ringrazio dell’invito a dire alcune parole a conclusione di questi interessantissimi lavori. Ho accettato con piacere, nonostante l’argomento non sia proprio tipico della professione che, nonostante tutto, ancora attualmente svolgo, anche per motivi di carattere storico personale.

    La mia prima relazione ad un convegno fu del 1983, quando ero un giovanissimo uditore giudiziario, in un incontro organizzato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed era proprio sul tema della nuova responsabilità penale dei professionisti.
    All’epoca presidente nazionale era il Dott. Venturi di Bologna, e nelle antiche foto che mi ritraggono al tavolo dei relatori ho riconosciuto, alla mia sinistra, il Dott. Giancarlo Tomasin dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Venezia, che spero stia bene, e a cui va il mio affettuoso ricordo.

    Non voglio, e peraltro non potrei, trattare dal punto di vista tecnico gli argomenti che sono stati così puntualmente esaminati e sceverati dagli illustri relatori che mi hanno preceduto. Certamente considero questo incontro come un momento molto importante per l’approfondimento di una problematica che reca con se ancora molti elementi di dubbi e di perplessità.

    Il nuovo istituto della Voluntary Disclosure

    Come è noto con la voluntary disclosure i cittadini italiani che detengono capitali all’estero avranno tempo fino al 15 settembre prossimo per autodenunciarsi all’Agenzia delle Entrate e godere di sanzioni e penalità ridotte su dichiarazioni fiscali infedeli presentate nel periodo 2010-2014, salvo quanto dirò in seguito. Diversamente dagli scudi fiscali precedenti la voluntary disclosure non prevede l’anonimato su capitali rimpatriati.
    La voluntary disclosure è attivata dal contribuente mediante la presentazione di una richiesta spontanea all’Agenzia delle Entrate, contenente l’indicazione e la puntuale documentazione di tutti gli investimenti e le attività finanziare costituiti o detenuti all’estero, anche indirettamente o per interposta persona, fornendo tutte le informazioni per la ricostruzione dei redditi che sono serviti per costituirli e acquistarli. Così anche interessi, dividendi e plusvalenze relativamente a tutti i periodi per i quali alla data di presentazione dell’istanza non siano scaduti i termini per l’accertamento o la contestazione degli obblighi inerenti alla presentazione del modulo RW. La legge è precisa al riguardo: “tutti gli investimenti e tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero, anche indirettamente o per interposta persona, fornendo i relativi documenti e le informazioni”.

    Effetti speciali della Voluntary Disclosure

    La legge prevede l’esclusione della punibilità per i delitti di natura dichiarativa e per le condotte di riciclaggio e di autoriciclaggio, nonché la riduzione del minimo edittale delle sanzioni amministrative tributarie riferite sia alla violazione degli obblighi dichiarazione ai fini del monitoraggio fiscale, sia a quelle sostanziale in materia di imposte dirette e indirette.
    Sicché il perfezionamento della procedura produce indubbi effetti premiali sul piano sanzionatorio, penale e tributario, e su quello delle sanzioni amministrative tributarie. Basti pensare alla esclusione della punibilità per le dichiarazioni fraudolente mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti o mediante altri artifici; per l’omesso versamento IVA; per il riciclaggio e impiego di danaro di beni o utilità di provenienza illecita nonché per il nuovo autoriciclaggio ( e cioè l’art. 648 ter. punto 1 del codice penale) recentemente introdotto.
    La procedura va letta nel più vasto programma di lotta ai fenomeni di illecito fiscale internazionale in attuazione di quanto già auspicato nel 2010 dalla organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (ocse), con il dichiarato intento di far rientrare in Italia tutte le somme che sono trasferite all’estero in violazione delle attuali norma.
    Secondo le direttive dell’ocse, adottate da molti paesi, la voluntary disclosure deve rappresentare un opportunità, fornendo ai contribuenti incentivi sufficienti a incoraggiare l’adesione spontanea agli obblighi fiscali nel lungo periodo.

    Lo scudo tradizionale

    Mentre con i tradizionali scudi fiscali il danaro poteva rientrare dall’estero pagando meno del dovuto, ora la voluntary disclosure prevede il pagamento di tutto quanto previsto dalla legge, seppur con sanzioni ridotte e sanando la posizione penale.
    notaio d'ambrosio comando generale guardia di finanzaCon i passati scudi fiscali il contribuente pagava un’aliquota fissa su quanto intendeva far emergere dai suoi conti esteri mentre ora il contribuente deve indicare analiticamente tutti i patrimoni e le attività all’estero per tutti i periodi di imposta ancora accertabili o contestabili.
    Il modulo definitivo per la richiesta di adesione è stato già pubblicato dall’Agenzia delle Entrate, corredato dalle istruzioni che illustrano le modalità per la suaregolarizzazione, che andrà presentato entro il 30 settembre 2015, con ulteriori 30 giorni di tempo per il deposito della documentazione a supporto, al termine del quale verrà avviato il contraddittorio con gli uffici.

    Voluntary Disclosure internazionale e nazionale

    La voluntary disclosure internazionale riguarda tutti i soggetti che detengono capitali all’estero, o che abbiano violato gli obblighi di dichiarazione ex art. 4, comma 1, del DL n. 167/1999 fino al 30 settembre 2014. Quindi anche persone fisiche, enti non commerciali e società semplici i quali avrebbero dovuto compilare il quadro RW della dichiarazione annuale dei redditi per gli investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria.
    L’altro aspetto di grande novità, nell’ottica di una procedura che è stata chiamata di pacificazione fiscale, è stata anche inserita la voluntary disclosure nazionale, quella chiamata “domestica”, ovvero la possibilità di sanare violazioni dichiarative concernente le imposte di redditi IVA e ritenute fiscali, una specie quindi di ravvedimento operoso con conseguente riduzione di pene e non punibilità. Alla collaborazione volontaria nazionale sono applicabili tutte le disposizioni sulla procedura di emersione di capitali esteri, sia quelli relativi alle cause ostative, sia quelli relativi agli effetti premiali in ambito penale in ambito tributario, nonché quelli relativi alla riduzione delle sanzioni in materia di dichiarazione ai fini delle imposte dirette e indirette.

    E’ un condono?

    Molto si è detto sulla qualificazione della voluntary disclosure come condono o meno. Dal punto di vista tecnico certo condono non è, in quanto l’imposta dovuta si deve pagare per intero, ma certamente chi aderirà avrà una riduzione delle sanzioni e della responsabilità penale sicché il nuovo provvedimento dovrebbe rimanere indenne alle critiche che vennero avanzate da più parti nei confronti del precedente scudo fiscale, bollato come “riciclaggio di Stato”.
    Il Ministo Piercarlo Padoan ha dichiarato che “non si tratta di un condono perché le tasse si pagheranno tutte, laddove non sono prescritte: cinque anni indietro per i paesi white list, 10 per i paradisi fiscali. E non lo è anche perché, a differenza dei tre scudi della decade scorsa il candidato all’emersione deve presentarsi con nome, cognome e con tutta la documentazione genuina degli investimenti esteri e interni”.

    Generale ottimismo

    La voluntary disclosure è stata accolta dal pubblico con un grande ottimismo, e ci si aspetta un’adesione massiccia che sarà gestita sicuramente con efficienza dall’Agenzia delle Entrate. Non possiamo però nasconderci che sui possibili risultati di un’operazione volta a creare un nuovo ”tesoretto” per le finanze dello Stato vi sono opinioni diverse, che vanno da quella più cauta del Ministro dell’Economia, che ha dichiarato “posso dire con certezza che porterà ad entrate per più di un Euro ma oltre non vado” a quella più ottimistica del Presidente Renzi, che ha dichiarato di essere sicuro trattarsi di “miliardi di Euro che ritornano allo Stato”.
    Certo è che la voluntary disclosure andava fatta, così come è stata già fatta dagli Stati Uniti, dalla Francia e dal Regno Unito, con diverse modalità, per favorire il rientro dei capitali, ma il risultato relativamente all’adesione e al beneficio per le casse dell’erario, e quindi sull’efficacia dell’intero provvedimento, non può essere valutato a priori.

    Vicolo cieco

    Certamente è molto importante la circostanza che con i nuovi accordi con la Svizzera, con Lichtenstein, con Montecarlo in materia di trasparenza fiscale coloro che non hanno intenzione di dichiarare i propri averi depositati all’estero, gli irriducibili, si troveranno in grande difficoltà, in una specie di vicolo cieco, perché le banche estere richiederanno una conformità fiscale, non consentiranno il ritiro del capitale in contanti, né saranno favorevoli a spostare il capitale verso paesi black list, o conti riconducibili a società con sede in tali paesi. Anche se è ancora dubbio come le banche estere si comporteranno con le relazioni bancarie non conformi o sospette sembra piuttosto evidente che la voluntary disclosure è, nel panorama attuale, l’ultima strada percorribile. Lo scambio di informazioni in materia fiscale tra gli Stati è certamente un deterrente che la clientela delle banche estere non potrà non considerare.

    Altri paradisi fiscali

    Non di meno la lunga gestazione della normativa sulla voluntary disclosure potrà aver già indotto gli “irriducibili” a spostare i propri capitali verso altri paradisi fiscali, sia pur nella piena coscienza che gli spazi di manovra si sono ridotti assai, e tendono a restringersi in futuro ancora di più.
    Chi detiene illegalmente i soldi in Svizzera, ad esempio, sarà inevitabilmente scoperto prima o poi, sicché la disclosure è una via importante per regolarizzare in extremis tutte le posizioni convegno guardia finanza d'ambrosio (1)beneficiando di sconti sulle sanzioni ed anche, in molti casi, di un salvacondotto penale.
    Quanti capitali sono quindi ancora presenti nelle casse di Svizzera, Lichtenstein, o Montecarlo è quindi ancora un punto interrogativo, tenendo presente che, se lo spostamento di capitali in paesi ancora più lontani comporta quello che viene definito il “rischio ambientale” molte banche svizzere offriranno, anzi, sicuramente hanno già offerto, la possibilità di trasferire il danaro in un conto in una loro succursale in Italia, oppure piazzando delle polizze assicurative che, come tali, sfuggono al sequestro penale.
    Certo, le altre opzioni estere diventano molto difficili, perché se la Svizzera, Montecarlo, e Lichtenstein sono qui, dietro la porta, Singapore, le Filippine, gli Emirati Arabi Uniti, il Portorico, l’Equador, Panama, l’ Oman, il Libano, la Liberia, etc. comportano un problema di gestione non indifferente. Sicché è da ritenersi che la voluntary disclosure operi, nella psicologia dell’irriducibile, in maniera diversa a seconda che esso sia un piccolo evasore (piccolo per modo di dire) o un grande evasore con capitali ingenti. Per quest’ultimo caso infatti la procedura di trasferimento e di gestione dei capitali in località esotiche diventa meno rilevante e meno scoraggiante.

    Il trasferimento del contribuente

    Il “piccolo” evasore potrebbe quindi valutare l’opzione di trasferire non i capitali, ma lui stesso, all’estero. Secondo le statistiche l’anno 2014 è stato un anno record per i cambi di residenza verso l’estero. Eccezion fatta per la Germania, che rappresenta da sempre il paese più popolato di italiani, e con la quale vi è uno spostamento cospicuo tradizionale di residenze, le statistiche ci dicono della crescita di residenze e di acquisti di cittadinanza notevole con la Svizzera (352.000 nuovi italiani in un anno), ma anche con gli Emirati Arabi (aumento del 29%), con Panama (aumento del 23%), e con Singapore (aumento del 16%), aumenti tutti che non possono certo essere facilmente spiegabili con le attrazioni turistiche degli Emirati Arabi o di Panama.

    La reintestazione dei beni

    Un’operazione semplice può essere quella organizzata dai notai svizzeri. Mentre pronunciamo queste parole certo centinaia di notai svizzeri stanno stipulando atti di trasferimento e di donazione di capitali e di attività a veri ed esistenti cittadini svizzeri. Certamente operazioni simulate, ma operazioni di cui difficilmente si potrà venire a conoscenza (senza contare le complessità della contestazione) essendo lo scambio di informazioni limitato ai cittadini italiani, non ai cittadini esteri.

    La fiducia nello Stato

    renzi notaio d'ambrosio notary publicA mio avviso il problema principale, che costituirà un discrimen per l’effettivo successo della nuova legge è quello della fiducia nei confronti dello Stato, della certezza del diritto, e della tutela del contribuente. Sarebbe stata infatti forse più opportuno una normativa più semplice, più chiara, più precisa, che avesse posto, giusto a titolo di esempio, il contribuente nella sicurezza di non decadere dagli effetti favorevoli della voluntary disclosure per un eventuale successivo accertamento con conseguente revoca e disconoscimento degli effetti favorevoli della procedura già azionata e per capitali all’estero che ormai però ha definitivamente dichiarato.
    I cittadini, per prendere decisioni di tale importanza hanno sempre bisogno di norme chiare, semplici e certe, altrimenti potrebbero essere presi dalla paura di infilarsi volontariamente in un meccanismo in cui non si è assolutamente in grado di prevedere compiutamente sviluppi e conseguenze, sicchè a mio avviso il successo o meno dell’operazione di voluntary disclosure si determinerà a seconda delle singole decisioni dei soggetti che dovranno valutare comparativamente l’aumento del rischio dovuto ai nuovi rapporti di collaborazione internazionale di cui ho fatto cenno, con i rischi conseguenti alla perdita dell’anonimato, che potrebbe portare, anche in caso di positivo successo dell’operazione di voluntary disclosure, a risultati apocalittici nei confronti della loro azienda e dell’attività economica, e financo del buon nome del soggetto che si autodenuncia.
    La legge sulla voluntary disclosure, in effetti, non è semplice, e senza voler criticare l’offerta della voluntary disclosure, che, ribadisco, doveva essere fatta, ed è giusto sia stata fatta, non si può non considerare che le certezze e la stabilità nel tempo dell’assetto normativo costituisce a mio avviso elemento rilevante per la decisione di aderire o meno alla voluntary disclosure.
    La presenza di una legislazione tributaria a volte non sufficientemente rispettosa dei diritti elementari dei cittadini e la memoria storica di precedenti disposizioni e normative che hanno innalzato il costo dello scudo fiscale, a scudo fiscale già attuato, costituisce un elemento importante ai fini della valutazione sull’adesione o meno alla voluntary disclosure.

    Le preclusioni

    Uno degli elementi di incertezza è, ad esempio, riteniamo, il meccanismo della preclusione dovuto alla formale conoscenza di verifiche, accertamenti amministrativi o procedimenti penali attivati in materia di violazione di norme tributarie. Le preclusioni sono sia di carattere penale che di carattere amministrativo, perché per “qualunque attività di accertamento” non possono non rientrare anche semplice richieste di inviti e questionari. E quale imprenditore oggi in Italia non ha ricevuto mai un invito a presentare una documentazione aggiuntiva o la richiesta di compilare un questionario?
    Si dibatte sull’effettiva portata di questo tipo di preclusione, e se, e in che modo, essa riguardi attività ispettive su ambiti estranei alla collaborazione volontaria, ma certo è che i dubbi esistenti in seno alla dottrina, che sicuramente verranno interpretati con ragionevolezza dall’Amministrazione finanziaria, costituiscono un deterrente notevole perché se in una verifica fiscale successiva dovesse verificarsi la ricorrenza di una causa ostativa il soggetto decadrebbe dalle agevolazioni e dai benefici, ricadendo oltretutto su di lui l’onere della prova di non essere stato a conoscenza di tale attività.
    Si pensi, ad esempio, alla circostanza che la partecipazione alla voluntary disclosure sia preclusa anche se la formale conoscenza è acquisita da altri soggetti, perché solidamente obbligati in via tributaria o perchè concorrenti al reato tributario. Si pensi alla possibilità in cui l’atto ostativo sia magari solo ostativo per un periodo di imposta che però coinvolgerebbe di conseguenza anche tutti gli altri periodi di imposta che potrebbero essere oggetto di voluntary disclosure.
    Certamente in caso di contenzioso la Cassazione ripristinerà l’ uniquique suum, ma il peso di assoggettarsi ad un decennio di procedure giudiziarie complesse fa spaventare, e molto, in specie per la sopravvivenza dell’azienda.

    I professionisti

    Pure i professionisti cui il contribuente potrebbe rivolgersi per l’operazione di voluntary disclosure non sono in situazione priva di rischi. Basti pensare agli obblighi antiriciclaggio. Non è tanto semplice distinguere tra l’attività del professionista in una fase di pre-consulenza circa una generica opportunità per accedere o meno alla voluntary disclosure e il vero e proprio momento di conferimento dell’incarico. La circostanza che i professionisti sarebbero esonerati fino al momento del formale incarico è una distinzione che non può non preoccupare gli avvocati e i commercialisti cui i clienti si rivolgono per consulenza. Il professionista ha il diritto di lavorare con la dovuta serenità per consigliare eventuali clienti ad utilizzare la procedura, e il consiglio non può essere dato al cliente in via generale, senza conoscere un minimo di elementi sostanziali, la cui apprensione da parte del professionista lo porrebbe in una situazione tributaria e penale delicatissima e rischiosissima.

    Gli intermediari

    Il rischio per gli intermediari è forse ancora maggiore, perché essi devono accendere rapporti sui quali affluiranno beni o somme di denaro che, per espressa autodenuncia del cliente rilevabile dall’istanza, sono provenienti da delitto. Se nel regime ordinario e fisiologico l’intermediario può non avere consapevolezza della provenienza illecita dei beni, l’autodenuncia del cliente comporta un suo personale coinvolgimento penale e tributario immediato. Certamente gli intermediari non saranno punibili per la loro opera di reimpiego in relazione ai delitti fiscali commessi dal cliente al momento della conclusione della procedura, ma essa potrà richiedere tempi lunghissimi, come potrebbe pure non concludersi positivamente per la presenza delle cause ostative, per volontà del cliente, per contestazioni dell’amministratore delle finanze, o semplicemente per morte del cliente.
    Occorreva infatti, a questo riguardo, garantire espressamente l’impunità penale e tributaria degli intermediari immediatamente, a semplice presentazione dell’autodenuncia, indipendentemente dal cursus della procedura penale-amministrativa, e dai suoi risultati.

    Il raddoppio dei termini

    Altro motivo di incertezze è quello del raddoppio dei termini. Come è noto il raddoppio dei termini per l’accertamento è previsto solo per i paesi di black list essendo escluso sia per gli stati nella white list, sia per i paesi di black list che abbiano però sottoscritto l’accordo sullo scambio di informazioni. Ma che succede in caso di violazioni con rilevanza penale? Il raddoppio dei termini di accertamento è escluso anche in questo caso? Il contribuente che aderisce alla voluntary disclosure rischia solo per gli anni dal 2010 al 2013 o anche per il periodo di imposta dal 2006 al 2009? Si tratta, a ben vedere, di un problema, che, da solo, rischia di compromettere il buon esito di tutta l’operazione di voluntary disclosure. Se i contribuenti dichiarano che le attività presenti all’estero erano precedenti alla data del 31 dicembre 2009, l’amministrazione richiederà informazioni anche relativamente alle annualità pregresse? Se il contribuente dichiara un’attività che avrebbe comportato una rilevanza penale dal 2010 al 2013, per la quale chiede l’applicazione delle esimenti di cui alla voluntary disclosure, è protetto da indagini di carattere penale, relative ai precedenti periodi?

    I reati connessi

    Senza considerare che chi si avvale della procedura di voluntary disclosure può temere di essere esposto, con la sua autodenuncia, a procedimenti penali per fattispecie illecite completamente diverse da quelle coperte dalla voluntary disclosure. Basti pensare, a solo titolo di esempio, ai reati societari non coperti da alcuna esimente nella voluntary disclosure. Non ho dubbi che l’Amministrazione e i pubblici ministeri seguiranno, caso per caso, valutazioni di prudente apprezzamento, ma quello che il soggetto teoricamente destinatario della voluntary disclosure deve valutare è il bilanciamento del rischio. Da un lato il rischio di perseguire il suo irriducibile occultamento, che diventa certamente via via sempre più difficile, dall’altro il rischio derivante dalla normativa italiana e dai meccanismi di applicazione della legge in genere (e non mi riferisco qui solo ai problemi della voluntary disclosure) che non possono non essere preconsiderati.

     

    notaio Massimo d’Ambrosio – Pescara

    Voluntary disclosure: benefici e vantaggi, rischi e problemi ultima modifica: 2015-03-14T15:46:39+00:00 da notaio



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